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Uomini di spettacolo o imprenditori? La cultura diventa impresa: come hanno fatto teatro senza budget nell’open space del Caffé del Teatro di Sulmona

La cultura come leva strategica di sviluppo: è la mission del Caffé del Teatro, luogo deputato alla produzione culturale all’interno del Teatro Comunale Maria Caniglia di Sulmona, restituito alla città dall’Azienda Pingue.

Un “luogo di incontro e di scambio culturale” che propone un modo nuovo ed originale  di comunicare e fare relazioni da parte dell’ impresa, passando per mostre, libri, teatro, musica, cabaret, seminari dedicati a storia, enogastronomia e artigianato abruzzesi. Una proposta avvincente che nulla toglie al valore del “prodotto culturale”, ma che lo trasforma in un’occasione di investimento per l’impresa piuttosto che per l’artista. Letteratura e spettacolo possono produrre ricchezza alla pari dell’azienda, ma con un valore aggiunto: la profonda umanità e la creatività che contraddistinguono il lavoro degli artisti, che non mira solo al guadagno – per quanto sia indispensabile per l’esistenza dell’evento – ma a qualcosa di ben più prezioso, come la crescita morale del partecipante e il progresso della comunità che ne usufruisce. Aiutare la cultura a fare impresa significa proprio questo, incentivare l’idea dell’investimento come arricchimento etico e responsabilizzazione dei cittadini. Perché la cultura è di tutti.

È ciò che ha cercato di fare il gruppo teatrale Zero Teatro all’interno del Caffé del Teatro, durante la settimana del Sulmona Cinema Festival (5-11 novembre) sulla scia del Living Theater e di Pirandello. Il gruppo di giovani attori, ballerini e musicisti ha trasformato il Caffé del Teatro in uno «spazio di libertà» e di sperimentazione che ha fatto del teatro un pretesto di guadagno, un modo per esercitare un’attività economica senza rinunciare all’arte. Come?

Recitando, mettendo in atto gag e performances all’interno di un locale che da “commerciale” è diventato spazio culturale, da cui trarre contemporaneamente creatività e guadagno, spettacolo e risorse. «Abbiamo preso in prestito un luogo in cui potessero avvenire eventi di ogni tipo e non solo intrattenimento – ha precisato Alessandro Lucci, attore di Zero Teatro – rispondenti alle esigenze e sensibilità della comunità di Sulmona in cui questa potesse partecipare alle rappresentazioni messe in scena sera dopo sera in uno scambio lineare, senza soluzioni di continuità, tra performer e pubblico, molto simile a quello che avviene tradizionalmente tra barista e cliente». Con tanto di consumazioni, pasti e aperitivi, direttamente gestiti, organizzati e serviti dal gruppo di Zero Teatro, a partire dai menù fino all’intrattenimento musicale e senza disdegnare gli interventi, improvvisati e volontari, degli “ospiti” (attori e musicisti) del Sulmona Cinema. Una settimana di totale partecipazione, che ha permesso al piccolo gruppo di sostenere lo spettacolo e le spese a partire dai ricavi di ogni singola sera di “lavoro”: pur partendo dall’assenza di un budget iniziale, gli attori hanno trovato alla fine anche il modo di dividersi il guadagno ottenuto in sei giorni.

L’incontro tra cliente-spettatore e barista-attore è avvenuto in una zona neutra che ha permesso di produrre teatro dentro i luoghi della comunità, senza pubblicità, senza finanziamenti, senza copione e nel rispetto dello spirito del Sulmona Cinema.

Teatro, Festival cinematografico e Caffé si sono «agganciati a vicenda – ha continuato Lucci – con enorme spazio di libertà, per sperimentare un modo coinvolgente e alternativo di superare il grande problema del finanziamento, che affligge gli artisti di questo secolo privo di mecenati e aiuti economici». Gli attori hanno fatto in modo che “il cliente” del Caffé potesse esser parte della rappresentazione, partecipare alla piéce teatrale «contribuendo in qualche modo a definire la direzione dell’evento». Recitare senza disporre di risorse economiche se non quelle ottenute nella realistica gestione del locale, fornito dall’azienda Pingue come risorsa materiale da cui ricavare il guadagno necessario per finanziare il gruppo, è stato possibile. Anche divertendosi, anche attraverso una formula tutta sperimentale e «senza alludere troppo dichiaratamente allo spettacolo».

Ai ricavi di una settimana di “lavoro-spettacolo” si sono sommate le mance lasciate dai clienti, che hanno permesso di raddoppiare il guadagno netto del Dopofestival. «Questo è stato di grande soddisfazione – ha continuato Lucci – perché significa che il pubblico ha riconosciuto un valore aggiunto nelle nostre performances, diventando a sua volta finanziatore dell’evento. Non bisogna confondere, però, l’empatia e la partecipazione degli spettatori con il finanziamento vero e proprio. Attenzione anche a parlare di eguaglianza tra cultura ed impresa. È più giusto definire questa una forma di “autofinanziamento”: fare impresa significherebbe comunque subordinare la cultura ai vincoli fiscali e burocratici del caso, che trasformerebbero la natura dell’evento in un mero fatto economico». Più che fare impresa, nella sei giorni del Sulmona Cinema, “la cultura si è dunque autofinanziata”.

«La cultura oggi fa fatica ad uscire dal guscio del volontariato – ha evidenziato Fabio Spinosa Pingue, che ha in gestione i locali del Caffè – ed è condizionata dai finanziamenti statali e dalle donazioni di pochi illuminati. Questo impedisce a tante piccole realtà teatrali e musicali di muoversi con le proprie gambe. Di fare autentica ricerca; sperimentazione.  Per questo abbiamo accolto con entusiasmo la proposta innovativa di Zero Teatro, gruppo di attori di strada che ha afferrato appieno il senso del progetto Impresa è Cultura: un modo per far incontrare il mondo imprenditoriale con quello teatrale, per “contaminare” gli artisti di strada con gli elementi dell’economia e della managerialità; della professionalità. Per emergere quest’ultima ha bisogno di svincolarsi dal meccanismo a volte limitativo delle donazioni. La cultura d’impresa, nei suoi aspetti positivi, nell’intraprendenza che la contraddistingue e nella creatività che ha in comune con la produzione culturale, può fornire degli strumenti insospettabili. È tempo che cultura e impresa instaurino un legame più stretto, per arricchire anche il patrimonio umano della nostra Regione. Lo spirito del Caffé del Teatro è, d’altra parte, stimolare e supportare  progetti culturali  innovativi e creativi ». «I giovani di Zero Teatro – ha concluso Pingue – hanno scimmiottato  il logo del Caffé del Teatro e lo hanno denominato “Zona Zoo” per metaforizzare lo spazio aperto a tutti, popolare ed intellettuale insieme. Gli attori hanno pensato ad ogni cosa, come veri gestori, dalla spesa alimentare al menù, dalla cucina alla scelta tematica su cui incentrare le serate». 

 

 

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