Ultime Notizie
HomeTutte le agenzieL'industrialeVINCE CHI HA MENO VINCOLI

VINCE CHI HA MENO VINCOLI

di ANTONIO CAPPELLI*

In questo incontro con Abruzzo penso che saranno ribadite le posizioni e le aspettative dell’intero mondo imprenditoriale: la nostra Regione, e con essa L’Aquila, non chiedono niente di diverso da quello che si aspetta l’Italia intera con l’ingresso in Europa. Ora, la speranza di tutti è che, centrati i parametri di Maastricht a colpi di una tantum, non si pensi di poterci restare con il medesimo sistema perché, altrimenti, saremo tagliati fuori in un baleno.

Urgono riforme strutturali. Niente maquillage.

Occorre investire in istruzione e formazione per assicurare ai lavoratori la massima competitività con i Paesi a bassi salari e invertire la rotta con la quale si è accordata la massima tutela a coloro che erano già impiegati traducendo così il peso delle eccessive garanzie in disoccupazione giovanile; ricondurre lo stato sociale a maggiore equità e a minor costo senza pretendere di addossare al mercato e al costo del lavoro l’onere contributivo ad esso connesso: un esempio per tutti, lo Stato mantiene in vita un sistema previdenziale che -unico in Europa- assorbe i due terzi delle prestazioni sociali e non finanzia la sua parte di sviluppo rinunciando ad investire in ordine di infrastrutture; incentivare l’innovazione e la creazione delle piccole imprese per dare una prima risposta positiva alla disoccupazione: più denaro viene sottratto alle imprese e meno investimenti si possono realizzare con evidenti risvolti occupazionali; mettere mano subito (a fianco al welfare e al risanamento finanziario) ad una riforma strutturale dei mercati nel senso dell’apertura, della flessibilità e della concorrenza: la regolamentazione rigida del mercato del lavoro è l’opposto della concorrenza e, mentre flessibilità e concorrenza dei prodotti vanno in parallelo nei Paesi anglosassoni, non a caso, Italia e Grecia sono quelli che, meno flessibili nell’uso del lavoro e meno aperti sul piano della concorrenza, nell’ultimo decennio hanno registrato i tassi di sviluppo inferiori. Già le analisi del ’94 condotte dall’Ocse e quelle più recenti della Lehman Brothers hanno definito il nostro come il Paese più rigido tra quelli industriali, ma questo gli imprenditori lo sperimentano tutti i giorni, e certo non è una novità per chi opera come imprenditore dover rinunciare a progetti e opportunità per non assumere i rischi di costose assunzioni e di ancor più gravosi licenziamenti: quante volte si ritardano le nuove assunzioni fino a quando il ciclo produttivo non è ben avviato riducendo così il benefico effetto che si produrrebbe sui redditi e sui consumi delle famiglie?

E non è tutto, perché ad ingessare il mercato del lavoro buona parte hanno anche le lungaggini burocratiche, l'”abuso di burocrazia” di cui sono vittime in primo luogo le piccole imprese. A fronte delle due o tre procedure burocratiche necessarie in Europa per dare il via ad una nuova impresa, in Italia ne abbiamo mediamente oltre quaranta. Ogni anno vanno in fumo centinaia di miliardi in tentativi imprenditoriali falliti per questo coacervo di vincoli che remano contro il “mettersi in proprio”. Sarebbe sufficiente creare un ambiente favorevole e non ostile o oppressivo (non servono i finanziamenti a pioggia che, comunque, escono sempre dalle tasche dei contribuenti!) che riducesse i costi e i rischi dell’accesso all’imprenditoria! Insomma, sarebbe sufficiente sancire una volta per tutte la rilevanza sociale ed economica dell’impresa, come cinquant’anni fa stabilì la Costituzione, per risparmiare risorse da destinare agli investimenti e alla creazione di posti di lavoro.

Dunque, una svolta radicale, che il Governo può proporre e che il Parlamento può votare. Ma per questo è necessario che tutti si convincano che il benessere collettivo dipende solo ed esclusivamente dal contributo che ogni singolo può dare alla produzione e non, come è stato fino ad oggi, dai meccanismi di tutela.

I posti di lavoro non si fanno per decreto.

Gli imprenditori chiedono troppo?

 

* Direttore dell’Unione Provinciale degli Industriali dell’Aquila

Print Friendly, PDF & Email

Condividi