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Usa, Apple risponde: abbiamo a cuore i nostri operai

Non ha tardato ad arrivare una lettera di Tim Cook, amministratore delegato di Apple, per rispondere alle critiche: «Abbiamo a cuore ogni lavoratore nella nostra catena di rifornimento globale», scrive nel messaggio. E indica come «palesemente false» e «offensive» le accuse rivolte all’azienda per le condizioni di lavoro negli impianti in Estremo Oriente che producono hardware elettronico.
Il numero uno della Mela spiega nell’email inviata al sito 9to5Mac i passi in avanti nella formazione ai lavoratori in modo che possano difendere sul posto i loro diritti e protestare contro «situazioni di lavoro rischiose» e «trattamenti scorretti». Inoltre rivendica che «più di un milione di persone sono state formate con il nostro programma». Inoltre annuncia ulteriori indagini per scavare più a fondo. A sollevare la discussione è stato un recente articolo del New York Times che analizza le condizioni degli impianti dei fornitori di Apple: rileva che più della metà hanno violato almeno un aspetto del codice di condotta e, in alcuni casi, hanno falsificato i registri e gestito in modo incauto sostanze nocive.
Aumentano gli attriti nelle relazioni tra i colossi high-tech globali e le loro fucine in Estremo Oriente. Foxconn, ad esempio, ha sede a Taipei e fabbriche nella Cina continentale: fa parte del gruppo Hon Hai, un impero con un milione di dipendenti. Negli anni è diventato una piattaforma di produzione utilizzata da decine di grandi aziende per cellulari, computer, apparecchi Wi-fi, componentistica, schede madri, televisori. Molte sono asiatiche, come Sony, Samsung, Acer.
Hon Hai ha annunciato l’ampliamento di alcune linee produttive per costruire la più grande fabbrica al mondo di smartphone. E l’anno scorso ha dichiarato di voler sostituire mezzo milione di lavoratori in tre anni attraverso l’automatizzazione. A dicembre ha registrato un fatturato di dieci miliardi di dollari e punta a raggiungere nell’anno in corso cento miliardi di dollari. Pegatron è un altro fornitore di Taiwan che ha gli impianti nella Cina continentale e, dopo gli incidenti del mese scorso, ha assicurato che avrebbe elevato le misure di sicurezza.

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