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Valle Peligna: si ad un progetto di riprogettazione dello sviluppo ma subito interventi immediatamente esigibili

Ridurre le imposte e agevolare il credito

 

di Carlo Imperatore

Vicedirettore Confindustria L’Aquila

 

 

Misure urgenti ed immediatamente esigibili sulle imprese esistenti. Questo urge nella Valle Peligna, un’area già in sofferenza ma che, dall’avvento della crisi, è ormai in ginocchio. Se da un lato è fondamentale articolare un progetto complessivo di sviluppo territoriale, con il quale porre le linee fondamentali sulle quali costruire il futuro economico del territorio Peligno, dall’altro, non possiamo continuare all’infinito a ragionare su come aumentare l’attrattività del territorio per favorire l’insediamento di nuove Imprese (ad oggi ancora sconosciute!) o confrontarci sulla creazione del cd. polo industriale dell’auto (progetto, purtroppo, frutto della fantasia di taluni). Ne’, sia chiaro, il contratto di sviluppo (accordo di programma) della Valle Peligna potrà dare risultati immediati in termini di nuovi insediamenti  industriali.

La (ri)progettazione del territorio per uno sviluppo a medio e lungo termine va benissimo, anzi, andrebbe benissimo, se non fosse che dopo anni e anni suona solo come l’ennesima promessa politica. Adesso non c’è margine per perdere ulteriore tempo: altri due o tre mesi sono sufficienti perché le aziende chiudano i battenti, sono ormai allo stremo, strette da una crisi senza precedenti, di fronte alla quale le banche si sono chiuse a riccio, con inevitabili ripercussioni sulla liquidità e, dunque, sulla possibilità di far fronte agli impegni economici nei confronti dei lavoratori e dei fornitori. Per fortuna qualcuno riesce a tamponare l’emergenza attraverso il ricorso alla cassa integrazione.

 

Questo è il quadro economico attuale che è emerso anche nel corso dell’incontro dello scorso 6 febbraio a Sulmona – presenti i nostri Imprenditori riunitisi con i vertici di Confindustria dell’Aquila – durante il quale si è parlato di tempi di sopravvivenza brevissimi e delle possibili soluzioni.

 

Oggi, più che mai, la Politica deve prestare attenzione alle Imprese esistenti che con grandissimi sacrifici non cedono il passo: intervenire sull’esistente, dunque, per non perdere anche quello. In questa fase drammatica sono necessari interventi immediatamente esigibili ed è responsabilità della Politica attivarsi a salvaguardia delle imprese e dei relativi lavoratori. Le ricette possono sembrare banali ma l’efficacia è indiscutibile: riduzione delle imposte comunali, provinciali e regionali (Ici, Tarsu, Irap…), accordi con le banche del territorio per sostenere le imprese anche con le garanzie dei consorzi fidi…

A questa strategia conservativa dovrebbe parallelamente affiancarsi una strategia di sviluppo locale a salvaguardia di un patrimonio che purtroppo è stato sempre trascurato: la densità geografica. In tal senso sarebbero necessari degli strumenti per incentivare, finalmente, lo sviluppo di una imprenditoria locale oggi quasi inesistente. Infatti, la debolezza del territorio Peligno deriva anche dalla incapacità di trattenere in esso gli adulti di domani. Consapevoli di ciò, molti di coloro che vivono in questo territorio auspicano che i loro figli possano trovare il loro percorso professionale e di vita altrove. E’ assolutamente urgente invertire la rotta: creare opportunità di sviluppo economico e, quindi, di vita. Al riguardo è auspicabile un grande progetto di diffusione della cultura di Impresa che coinvolga i giovani fin dalle scuole superiori, ma che si estenda anche a coloro che hanno perso, o sono in procinto, di perdere il proprio posto di lavoro. Le nuove attività dovrebbero essere affiancate da un sistema di tutoraggio che potrebbe essere svolto, ad esempio, da Confindustria. In questo modo si potrebbe creare un piccolo tessuto imprenditoriale endogeno capace di animare economicamente il territorio. Le risorse necessarie sono esigue e potrebbero attingersi da i fondi regionali per la formazione.

Bisogna agire subito, perché quello che sta accadendo non è ancora tutto: purtroppo il territorio ha solo iniziato a scontare le conseguenze della crisi disastrosa che a breve si avvertirà fin ai livelli più bassi, riverberandosi anche sul terziario e sul commercio. Tra la cassa integrazione e la chiusura imminente di altre aziende, ci sarà una contrazione tale dei consumi che si percepirà anche all’esterno quale sia la mole del disastro: fino ad ora la Politica dei fatti, e non delle parole, non sembra aver veramente compreso la gravità della situazione e, forse, neanche la gente ne ha un’idea chiara.

 

 

I controlli ispettivi sono giusti ma non devono essere un taglieggiamento!

Non da ultimo, durante la riunione è emerso un fatto allarmante che, tanto per restare sul tema dell’apporto dello Stato, va portato all’attenzione di tutti.

E’ tempo di ispezioni, ed è legittimo esigere che le aziende siano in regola, che il lavoro degli addetti sia svolto in sicurezza, che la certezza del diritto sia percepita ovunque, che tutti paghino le tasse e che si combatta quel vergognoso 30% del Pil di lavoro sommerso. Ma quando i controlli di rito diventano capziosi, tendenziosi, una vivisezione che ferma l’azienda arrecando danni irreparabili, allora fare l’imprenditore diventa una condanna, un peccato originale per il quale non si finirà mai di pagare. E da mesi le aziende della Valle Peligna sono letteralmente vittime dell’Agenzia delle Entrate e del Corpo Forestale: una sorta di persecuzione di fronte alla quale gli imprenditori sono soccombenti, e preferiscono pagare la puntuale sanzione di qualche migliaia di euro piuttosto che intraprendere le parimenti costose vie legali per il contenzioso che li scagionerebbe dalla presunta infrazione. Un autentico taglieggiamento che sembra volto a scoraggiare definitivamente l’attività di impresa. Che non si voglia statalizzare il pizzo per poi privatizzarlo e farne una public utility?

 

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Turismo e qualità del territorio

Durante l’incontro del 6 febbraio sono state affrontate anche altre due questioni, intorno alle quali sono state fatte le seguenti considerazioni.

* Turismo. Quando Qualcuno si riempie la bocca dicendo che è il volano dello sviluppo dovrebbe venire nella Valle Peligna per vedere che le decine di B&B (80 per l’esattezza) non lavorano per 10 mesi l’anno, che il turista arriva vede la Chiesa e se ne va, che i pulman con centinaia e centinaia di turisti che restano settimane intere girano per ben altri percorsi, percorsi nei quali Sulmona e tutto l’interland non esistono. Manca la cultura di impresa, dicono: no manca il marketing territoriale, la progettazione dello sviluppo, l’inserimento nei circuiti internazionali. Quanti hanno visto posti suggestivi come l’Eremo di Celestino V? Ed è solo un esempio, basta prendere una qualunque delle centinaia di guide turistiche locali per ammirare le bellezze esclusive del territorio. Eppure, qualche pianura umida e nebbiosa dell’Emilia Romagna o della Lombardia è mille volte più gettonata. Ogni considerazione sull’attitudine al governo del territorio, qui nel nostro Sud, sarebbe come sparare sulla croce rossa. Sud del mondo, nemmeno più dell’Italia, i Paesi emergenti (che non sono più quelli della Cindia ma quelli africani!) ci hanno sorpassato, basta guardare i dati.

* Certificazione ambientale del territorio è stata una proposta fortemente sostenuta nel corso della riunione, metterebbe al riparo il territorio da scelte che potrebbero violare il patrimonio, l’unica risorsa di cui dispone la Valle Peligna – sulla cui valorizzazione bisognerebbe molto investire – che farebbe da filtro automatico contro i “comitatai del no o del si a prescindere” nonché contro le azioni a cura degli interessi di pochi. Ma il senso di impotenza di fronte ad una burocrazia che frena tutto lascia il posto allo sgomento, al desiderio di fuggire: la certificazione la ebbe il comune di Sulmona qualche tempo fa, durò un anno e l’anno successivo “perì” di fronte alla incapacità di incaricare l’azienda che avrebbe dovuto occuparsene!

 

L’incontro del 6 febbraio a Sulmona tra gli imprenditori Maria Assunta Tricarico , Presidente Confidi Confindustria L’Aquila, Antonio  Cascianelli C. S. Costruzioni, Gian Paolo Tronca di Sintab, Paolo D’Amico Reginella D’Abruzzo, Maria Assunta Rossi Vicepresidente Comitato Piccola e Media Industria Confindustria L’Aquila e il vicedirettore di Confindustria L’Aquila

 

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