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Abruzzo, cresce il popolo delle partite Iva: sempre più giovani

In tempi di crisi economica, in cui il lavoro manca e quello precario è in bilico, si arriva al paradosso: l’unica soluzione è quella di mettersi in proprio, come lavoratori autonomi.
Lo dimostra il vero boom delle partite Iva, soprattutto tra i giovani, che si aggrappano a questa ‘formula’ per poter restare sul mercato del lavoro. In Italia nel 2012 ne sono state aperte 549 mila in totale, una crescita del 2,2 per cento rispetto al 2011. Un aumento che si riflette anche in Abruzzo, dove lo scorso anno si sono registrate ben 14.337 aperture, rispetto alle 13.676 dell’anno precedente.
Una crescita consistente soprattutto tra i giovani, tanto che 5.366 abruzzesi sotto i 35 anni hanno fatto questa scelta nel 2012, mentre l’anno precedente erano stati in 4.983. A incentivare la mossa, la possibilità di accedere al regime agevolato dei contribuenti minimi per gli under 35, che prevede una tassazione molto più bassa, restando sotto la soglia dei 18 mila euro annui di reddito.
Proprio il dato in crescita sulle partita Iva ‘giovani’ lascia presagire che in realtà si tratti di forme di autonomia apparente, che nasconde invece rapporti di dipendenza per un solo committente.
Non è un caso che questa crescita sia avvenuta dopo l’entrata in vigore della riforma del lavoro del ministro Elsa Fornero, nel luglio 2012, nata per favorire “l’instaurazione di rapporti di lavoro più stabili” ma che di fatto non ha sortito gli effetti sperati.
L’irrigidimento sull’uso dei contratti flessibili ha infatti portato alla perdita di posti di lavoro o a un peggioramento delle condizioni di quelli già esistenti, questo perché la riforma ha spaventato gli imprenditori che ora sono più timorosi nell’adottare i contratti a progetto e simili per paura della trasformazione obbligata a tempo indeterminato.
“Abbiamo sempre dato una valutazione negativa di questa riforma – spiega adAbruzzoWeb Gianni Di Cesare, segretario generale della Cgil Abruzzo –  si faceva finta di voler combattere il precariato ma in realtà lo si è spostato su altre modalità: dal tempo determinato ai contratti a progetto, si passa al lavoro autonomo che è la forma peggiore di precarietà. Non si hanno diritti, ferie né malattia”.
Di Cesare pone l’accento sugli effetti di questa riforma sulla questione pensionistica. “Si è portati a pensare all’oggi, poco al futuro – continua – E poi le spese per mantenere la partita iva sono molto elevate, bisogna pagare le tasse autonomamente e anche chi ti tiene la contabilità”.
In un certo senso, per il segretario regionale della Cgil, con questa riforma il Paese rema contro se stesso. “L’Italia avrebbe bisogno imprese più grandi e la nostra debolezza è proprio la piccola azienda. Il 95% sono Pmi, in Germania sono pari al 25%. Dobbiamo puntare ad aziende più grandi”.
Spesso queste partite Iva nascondono rapporti di dipendenza per un solo committente. Cosa vietata dalla Fornero, ma non per gli iscritti agli ordini professionali. Così succede che “professionisti come ingegneri, architetti, avvocati, impiegati negli studi pur avendo un rapporto di dipendenza hanno aperto una posizione autonoma”, spiega Ettore Perrotti, presidente regionale dei giovani Dottori commercialisti.
La paga, però, spesso rimane la stessa del rapporto dipendente. “C’è gente – spiega ancora Perrotti – che fattura 1.000 euro al mese. Se a questi si tolgono i soldi per la cassa di previdenza e per le imposte, rimane ben poco”.
Sicuramente molte delle partite Iva nate negli ultimi tempi non sono ‘false’, ma nascono con le migliori intenzioni da parte di chi vuole provarci. A invogliare, anche i finanziamenti dedicati alle nuove attività.

Come le due edizioni del bando regionale “La crescita è donna”, un programma finanziato con 3 milioni di euro che rientra nel programma di inclusione sociale del Piano operativo 2009/10/11 del Fondo sociale europeo 2007/13 e che prevede interventi in favore dell’occupazione e della conciliazione vita lavoro per le donne.
Un bando a cui hanno risposto numerose professioniste, molte delle quali hanno aperto la partita Iva proprio per parteciparvi. Indicativo in questo senso il dato sull’Abruzzo: 4.070 aperture da parte di donne mentre nel 2011 erano state 3.771.
Al netto delle partite Iva ‘false’ e di quelle invece reali, un dato di fatto rimane: c’è voglia di costruirsi il proprio futuro, o almeno di provarci con le unghie e con i denti a conquistarsi il proprio posto nel mondo, anche se quest’ultimo sembra diventare sempre più inospitale e scomodo.
Da www.abruzzoweb.it

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