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Abruzzo, Confesercenti: stato agitazione commercianti

I commercianti aderenti a Confesercenti sono in stato di agitazione in tutto l’Abruzzo, nell’ambito della giornata nazionale di mobilitazione, promossa a livello nazionale dall’associazione di categoria, per difendere le piccole e medie imprese, »soffocate da un fisco sempre più aggressivo e destinato a divenirlo sempre di più, nelle prossime settimane, fra addizionale, Imu, tassa di soggiorno e aumento dell’Iva«. La Confesercenti dunque si mobilità anche in Abruzzo – sono quattro le conferenze stampa organizzate contemporaneamente tra Pescara, Chieti, Teramo e Sulmona – per richiamare l’attenzione su un segmento produttivo, quello delle micro e piccole imprese, che »garantisce il 70 per cento dell’occupazione regionale, ma che continua ad essere sotto pressione«. Alla politica l’associazione di categoria lancia un messaggio ben preciso: »se chiudono le nostre imprese, chiudono le nostre città«. »Il 75% delle aziende – rileva la Confederazione – risulta in regola con gli studi di settore, ma la nostra viene additata come una categoria di evasori fiscali con tanto di proposta di black list. Ai nostri clienti, che spendono sempre meno, saremo costretti ad applicare l’Iva più alta d’Europa e le aziende turistiche saranno costrette ad aumentare le tariffe a causa di una tassa di soggiorno che le renderà meno competitive rispetto a destinazioni sempre più aggressive«. »Le aliquote regionali – prosegue Confesercenti – restano ancora su livelli molto più alti di altre regioni limitrofe. Da parte delle agenzie di riscossione è in atto un vero e proprio attacco alle nostre aziende in difficoltà, mentre le banche non riaprono i rubinetti del credito nonostante gli aiuti pubblici e l’assenza di una banca regionale si fa sentire molto. Il rischio – sottolinea l’associazione di categoria – è che migliaia di aziende chiudano i battenti definitivamente«. »Solo in provincia di Pescara, nel 2011 – evidenzia il presidente provinciale di Confesercenti, Bruno Santori – hanno chiuso i battenti 3.026 aziende e il rischio è che entro i primi sei mesi del 2012 ne chiuderanno almeno altre duemila. Le piccole imprese sono chiamate a subire una liberalizzazione degli orari commerciali che non ha eguali in Europa e che favorisce solo la grande distribuzione«. »Per questi motivi – aggiunge – a partire da oggi le piccole e medie imprese abruzzesi affiggeranno una locandina alle vetrine e verranno organizzate assemblee nei centri maggiori. Occorre ripartire dal basso e dai rapporti con le amministrazioni locali che sono chiamate a compiere scelte importanti, come quella sulle aliquote Imu: daremo battaglia – conclude Santori – per evitare che i Comuni considerino le nostre imprese come un bancomat«.

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