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Abruzzo, Castaldi: Corte dei Conti verifichi su unificazione Consorzi

L’assessore Castiglione si metta l’anima in pace: la “fusione” dei Consorzi non mi convince. E chiedo l’intervento della Corte dei Conti.

Nei prossimi giorni provvederò a notificare al Presidente della Sezione regionale di controllo ed al Procuratore Regionale della Corte dei Conti, un esposto per chiedere la attivazione di una azione di controllo per la verifica e/o l’esistenza di comportamenti ed azioni difformi, da parte della Regione Abruzzo, a corretti criteri di gestione, alla corretta e chiara normazione, ed alla sana gestione economica e finanziaria nella azione di riordino dei Consorzi Industriali Regione Abruzzo e loro fusione nell’ARAP – Legge Regionale n° 23/11- Legge Regionale n° 30/2012.

Vi sono alcuni non secondari problemi irrisolti rispetto ai quali ritengo necessario che si ponga attenzione, quali:

– non vi è (stando anche a pareri richiesti e ricompensati, dagli stessi Commissari regionali designati per il riordino dei Consorzi) certezza circa il profilo di qualificazione della procedura di fusione, e cioè se pubblicistica o civilistica e para societaria del procedimento stesso di fusione;

– permangono, nella legge regionale istitutiva, un elevato numero di problemi interpretativi quali ad esempio il già richiamato problema che pur avendo la Legge Regionale n° 23 del 2011 espressamente richiamato la Legge Regionale 4/2009, se ne allontana nella previsione degli organi;

– non esiste una ragionevole certezza, chiarezza su quali dovrebbero essere i soci, e cioè se alla fine tali soci possano o debbano essere considerati gli stessi attuali soggetti originariamente consorziati; ed in che modo i soci dei Consorzi soppressi per legge, a loro volta succedono nei rapporti giuridici;

– irrisolte, non codificate, appaiono tutte le questioni legate alla valutazione del patrimonio dei Consorzi (atteso che esistono allo stato attuale Consorzi con forti attivi in cassa, anche in titoli, e Consorzi con forti passività strutturali), del metodo di valutazione (della sua chiarezza ed analiticità), delle modalità di contabilizzazione dei contributi in conto capitale erogati dalla Regione Abruzzo, della definizione della quota di partecipazione della Regione Abruzzo, del valore riferito al rapporto di cambio, tipico di una fusione e della sua congruità; dei modelli di governance sottesi; della fondatezza (in termini anche di metodi, di stima) della misurazione dei patrimoni, stando anche il fatto che la stima ed il metodo del valore del rapporto di cambio possono modificare la posizione degli attuali soci e dunque dei diritti connessi

– è tutta da dimostrare la applicabilità (o il procedere per “analogia”) alla “fusione dei Consorzi per lo sviluppo industriale” delle norme di fusione previste dal Codice Civile (art. 2501 e seguenti), stante la conclamata difficoltà di qualificazione giuridica dei Consorzi e la applicabilità che le norme del Codice Civile alla situazione dell’ARAP che sicuramente società in senso codicistico, non è;

Gli stessi Commissari regionali designati per il riordino dei Consorzi sono stati affiancati, con notevole dispendio di risorse pubbliche, da professionisti (uno per ogni Consorzio) con il compito di erogare loro(Commissari): ”Servizi di assistenza commerciale, legale e tecnica alla redazione ed attuazione del progetto di fusione dei Consorzi per lo Sviluppo Industriale della Regione Abruzzo ai sensi della Legge Regionale 23/2011 e Legge Regionale 30/2012”; in qualche caso sono state ricontrattualizzate persone non più in servizio per funzioni di supporto che sono, appunto, ricoperte da soggetti già contrattualizzati e pagati: insomma un supporto al supporto;

Come sottolineato nel retribuito e ignorato studio/ricerca commissionato dai Commissari regionali (che arriva a consigliare un “intervento correttivo del legislatore”) per il riordino dei consorzi , alla Università degli Studi Chieti – Pescara – Dipartimento di Scienze Giuridiche, si “costituisce un ente pubblico regionale (ARAP) con funzioni pubbliche rilevanti senza che una fonte legislativa definisca ruolo e compiti del suo (presumibile) organo di indirizzo, che dovrebbe essere invece stabilito da atti di incerta natura, entrambi della Giunta Regionale: il Disciplinare e lo schema di statuto”.

 

Sono alcune delle ragioni che mi spingono a chiedere un intervento della Corte dei Conti.

Gianluca Castaldi, senatore Movimento 5 Stelle

 

 

 

 

 

 

 

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