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“V GIORNATA NAZIONALE ORIENTAGIOVANI” – LA FORMAZIONE PROFESSIONALE: UN’OPPORTUNITA’ PER IL FUTURO DEI GIOVANI

La “V Giornata Nazionale OrientaGiovani”, che si è svolta lunedì 9 novembre 1998, è stata organizzata da CONFINDUSTRIA, nell’ambito del suo impegno per l’orientamento dei giovani sulla formazione professionale. Parallelamente alla manifestazione nazionale, l’Associazione Provinciale degli Industriali della Provincia dell’Aquila, in collaborazione con il Gruppo Giovani Imprenditori, ha organizzato un incontro sul tema: “La formazione professionale: un’opportunità per il futuro dei giovani”.

L’incontro ha fornito l’occasione di presentare i risultati della Ricerca “Minerva e Nettuno 3”, illustrati dal Dr. Carlo Finocchietti, Consulente di CONFINDUSTRIA. L’indagine, che ha analizzato le caratteristiche dei Diplomi Universitari, ha verificato le esigenze delle imprese, anche in funzione dei rispettivi bacini territoriali, ed informa i giovani sui D.U., intesi come percorso formativo professionalizzante progettato e co-gestito da Università ed imprese.

Successivamente sono state presentate le esperienze già maturate in ambito universitario, riferite dai docenti che le hanno seguite, facendo emergere le necessità che si sono evidenziate e gli sviluppi che i protagonisti di tali esperienze si auspicano. In particolare il Prof. P. Picozzi ed il Prof. E. Chiricozzi hanno presentato i Diplomi Universitari attivati presso l’Università dell’Aquila, rispettivamente nelle Facoltà di Fisica e di Ingegneria, che sono ovviamente le più interessate alla formazione professionale e che possono costruire rapporti proficui con il mondo delle imprese.

Infine si è posto l’accento sulle prospettive della formazione professionale nella Scuola Media Superiore, attraverso l’intervento della Prof.ssa A. Amanzi, dell’Istituto Tecnico Industriale, e sulle attività di orientamento degli studenti svolte nelle scuole nell’ambito del Progetto “Trenta ore”, illustrato da V. Bianchi, Vicepresidente del Gruppo Giovani Imprenditori. Ha chiuso l’incontro l’intervento dal Dr. Mario Santucci, Segretario della Camera di Commercio Industria e Artigianato, che ha presentato il Progetto PONTE, organizzato in collaborazione con l’Università dell’Aquila.

Dr. Carlo Finocchietti – Consulente CONFINDUSTRIA:

Progetto “Minerva e Vulcano”: Diplomi Universitari e Progetto Campus

Il Diploma Universitario, nella sua particolare versione Campus, ha costituito uno dei terreni di collaborazione tra il mondo delle Università e le realtà industriali; con il D.U., infatti, le Università italiane hanno affiancato alla tradizionale offerta formativa accademica un intervento innovativo ed organico, collocato nel segmento “alto” della formazione professionale, in settori di interesse industriale (ingegneria, economia, terziario avanzato). Dopo le precedenti edizioni, realizzate rispettivamente nelle regioni del Nord-Est (1996) e del Nord-Ovest (1997) del Paese, la terza edizione del sondaggio “Minerva e Vulcano” ha interrogato un campione di 168 imprenditori, responsabili aziendali delle risorse umane, direttori di produzione e responsabili formazione delle associazioni imprenditoriali, operanti nel Centro Italia. Il territorio interessato all’indagine è costituito da cinque regioni: Toscana, Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo, vale a dire aree generalmente caratterizzate dalla presenza vivace e diffusa della piccola impresa. Sono stati investiti dall’indagine i dodici Diplomi Universitari selezionati dal progetto CAMPUS nelle aree territoriali e produttive dell’Italia Centrale: Economia e amministrazione delle imprese; Economia e gestione dei servizi turistici; Informatica; Ingegneria elettrica; Ingegneria elettronica; Ingegneria informatica; Ingegneria meccanica; Marketing e comunicazione d’azienda; Metodologie fisiche; Scienze e tecniche cartarie; Statistica e informatica per la gestione delle imprese; Tecnica pubblicitaria.

Riguardo all’interesse delle imprese per i Diplomi Universitari sono emersi tre risultati di particolare rilevanza: in primo luogo, tra le 96 diverse tipologie di D.U. finora istituite nelle Università, solo 42 sono di potenziale interesse per le imprese, suddivisi nelle aree tecnologica, amministrativa, dei servizi e della consulenza. I dati, disaggregati per singolo diploma, evidenziano un alto interesse delle imprese particolarmente per i D.U. in Informatica, Economia e Amministrazione delle Imprese, Ingegneria Meccanica, Ingegneria Informatica, Marketing e Comunicazione d’Azienda.

In relazione alle prospettive occupazionali per i diplomati universitari, le previsioni di medio periodo risultano particolarmente favorevoli: spazi occupazionali in crescita sono previsti rispettivamente dal 52% delle imprese per i profili amministrativi e gestionali e dal 66% delle imprese per i profili tecnici; l’entrata sulla scena aziendale dei nuovi diplomati universitari risulta penalizzante più per i diplomati che per i laureati. Il dato emergente più interessante è che sono proprio le piccole e medie imprese ad assegnare ai diplomati universitari le prospettive più incoraggianti di sviluppo occupazionale, rispetto a tutti gli altri qualificati del settore medio-alto (periti, specializzati, laureati, master).Le figure professionali correlate ai Diplomi Universitari, che hanno ricevuto il maggior numero di segnalazioni da parte delle imprese, sono nell’ordine: tecnico del sistema qualità (segnalato dal 49% delle imprese); tecnico di amministrazione, finanza e controllo di gestione (46%); tecnico commerciale di marketing e rete vendita (45%); tecnico di produzione (43%); tecnico di logistica e di programmazione della produzione (42%).

È stato analizzato il contributo delle imprese alla nascita dei Diplomi Universitari: risulta che 44 delle 168 imprese ed associazioni fatte oggetto dell’indagine hanno giocato un ruolo concreto di promozione dei D.U., attraverso i tirocini in azienda, la co-progettazione dei corsi, gli studi di programmazione e localizzazione dei corsi, le indagini sui fabbisogni di personale, la partecipazione economica, la fornitura di docenza aziendale e di laboratori. La disponibilità ad accogliere studenti per il tirocinio è espressa dal 67% delle imprese interpellate, ma il 24% delle aziende pone alcune condizioni: la verifica delle condizioni interne di programmazione e di logistica della struttura aziendale; la richiesta di tirocini di lunga durata per ottimizzare il risultato da produrre; la gestione concordata degli stages; la coerenza tra la specializzazione disciplinare del tirocinante e la natura produttiva dell’impresa. In tema di durata dello stage le imprese ritengono di scarso significato uno stage breve: per uno studente di Economia la maggioranza delle imprese interpellate ritiene significativo uno stage della durata di tre/quattro mesi, per uno di Ingegneria è indicata una durata superiore, fino a sei mesi.

L’indagine “Minerva e Vulcano 3” ha prodotto tre studi di settore, finalizzati ad individuare i profili e i contenuti di professionalità di specifiche funzioni aziendali correlate alle conoscenze ed alle competenze dei diplomati universitari. Nel settore elettrotecnico ed elettronico la figura del diplomato universitario riscuote un notevole interesse: i profili professionali di maggiore interesse si collocano quasi interamente nell’area dell’ingegneria di prodotto e di processo; anche nell’ambito dell’attività commerciale si richiedono solide basi tecniche, che inducono quindi le aziende ad orientarsi su figure con formazione ingegneristica.

Nel settore della macchina utensile le figure professionali, individuate attraverso l’analisi qualitativa delle attività svolte e dei risultati controllati, sono riconducibili alle categorie delle figure tecniche, caratterizzate dal possedere e dall’utilizzare metodi, tecniche, strumenti mirati allo svolgimento di specifiche attività, e delle figure manageriali, caratterizzate, oltre che dal possesso di una analoga strumentazione, soprattutto da un ruolo attivo nel processo decisionale-strategico dell’impresa e dalla conseguente responsabilità diretta sulle scelte organizzative e sui risultati globali della propria area di attività. Le figure tecniche individuate sono: tecnico di progettazione esecutiva con sistemi grafici interattivi; progettista meccanico e tecnico di ricerca e sviluppo; progettista software; tecnico di montaggio, collaudo e assistenza; tecnico di produzione; ingegnere di vendita; tecnico di gestione commessa; tecnico della qualità e del controllo; tecnico di amministrazione e controllo di gestione. Le figure manageriali individuate sono: project manager; responsabile approvvigionamento e logistica; responsabile commerciale e marketing d’area; responsabile assistenza e supporto prodotto; responsabile della qualità, delle direttive e delle procedure.

Nel settore della pubblicità il profilo professionale di Tecnico pubblicitario junior, obiettivo primario degli interessi formativi, trova collocazione in due grandi ambiti lavorativi: da un lato nelle imprese che offrono servizi di comunicazione alle aziende (agenzie e studi di pubblicità, relazioni pubbliche, marketing diretto, promozioni), dall’altro nelle aziende stesse che svolgono attività di comunicazione (profit e no profit).

L’indagine “Minerva e Vulcano 3” ha voluto segnalare e descrivere alcuni “casi” di collaborazione tra sistema formativo e sistema produttivo, che testimoniano l’interesse dell’impresa per i Diplomi Universitari e le possibilità di incontro tra questi due mondi per la realizzazione di esperienze di qualità, riproducibili in altri contesti. Tra i sette casi descritti, tutti localizzati nelle regioni dell’Italia Centrale, si segnala la collaborazione della Texas Instruments di Avezzano e dell’Unione Industriali di L’Aquila alle iniziative dell’Università di L’Aquila.

Prof. Pietro Picozzi – Università dell’Aquila:

Diplomi Universitari Campus in Scienza dei Materiali

Il documento del MURST per le Regioni inserite nell’Obiettivo Uno, “Programma Operativo 1994/1999-Ricerca, Sviluppo Tecnologico ed Alta Formazione”, elencava i requisiti, le aree d’intervento da privilegiare e le possibili figure da formare per la progettazione di nuovi Diplomi Universitari. Il principale requisito per il co-finanziamento di un Diploma Universitario era costituito “dall’esistenza della domanda dei profili professionali creati con l’attività formativa”: la progettazione di nuovi diplomi universitari doveva pertanto essere effettuata rilevando la domanda occupazionale ed individuando i profili professionali. In particolare, si doveva prevedere un periodo di stage in aziende pubbliche e private, di durata non inferiore a tre mesi, finalizzato all’acquisizione di competenze direttamente professionalizzanti ed alla verifica da parte dell’azienda del livello d’apprendimento conseguito. Tra i settori d’intervento pubblico, in cui i nuovi diplomi avrebbero dovuto agire, comparivano quelli dei nuovi materiali e delle telecomunicazioni; veniva richiesta la formazione, per il primo settore, di quadri tecnico-operativi, destinati ad enti pubblici, grandi imprese chimiche e metallurgiche, e, per il secondo settore, di tecnici qualificati e ricercatori destinati all’industria europea delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

L’Università dell’Aquila rappresentava una sede naturale per stimolare e favorire il coordinamento tra la ricerca scientifica su materiali d’interesse tecnologico e lo sviluppo industriale nell’Italia Centrale: presso il Dipartimento di Fisica erano già operanti vari dipartimenti di ricerca e laboratori, il cui obiettivo principale era lo studio dei materiali, ed esistevano numerose collaborazioni dell’Università con le industrie del territorio. Nell’aprile 1996, con decreto rettorale pubblicato sulla G.U. n. 120 del 24-05-1996, veniva istituito, presso la Facoltà di Scienze MM.FF.NN dell’Università degli Studi dell’Aquila, il Corso di Diploma Universitario in Scienza dei Materiali. Il decreto affermava che “Il corso di diploma ha lo scopo di fornire agli studenti adeguata conoscenza di metodi e di contenuti culturali e scientifici orientata al conseguimento del livello formativo richiesto ad un addetto alla caratterizzazione ed al controllo di materiali in laboratori industriali e di ricerca”. Nel settembre 1997 e nel settembre 1998 il secondo ed il terzo anno di corso del DUSM venivano inseriti rispettivamente nei Progetti CAMPUS 97 e CAMPUS 98 area Scienze Tecnologiche ed Informatiche.

Gli obiettivi didattici, specificatamente previsti per il diploma nell’ambito del Progetto CAMPUS, possono essere sinteticamente individuati nell’organizzazione della didattica in 27 moduli didattici, distribuiti nei tre anni, a carattere prevalentemente universitario, mirati alla professionalizzazione; nella presenza di 7 moduli professionalizzanti e di un tirocinio annuale, previsti al terzo anno di corso, strettamente collegati alla conoscenza delle problematiche del mondo del lavoro e della produzione, di moduli di lingua inglese e di economia aziendale; nell’inserimento di elementi di cultura d’azienda, cultura europea e scienze umane. Il primo obiettivo è stato solo parzialmente raggiunto poiché non è stato facile, nonostante la disponibilità e la flessibilità dei docenti coinvolti, elaborare in tempi brevi nuovi metodi didattici in grado di rispondere pienamente alle finalità del Progetto: è iniziato comunque un processo di evoluzione della didattica, con una revisione dei contenuti dei corsi di base, con un maggior peso delle esercitazioni pratiche rispetto alle lezioni teoriche, e con la suddivisione di molti corsi annuali in due moduli distinti. Gli obiettivi, che riguardano in modo particolare la didattica del terzo anno di corso, si stanno perseguendo a partire dall’Anno Accademico in corso, quindi non si hanno ancora elementi di valutazione. Dal punto di vista organizzativo si è perseguita l’introduzione dei crediti formativi, già ampiamente presenti nelle università europee, e della figura del tutore didattico, che affianchi lo studente nel suo percorso formativo.

La valutazione dei risultati parziali ottenuti nei primi due anni del DUSM, espressa considerando soltanto il superamento degli esami previsti dal regolamento universitario da parte degli studenti, evidenzia un forte debito d’esami da superare (circa il 50%) e suggerisce alcune modifiche da apportare ad un piano di studi con carico didattico evidentemente eccessivo. Utilizzando criteri europei, si è, infatti, visto che durante il primo ed il secondo anno di corso lo studente è stato impegnato rispettivamente 1980 e 2520 ore contro le circa 1900 ore dello standard europeo. Il carico didattico previsto per il terzo anno sarà circa di 2000 ore, compreso il tirocinio. Per quanto concerne la corrispondenza tra il profilo formativo universitario e le reali esigenze del mondo produttivo, in futuro sembra necessario attribuire un maggior peso all’approfondimento professionalizzante nei moduli di conoscenza di base, concedere maggior spazio alle esercitazioni di laboratorio, assicurare una maggiore assistenza didattica da parte del tutore, tenere un maggior numero di seminari di tipo specialistico sia su tematiche del mondo produttivo sia su approfondimenti teorici, effettuare un maggior numero di visite guidate presso industrie o enti di ricerca. Nell’esprimere una valutazione complessiva sulla didattica dei primi due anni, relativa ai contenuti, ai metodi didattici utilizzati, al contributo dei tutori, il giudizio può sostanzialmente positivo, anche se l’obiettivo di integrare i concetti teorici acquisiti con la necessità di professionalizzazione è stato raggiunto solo parzialmente.

Nel progettare il D.U.S.M. era stata evidenziata la necessità di un’attenta analisi delle necessità formative di aziende di due soli settori produttivi: quello elettronico e quello dei materiali vetrosi e ceramici. La scelta era stata dettata dalla presenza in Abruzzo, in questi due settori, di importanti industrie e dalla possibilità di uno sviluppo tecnologico, assistito dall’Università attraverso l’attuazione di collaborazioni scientifiche e soprattutto di stages di breve periodo, della durata di una settimana al massimo, e di tirocini aziendali di lungo periodo, dell’ordine dei due o tre mesi. L’individuazione delle aziende in cui praticare il tirocinio, svolta quasi esclusivamente dall’Università, dovrebbe essere curata anche dagli enti promotori del Progetto CAMPUS ed in particolare dall’Associazione Industriali, al fine di massimizzare la reciproca soddisfazione e conseguentemente la possibilità occupazionale al termine del ciclo di studi. Nella realtà industriale del territorio abruzzese si è verificata negli ultimi anni un arresto della crescita delle grandi industrie ed al contrario si è registrato lo sviluppo delle piccole e medie imprese: occorre pertanto progettare un percorso formativo del D.U.S.M. in grado di fornire conoscenze e competenze trasversali adeguate alle esigenze delle imprese. La figura del diplomato universitario, con un buon livello di conoscenze di base unite ad un’elevata preparazione tecnica, che copra un ampio spettro della strumentazione tipica del settore “materiali”, può essere considerato dagli imprenditori un ottimo investimento per la ricerca e lo sviluppo d’innovazioni tecnologiche.

Tra gli aspetti innovativi dei diplomi universitari del progetto CAMPUS vanno sicuramente ricordate le procedure di valutazione suddivise in un’autovalutazione qualitativa e quantitativa della gestione, effettuata dalla struttura, e in una valutazione esterna, operata da un gruppo di esperti sulla base dell’osservazione in loco delle caratteristiche del progetto. Le procedure di valutazione del D.U. in Scienza dei Materiali hanno evidenziato come punti forti del progetto la nomina due tutori, scelti per bando, nell’area chimica e nell’area fisica, per statistiche, corsi ed esami; l’esistenza di una commissione interna per la didattica; le selezioni d’ingresso per una misurazione della preparazione iniziale degli studenti; l’attenzione dedicata dall’Ateneo all’orientamento sui Diplomi Universitari nelle Scuole Medie Superiori. Tuttavia il progetto presenta anche alcune lacune: le procedure di qualità non sono ancora state adottate, pur esistendone la volontà all’interno dell’Ateneo; gli iscritti sono pochi, perché le scuole superiori hanno intrapreso un percorso formativo post diploma di impianto simile; i moduli d’insegnamento prevedono un numero elevato di ore e il carico didattico risulta eccessivo; la didattica extra accademica è scarsamente utilizzata. Un punto critico dell’esperienza gestionale, che viene spesso segnalato a livello nazionale, è l’eccessiva burocratizzazione tipica delle Università: la nostra esperienza in questo senso è stata sicuramente positiva, soprattutto per merito della notevole disponibilità degli uffici amministrativi a collaborare con la struttura didattica del diploma.

L’Università contribuisce alla diffusione capillare delle informazioni sul D.U.S.M., attraverso il sito web del Dipartimento di Fisica dell’Università degli Studi dell’Aquila, consultabile all’indirizzo http://www.aquila.infn.it . Lo sviluppo del DUSM non potrà prescindere dalla fase evolutiva del sistema universitario italiano attualmente in corso, né dalle richieste di adeguamento della formazione accademica allo standard europeo, al fine di riuscire a fare fronte alle esigenze del processo produttivo nell’ottica della globalizzazione dei mercati.

Prof. Enzo Chiricozzi – Università dell’Aquila:

Diplomi Universitari Campus in Ingegneria Elettronica

La Facoltà di Ingegnerai è molto impegnata nell’organizzazione dei Diplomi Universitari: personalmente sono un convinto assertore del fatto che l’Università abbia il dovere di essere più vicina al mondo del lavoro, poiché tra gli ambiti formativi ed il mondo produttivo esiste un rapporto circolare ed imprescindibile, quindi l’Università deve occuparsi di una formazione professionalizzante. La Facoltà di Ingegneria deve oggi ricercare i nuovi confini culturali a carattere professionalizzante, attraverso il monitoraggio continuo dell’ordine degli studi, il miglioramento dell’offerta didattica, l’autoreferenziamento dei corsi, la valutazione della qualità. Al fine dell’ampliamento delle risorse impegnate nell’organizzazione dei Diplomi Universitari nel settore ingegneristico, è stata operata una profonda revisione dei percorsi culturali nei curricula per i futuri laureati in Ingegneria, con l’integrazione del percorso tra elementi teorici ed esercitazioni e sperimentazione ed il potenziamento dei rapporti diretti con le industrie.

I Diplomi Universitari hanno una durata di tre anni e sono strutturati con attività semestrali, per una preparazione di alto livello; prevedono un’integrazione immediata nella realtà lavorativa, tenendo come punto di riferimento costante l’interesse che le imprese possono avere nei confronti della figura del diplomato universitario. La Facoltà di Ingegneria ha attivato sin dall’inizio 5 Diplomi Universitari, con indirizzi in Ingegneria delle infrastrutture, Ingegneria Fisica, Elettrica, Elettronica e Meccanica. Ovviamente sono molto importanti gli aspetti operativi e le attività sperimentali di laboratorio, ma non si trascura la preparazione teorica; l’introduzione al mondo del lavoro avviene attraverso un periodo di lavoro presso aziende od enti esterni: secondo lo statuto dell’ordine degli studi, vengono riconosciuti due moduli che lo studente può utilizzare per realizzare la propria tesi di diploma in collaborazione con aziende. L’ordine degli studi si completa con nozioni di cultura di impresa e con lo studio delle lingue, per facilitare la creazione di un collegamento diretto tra momenti formativi ed esperienza applicativa all’interno dell’impresa.

In particolare il Diploma Universitario in Ingegneria Elettronica discende in realtà da una valida esperienza precedente, quella della Scuola diretta a Fini Speciali in Apparati digitali di trasmissione, che è stata organizzata in collaborazione con l’ITALTEL ed ha avuto un notevole successo; il D.U. ha partecipato al “Progetto Ponte” con la Camera di Commercio Industria ed Artigianato di L’Aquila e soprattutto da questo anno è entrato a far parte, a livello sperimentale, nel Progetto CAMPUS. Il Progetto CAMPUS ha come obiettivi fondamentali l’attivazione di uno stretto rapporto tra Università e mondo del lavoro, attraverso il coinvolgimento diretto dei soggetti che vi partecipano, l’introduzione e la messa a punto di un processo di qualificazione del servizio fornito dall’Università alla collettività ed al singolo studente, la misura dell’efficienza dell’organizzazione, attraverso la referenziazione e la particolarizzazione del modello culturale per inserirsi nel panorama dell’Università europea.

Attualmente il Diploma Universitario in Ingegneria Elettronica, in quanto inserito nel Progetto CAMPUS, intende fornire le basi e i principi fondamentali sul funzionamento dei sistemi elettronici moderni a contenuto misto di software ed hardware, sulla riproduzione e sul collaudo degli apparati, sulla loro applicazione in reti di calcolatori e nei comparti industriali. Il settore dell’elettronica industriale è importante soprattutto nelle Piccole e Medie Imprese, che hanno l’esigenza di automatizzare i processi produttivi: mentre le grandi aziende hanno propri settori di ricerca, che provvedono autonomamente a questa necessità, le imprese di piccole dimensioni possono trovare un valido sostegno per il proprio sviluppo rivolgendosi alle strutture attivate presso l’Università.

Il diplomato in Ingegneria Elettronica può esercitare la sua competenza nella progettazione, produzione e collaudo di apparati elettronici, microelettronici ed a tecnologia mista di hardware e software; nella manutenzione e nel testing di sottosistemi industriali manifatturieri o di ricerca ad alto contenuto di dispositivi elettronici; nelle società di servizi a fondamentale contenuto di calcolatori e di reti di calcolatori e microsoftware. Gli sbocchi professionali sono quindi in aziende elettroniche, quali ad esempio la Micron, l’ITALTEL, l’Alenia, la Erikson, la Marconi, l’Alcatel, e nelle piccole e medie industrie manifatturiere non elettroniche, che richiedono personale con una preparazione elettronica di hardware, software e strumentazione, per la supervisione e la manutenzione degli apparati e della strumentazione impiegati nei loro processi.

Per inventare lo scenario di domani è necessario trasformare la visuale con cui si affronta la realtà di oggi. L’Università può continuare ad avere un suo ruolo solo se non si chiude in se stessa, ma si inserisce in una rete comunicativa dalle molteplici rotte, che spazino dall’interscambio alle collaborazioni scientifiche, dal dialogo con le altre istituzioni, quali gli enti locali e le imprese, alla promozione di una cultura dell’accoglienza e della cooperazione. L’Università infatti deve essere uno atteggiamento di spirito ed uno stile, prima di essere una struttura formativa. L’Università, infatti, può sfidare ogni concorrenza, a patto che, pur guardando al mercato ed adeguando i contenuti del sapere alle esigenze sociali ed alle richieste occupazionali, non rinunci a creare cultura, vale a dire a trasmettere un’impostazione generale di metodi, di vedute d’insieme, di valori, che trascendano il trasferimento di competenze tecniche agli esperti del settore. Infine l’Università si deve convincere di non essere solo un bene offerto in dote a singole persone meritevoli e privilegiate, ma un investimento cruciale per lo sviluppo della collettività, ovvero un valore aggiunto per l’intera società.

Prof.ssa Anna Amanzi – Istituto Tecnico Industriale “Amedeo di Savoia” di L’Aquila:

Iniziative sperimentali di formazione tecnica professionale integrata

La Formazione Tecnica Professionale Superiore Integrata diventerà, sicuramente, lo strumento per mezzo del quale i giovani e meno giovani verranno preparati ad affrontare, con maggiori competenze e flessibilità, il mondo del lavoro. Negli ultimi anni lo scenario tecnologico è cambiato con una sorprendente rapidità, imponendo conoscenze e competenze a livelli sempre più alti: la Scuola Secondaria Superiore, in particolare quella tecnica, ha preferito fornire ai giovani un’ampia e consolidata formazione di base in campo scientifico e tecnologico, su cui innestare successivamente percorsi formativi post secondari per acquisire le specificità professionali.

Altrimenti denominata F.I.S., la Formazione Integrata Superiore non è un semplice segmento didattico, ma è un vero e proprio scenario formativo che tende a ricomprendere, nel suo interno, percorsi formativi diversi, caratterizzati da una forte integrazione e grande flessibilità, che consentono passaggi orizzontali da un sistema all’altro. Il documento F.I.S. è stato redatto dal Prof. Butera, su incarico del Ministro della Pubblica Istruzione, ed accoglie i contributi degli altri soggetti istituzionali coinvolti (MURST, Ministero del Lavoro, CRUI, Associazioni Sindacali); disegna un nuovo scenario di sistema per una sinergia tra formazione regionale di secondo livello, formazione post diploma, Diplomi Universitari, formazione privata sistematica. Al programma F.I.S. possono accedere giovani studenti e lavoratori adulti in possesso di titolo di studio di scuola media superiore; nel suo ambito essi possono conseguire certificazioni relative ad una pluralità di professioni e specializzazioni.

Il nuovo sistema formativo delineato nel documento F.I.S. è caratterizzato da un impianto curricolare flessibile (sia nei metodi che nei contenuti), strettamente collegato con le dinamiche occupazionali del contesto territoriale; da una forte interazione dei soggetti formativi del mondo della produzione, delle professioni, della ricerca; dall’introduzione di nuove didattiche attive, basate sull’alternanza tra formazione in aula e formazione pratica attraverso stages e tirocini; da un sistema integrato di certificazioni dei percorsi e dei crediti fondato su standard formativi omogenei. Gli assi prioritari, a cui il nuovo sistema di istruzione e formazione si propone di rispondere, sono l’aumento dell’occupazione attraverso risorse umane qualificate; il sostegno alla formazione umana e professionale delle nuove generazioni; l’allineamento del nostro Paese agli standard europei ed internazionali; una generale riqualificazione delle professionalità presenti nel mondo del lavoro, grazie alle caratteristiche di questi nuovi professionisti.

Il documento introduce inoltre un’innovazione nell’interno del sistema stesso, prevedendo l’avvio, inizialmente in forma sperimentale, di un nuovo percorso formativo post secondario denominato I.F.T.S. (Istruzione e Formazione Tecnica Superiore), che si differenzia negli intenti dalle esperienze del diploma universitario e dai corsi post diploma realizzati dagli Istituti Superiori. Obiettivo di tale sistema plurale e policentrico di formazione è quello di formare tecnici professionisti d’azienda ed operatori qualificati, per i settori industriali e di servizio ad alte complessità tecnologiche ed organizzative, rapidamente inseribili nelle imprese, nelle pubbliche amministrazioni, nel lavoro. In particolare il programma I.F.T.S. dovrà sviluppare un sistema di offerta aggiuntiva, in grado di rispondere alle esigenze di ampi settori produttivi, con particolare attenzione alle esigenze delle PMI; assicurare una formazione tecnica e professionale, mirata allo sviluppo ed all’implementazione di tecnologie applicate; favorire l’acquisizione di competenze che possano generare imprenditorialità nelle piccole imprese; potenziare il raccordo dei curricoli scolastici con la formazione professionale ed il mondo del lavoro.

L’architettura del nuovo percorso formativo IFTS avrà caratteristiche specifiche: la durata dei corsi sarà variabile da un minimo di due semestri, in modo da poter accedere al riconoscimento internazionale dell’Unione Europea, ad un massimo di quattro semestri, per facilitare l’eventuale prosecuzione degli studi nei corsi universitari di diploma e di laurea. I curricoli formativi saranno basati su standard nazionali, potenzialmente spendibili nell’U.E., collegati con le esigenze di sviluppo delle realtà locali; la docenza sarà affidata per non meno del 50% a professionisti provenienti dal mondo della produzione, delle professioni e del lavoro; per garantire i passaggi con gli altri canali formativi sarà realizzato un sistema integrato di certificazione nazionale. Nel percorso saranno inclusi direttamente periodi di formazione-lavoro, stages in azienda o in strutture pubbliche e altre attività formative o professionalizzanti sul campo, intervallate anche da vere e proprie attività lavorative (almeno il 30-40% della durata dei corsi). A conclusione dei percorsi formativi I.F.T.S. si potranno conseguire, attraverso accordi con le singole Regioni, attestati validi nel sistema di istruzione e accreditabili in sede internazionale, ed allo stesso tempo qualifiche professionali di 2° livello riconosciute dalla Regione. L’attestato renderà chiaramente visibili le conoscenze e le competenze acquisite nel percorso.

Per quanto riguarda la realtà locale, è stato presentato al Ministero della Pubblica Istruzione, per l’avvio sperimentale, un progetto I.F.T.S., le cui linee progettuali sono state definite congiuntamente dall’I.T.I.S. di L’Aquila, dall’Università di L’Aquila – Facoltà di Ingegneria, dall’Assessorato alla Formazione Professionale, con il coinvolgimento delle Aziende interessate per l’individuazione della figura professionale oggetto del percorso formativo.

Valentina Bianchi – Vicepresidente Gruppo Giovani Imprenditori – Unione Provinciale degli Industriali dell’Aquila:

Il “Progetto Trenta Ore”

Fin dalla sua costituzione il Movimento dei Giovani Imprenditori di CONFINDUSTRIA ha manifestato grande attenzione e sensibilità verso i problemi della scuola e più in generale del mondo educativo, ritenendo la formazione scolastica un punto cardine per lo sviluppo del sistema Italia: per il mondo delle aziende la centralità della risorsa umana e le problematiche connesse alla sua formazione costituiscono principi chiave per guardare al futuro con il necessario ottimismo. Tutte queste tematiche sono state messe in risalto in un Convegno dal titolo: “Scuola+Impresa=Occupazione”, organizzato ad Ancona dai Giovani Imprenditori tra il 28 febbraio ed il 1 marzo 1997: in quella sede il “Comitato per la Scuola” dei Giovani Imprenditori ha presentato il progetto “Trenta ore”, per la diffusione della cultura del lavoro e del sistema economico nelle scuole, che ha riscontrato il parere favorevole del Ministro Berlinguer. Successivamente il progetto è stato messo a punto dal parte del Comitato stesso, che dopo la presentazione ufficiale avvenuta in una conferenza stampa il 19 febbraio 1998 alla presenza del Ministero della Pubblica Istruzione, ha dato il via alla sperimentazione in 21 scuole secondarie superiori distribuite in 13 Regione d’Italia, coinvolgendo circa 1000 studenti.

Quest’anno il Progetto 30 ore sarà svolto anche dal Gruppo Giovani Imprenditori della Provincia di L’Aquila: saranno coinvolti oltre, ai Giovani Imprenditori, anche i rappresentanti delle realtà industriali e dei contesti sociale e formativo della nostra Provincia e non. Dopo il Convegno Nazionale organizzato da CONFINDUSTRIA, svoltosi mercoledì 11 novembre 1999 a Roma, in cui saranno presentati i risultati della sperimentazione, avrà inizio la fase organizzativa, che prevede l’acquisizione del progetto rimodulato, la formazione e preparazione dei team, i contatti con il Provveditorato agli Studi di L’Aquila e con le Scuole Superiori, per passare alla presentazione del progetto al corpo docente, alla determinazione dell’aspetto organizzativo e giungere così al definitivo avvio nelle scuole. Le attività del progetto si articoleranno durante il corso dell’anno scolastico e nei mesi estivi: i dati raccolti e rielaborati verranno presentati alla stampa nel mese di ottobre 1999.

Il progetto “Trenta ore” si pone gli obiettivi di diffondere la conoscenza dell’impresa, intesa come sistema che crea e diffonde ricchezza per la collettività’ e come motore dello sviluppo di una Nazione; descrivere lo scenario nel quale oggi si muovono le imprese; trasmettere quali sono i valori e le capacita’ che e’ indispensabile che possiedano coloro che decidono di lavorare nell’impresa; fornire utili indicazioni a chi desideri avviare una nuova azienda o cercare lavoro in un’impresa.

Articolato appunto in trenta ore di attività, il progetto affronta sei moduli tematici: “Il contesto”, nel quale viene descritto brevemente come nasce il sistema industriale in Europa e in Italia e quali trasformazioni produce a livello economico-sociale;Il momento attuale”, che tratta dei cambiamenti in atto nel mondo che modificano profondamente lo scenario nel quale si muovono le imprese; “L’impresa”, che introduce al mondo variegato delle imprese e illustra che cosa e’ e come funziona un’azienda, le differenze organizzative tra una piccola ed una grande impresa, chi e’ l’imprenditore e quali sono le funzioni del management; “Il lavoratore”, che illustra quale mentalità’ e quali capacita’ il cambiamento in atto nello scenario mondiale richiede a chi lavora in un’impresa o a chi ne voglia costituire una nuova; “Come affrontare il mondo del lavoro”, una serie di istruzioni e consigli per chi desideri cercare lavoro in un’impresa; “Il lavoro come arma contro la criminalità”, è un’analisi sulle due componenti più evidenti e discusse della “questione meridionale”: la criminalità e l’elevata disoccupazione.

Il lavoro si svolgerà in cinque fasi: nella prima fase sarà verificato il livello di partenza degli studenti tramite la somministrazione di un questionario individuale; nella seconda saranno strutturati interventi formativi relativi ai singoli moduli, con attività di sintesi e di verifica finale relative ai singoli argomenti; nella terza fase verrà verificato il livello di apprendimento degli studenti tramite la somministrazione di un questionario individuale. Le ultime due fasi si svolgeranno nei mesi estivi: nella quarta fase si individueranno opportunità di lavoro retribuito presso le aziende per gli studenti partecipanti al progetto formativo; nella quinta fase si opererà una verifica finale del percorso.

Dr. Mario Santucci – Segretario della Camera di Commercio Industria ed Artigianato di L’Aquila:

Il “Progetto Ponte”

Il Progetto PONTE è stato condotto dalle Camere di Commercio Industria ed Artigianato, insieme alle Università ed alle imprese, con la finalità di stringere un legame concreto tra la realtà universitaria ed il mondo delle imprese; in un’area territoriale che attraversa un momento economico molto difficile, si è trattato di un’esperienza nuova, che ha fornito indicazioni importanti. Il progetto si collegava in modo specifico ai Diplomi Universitari: sono stati organizzati moduli integrativi al diploma stesso, comprendenti stages in azienda, che si sono rivelati momenti fondamentali per la qualificazione dell’esperienza formativa, e corsi teorici della durata 700 ore, articolati in tre percorsi curricolari. Hanno partecipato a questa iniziativa 60 allievi, 50 dei quali si sono formati: i risultati occupazionali sono stati discreti, poiché il 10-15% degli studenti è stato assunto presso le aziende in cui ha svolto lo stage pratico; del resto le aziende stesse hanno partecipato all’organizzazione didattica del corso: gli imprenditori rientravano infatti nel gruppo di valutazione e verifica del progetto formativo.

Al di là dei risultati, l’iniziativa è servita, soprattutto in una realtà come quella della Provincia dell’Aquila, a rimuovere le barriere comunicative tra i tre interlocutori coinvolti nel Progetto PONTE, vale a dire l’Università, le imprese e la Camera di Commercio Industria ed Artigianato. Nell’attuale congiuntura economica, per poter affrontare pienamente le sfide poste dalla globalizzazione del mercato del lavoro, infatti, queste entità devono ripensare il proprio ruolo; ad esempio, l’Università deve aprirsi al territorio e deve quindi conoscerlo con un approccio diretto, per poter veicolare il proprio apporto culturale nella realtà che la circonda e per poter arricchire la propria autonomia scientifica. L’impresa, che costituiva un mondo chiuso, spesso diffidente nei confronti degli enti pubblici e delle strutture universitarie, ha dimostrato l’interesse del mondo produttivo verso la formazione professionale delle nuove generazioni, attraverso la significativa presenza degli imprenditori nel gruppo di valutazione del corso. Infine la Camera di Commercio Industria e Artigianato deve diventare oggi un soggetto di sintesi degli interessi generali delle imprese e dell’economia locale: un’iniziativa come il Progetto PONTE ha avuto, quindi, il merito di contribuire allo sviluppo di una nuova mentalità all’interno delle sue strutture. Si è creata in questo modo una sinergia, che ha superato le chiusure ed i limiti delle singole entità che operano sul territorio provinciale, dando valore ai loro apporti peculiari nell’ambito della formazione professionale.

La Camera di Commercio Industria e Artigianato, oltre a gestire il Progetto PONTE, fa parte del comitato di indirizzamento del Progetto CAMPUS e porta avanti altri programmi di formazione, quali ad esempio il D.I.T., per la Diffusione dell’Innovazione Tecnologica; consapevole del fatto che, in questi momenti delicatissimi di transizione economica, la mancata unitarietà degli interventi danneggia tutti i soggetti coinvolti, rinnova quindi la sua disponibilità a partecipare ad iniziative di questo genere: la mia presenza a questo incontro vuole essere la testimonianza di questa ampia volontà di collaborazione.

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