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Abruzzo. Il credito cooperativo: argine alla crisi scommettendo sulla persona

Come a fine Ottocento la nascita del credito cooperativo fece da argine alla crisi agraria, e come nel dopoguerra permise la trasformazione dell’Italia da paese agricolo a industrializzato, così ai giorni nostri questo modo di fare banca, legato al territorio e incentrato su una visione positiva della persona, può aiutare il Paese a uscire dalla crisi puntando ancora una volta su chi crea lavoro e benessere, e contribuendo al bene comune. È questo, in sintesi, il giudizio emerso questa mattina ad Atessa nel corso del convegno “Il credito cooperativo: un modello vincente per lo sviluppo dell’economia locale”, promosso da Bcc Sangro Teatina, il più antico istituto di credito cooperativo dell’Abruzzo e del Molise, che quest’anno compie centodieci anni, che si è svoltosabato scorso al teatro comunale “A. Di Jorio” di Atessa. Alla densa mattinata hanno partecipato autorità istituzionali ed economisti, coordinati dal bravo e puntuale giornalista Giulio Borrelli. Il convegno si è aperto con i saluti di Pier Giorgio Di Giacomo, presidente di Bcc Sangro Teatina, Alfredo Savini, presidente della Federazione Bcc Abruzzo-Molise, Luigi Bettoni, direttore Banca d’Italia filiale de L’Aquila, Nicola Di Santo, presidente Credito Trevigiano, Giovanni Giove, della prefettura di Chieti, Alfredo Castiglione, vicepresidente della Regione Abruzzo, Enrico Di Giuseppantonio, presidente della Provincia di Chieti, Nicola Cicchitti, sindaco di Atessa e un messaggio registrato di mons. Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto.

Il vicepresidente Castiglione, in particolare, ha ringraziato “la Bcc per quello che fa come espressione di un territorio protagonista, e per il fatto che i suoi centodieci anni non li sente per niente”, mentre per mons. Forte “le urgenze di fine Ottocento sono le urgenze di oggi. Tutto nasce dalla menzogna di voler far passare l’economia virtuale come economia reale, invece assistiamo all’implosione di un castello di carta. In economia bisogna lavorare al servizio della verità: così fece don Epimenio Giannico nel 1903, quando volle creare questa esperienza di fraternità”. A seguire, incalzati da Borrelli, sono intervenuti Marcello De Cecco, economista dell’Università La Sapienza di Roma, Pietro Cafaro, storico dell’economia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Luciano D’Amico, economista e Rettore dell’Università di Teramo, e Alessandro Azzi, presidente nazionale della Federazione Banche di Credito Cooperativo.

De Cecco ha ricordato come “in Italia la crisi finanziaria ha pesantemente aggredito l’economia, fortemente collegata a quella mondiale. Così, oggi, la crisi è più grave del ’29: noi non ce ne siamo accorti per il nostro sistema di welfare che ci vogliono togliere, perché oggi purtroppo le decisioni che contano non vengono prese in Italia, e sono fatte per favorire le grandi banche. Purtroppo, l’economia “di carta” è ripartita alla grande: i prodotti derivati ci sono come prima. Solo Draghi è stato capace di salvare il sistema europeo. Le Bcc hanno resistito perché sanno fare rete più di altri perché lo fanno da prima di altri, riempiendo spazi lasciati liberi da banche più impegnate in finanza che in sostegno all’economia reale”. Il professor Cafaro, da parte sua, ha spiegato il grande valore del credito cooperativo a fine Ottocento, quando a fronte del grande afflusso di grano dall’America, riuscì ad evitare il tracollo dell’economia agricola locale. Ha permesso un’agricoltura virtuosa, e la trasformazione del Paese da agricolo a industriale. In una regione come l’Abruzzo, che aveva il primato dell’emigrazione, ha evitato di far uscire risorse dal territorio: quelle rimesse che tornano dall’America”. Il rettore D’Amico ha contestualizzato ulteriormente il ruolo del credito cooperativo abruzzese, che in Val Di Sangro “si è affiancato ad altri due miracoli: la meccanizzazione dell’essiccatura della pasta inventata da Filippo De Cecco e l’avvento della ferrovia Sangritana. Questi tre movimenti furono un cambio epocale, che favorirono la creazione di professionalità in grado di sostenere lo sviluppo di cose nuove, lasciando quelle vecchie che non producevano più valore. Oggi serve lo stesso sforzo di responsabilità, lo stesso rischio. Così, oggi il credito cooperativo può tornare a puntare sui giovani e sulle nuove idee e le nuove imprese, per permettere di uscire dalla crisi”. Alessandro Azzi, da parte sua, ha sapientemente spiegato cosa c’era e cosa c’è dietro questo successo del credito cooperativo: “Il primato della persona e il lavoro quotidiano al servizio del bene comune. Il tutto tenendo conto di due esigenze: sostenere imprese e famiglie anche, e ancora di più, nei periodi di difficoltà, e far quadrare i conti. Oggi, allora, è necessario concentrare l’impegno della singola banca sul core business (raccolta risparmio, investimento sul territorio, relazione con il cliente), e puntando su servizi che, grazie alle strutture di categorie, riusciamo ad erogare con professionalità. Alla crisi si sta rispondendo con provvedimenti asimmetrici, che appesantiscono le piccole banche, fino a far morire il credito locale”. Concetti ripresi da Cafaro che ha ricordato come “le banche di credito cooperativo hanno realmente incarnato il concetto di caritas in veritate: sono esperienze di persone che, specie nelle difficoltà, danno senza volere in cambio, in una logica di dono che dovrebbe tornare a caratterizzare le relazioni economiche”. Azzi, infine, ha ricordato come “Il futuro del credito cooperativo è il futuro delle piccole imprese italiane Dipende dall’economia globale, dalle normative (siamo piccole imprese bancarie, e come le pmi soffochiamo nella burocrazia); ma dipende da noi: dobbiamo essere imprenditori efficienti, e puntare sulla formazione identitaria, non solo specialistica e professionale. Lavorare in Bcc è un’altra cosa rispetto al lavoro in altre banche. Per noi, le relazioni sono tutto”.

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