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Abruzzo, Maresca :«Turismo sì ma con idee più chiare»

Turismo o non turismo: per l’Abruzzo sembra un dilemma, quasi una croce da portare in eterno, insieme all’etichetta di regione incompiuta quando si tratta di mare e di montagna. In realtà, basterebbe avere un’idea: Silvio Maresca imprenditore a cinque stelle, del ramo alberghiero, lo dice chiaramente. «Pensi che a oggi non si conosce la destinazione dei fondi Fas. Ad oggi ad esempio non è stato aperto un confronto con gli operatori turistici sulla loro destinazione, perché? Saranno di nuovo fondi a pioggia?». La sensazione è che c’è un tesoro inesplorato in Abruzzo. «Io vedo grandi margini di crescita. Parlo per collina e montagna se ci fosse lo sviluppo di un’animazione territoriale adeguata, una politica di “infrastrutturazione” ecocompatibile, una ripianificazione e “rieducazione” all’uso del territorio (oggi deturpato) e naturalmente una comunicazione coerente. Ne ha il mare, se si arricchisse di attrazione tematiche come ha fatto la riviera romagnola (culturali, di intrattenimento, sportive: parchi tematici, musei di concezione moderna, distretti” dell’intrattenimento, eventi). E se si arricchisse di una splendida opportunità di sviluppo che è l’ex-tracciato ferroviario Ortona-Vasto, che oltre che diventare una straordinaria pista ciclabile potrebbe rivitalizzare tutte le attività esistenti lungo il suo percorso». Scusi ma ci vuole molto a far partire un progetto del genere? «Scherza? Ha idea di cosa potrebbe diventare l’Abruzzo montano con un piano dei rifugi, dei sentieri, delle falesie d’arrampicata, delle ippovie, dei percorsi di mountain Bike e cicloturismo? E un Abruzzo dei borghi, in cui finalmente le nuove costruzioni e le ristrutturazioni nei paesi rispondano a precisi piani di decoro? Un Abruzzo in cui si riordinino i bacini sciistici, si sopprimano e rinaturalizzino quelli che sono ai limiti e si potenzino gli altri, estendendoli ed elevandone gli standard? Una regione in cui gli Enti Parco abbiano una regia unitaria e siano chiamati a realizzare standard e linee strategiche regionali, e a non inventarne di proprie ed estemporanee?». In questo quadro l’aeroporto funziona secondo lei? «Incentivare i voli low cost per me ha funzionato. Valuterei anche la privatizzazione, o almeno il coinvolgimento di grandi compagnie aeree o grandi società aeroportuali». Siamo alle solite: manca una strategia, figuriamoci parlare di identità. «Non è solo un problema dell’Abruzzo: il 90% del denaro speso in Italia per il turismo è sperperato. Da noi fanno promozione turistica tutti. E ad ogni tornata elettorale cambiano identità, loghi, comunicazione. Servirebbe una moratoria della spesa pubblica in materia di turismo». Soluzioni, tanto per essere costruttivi. «Un soggetto pubblico-privato di gestione della promozione e dello sviluppo turistico, che abbia orizzonte più ampio di quello elettorale, e sufficiente autonomia». Ma si «vive» di turismo? «Non credo. Però abbiamo plus importanti. La vicinanza a Roma. La qualità della vita, le spiaggie, la natura, una cultura enogastronomica, la dolce vita. E’ un’utopia, ma perché non fare dell’Abruzzo una California d’Italia? Offrire agevolazioni e benefit a grandi aziende, a università pubbliche e private, che vogliano insediare i loro centri ricerca qui, creare incubatori di idee e imprese innovative?». Si è detto che gli albergatori abruzzesi sono rimasti a standard di 15 anni fa? E’ vero? «Credo di sì. Ci sono eccezioni ma stenta ad affermarsi una visione di hotel come azienda, e a crescere una cultura professionale». I particolarismi del territorio valgono anche nel turismo? «Purtroppo sì, abbiamo molte associazioni e ben pochi consorzi e reti di servizi. La propensione ad associarsi arriva al livello delle rivendicazioni sindacali, può spingersi fino al concorrere insieme nella corsa al denaro pubblico ma mai fino all’apporto di denaro privato per iniziative comuni». Senigallia per tutta l’estate accoglierà la fermate dei Frecciabianca rimborsando il biglietto di andata per chi fa una settimana di ferie grazie ad un accordo tra categoria, Regione e Trenitalia. Non la fa arrabbiare? «Bello ma non rivoluzionerà i flussi e se ne possono inventare altre. La sfida è di creare una macchina da guerra che coordini armate pubbliche e private». (Andrea Taffi)

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