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Villanova-Gissi. Elettrodotto: per il Forum dell’Acqua è un gigante coi piedi d’argilla.

“Un’opera inutile con 50 sostegni in aree a rischio idrogeologico realizzata in gran parte senza la necessaria documentazione; un fatto gravissimo in un paese le cui opere pubbliche crollano ogni volta che piove”.
Così il Forum abruzzese dei movimenti per l’acqua nel presentare il terzo dossier sull’elettrodotto Villanova-Gissi, definito nel titolo del rapporto come un “gigante coi piedi d’argilla”. Un titolo scelto non a caso, hanno spiegato in conferenza stampa gli autori del dossier, proprio per “stigmatizzare il fatto che quest’opera è stata localizzata sulle aree più a rischio della regione e si sta realizzando addirittura senza quelle precauzioni imposte dal Decreto interministeriale di Compatibilità Ambientale”. Il rapporto è suddiviso in 12 capitoli, dedicati ad “incongruenze, omissioni e, addirittura, fatti esilaranti, se non si trattasse di un’opera pubblica del valore di oltre cento milioni di euro pagati dalle bollette dei cittadini”. Da qui il sottotitolo del dossier, “Deriva tragicomica per un’opera inutile”.
Nel rapporto gli ambientalisti si soffermano, tra l’altro, sui rischi ambientali e sulle “gravissime inadempienze e carenze sul rispetto di due importanti prescrizioni del Decreto ministeriale: quella relativa agli studi geologici e alla realizzazione delle indagini geotecniche e quella relativa alla prevenzione del rischio di inquinamento delle falde durante le perforazioni e la realizzazione delle fondazioni dei piloni”. Dubbi vengono sollevati anche rispetto alla verifica della qualità delle rocce e delle terre da scavo. Gli attivisti del Forum Acqua tornano poi sulla polemica relativa ai lavori all’interno del Sito di interesse comunitario di Mozzagrogna (Chieti) sul fiume Sangro, dove si trovano specie rarissime e tutelate ai massimi livelli europei.
“Non solo il Forum si è accorto della difformità tra progetto approvato e opere in esecuzione – dicono ancora gli attivisti – A maggio 2015 il Corpo Forestale dello Stato rileva in un sopralluogo che sostegni e fondazioni sono diversi. Il Comandante provinciale scrive al Ministero segnalando la cosa e chiedendo su quali basi normative l’opera potesse essere difforme. Dopo tre mesi, al momento del nostro accesso agli atti, il Ministero dell’Ambiente non aveva risposto al Corpo Forestale dello Stato”.
“Ribadiamo con forza la richiesta di annullare, anche in auto-tutela, ogni tipo di autorizzazione e parere favorevole finora concessi e di valutare direttamente la situazione reale di tutte le aree interessate dal progetto – conclude il Forum Acqua – anche ai fini del ripristino dello stato dei luoghi”.

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