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Una scuola nuova per i Giovani Bisogna valorizzare la professione degli insegnanti e modernizzare il management della scuola

di VALENTINA BIANCHI

 

Confindustria ha presentato al MIUR il  rapporto “Valorizzare la professione degli insegnanti e modernizzare il management della scuola” .

Il rapporto, nato da un’iniziativa di Confindustria, è frutto di un gruppo di lavoro di esperti delle confederazioni imprenditoriali di otto paesi europei: Austria, Danimarca, Germania, Italia, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna e Svezia e presenta il punto di vista degli imprenditori sulla qualità dell’insegnamento e del management scolastico.

Le Confederazioni imprenditoriali europee hanno verificato comuni segnali di allarme per la professione degli insegnanti come il declino del prestigio sociale, la scarsa forza di attrazione della professione e ciò mette a rischio la qualità dell’insegnamento e confligge con l’obiettivo di fare dell’Europa la più competitiva ed innovativa economia della conoscenza del mondo (Dichiarazione UE di Lisbona, 2000). 

In questo documento si analizza la situazione attuale e si indicano alcune linee di riforma per rendere la professione degli insegnanti  più dinamica ed attraente.

Il rinnovamento delle missioni della scuola e conseguentemente l’aggiornamento della sua organizzazione sono precondizioni  importanti per una sua modernizzazione. Gli elementi cruciali di questo rinnovamento sono sinteticamente indicati in: un maggior grado di autonomia alle scuole, maggiore creatività nei metodi e nell’organizzazione, più differenziazione e alternanza dei ruoli e maggiore uso delle nuove tecnologie. Per dare più autonomia alle scuole è peraltro necessario definire chiaramente gli obiettivi e valutare i risultati: su questi temi Confindustria ha precedentemente presentato un rapporto, Per una scuola di qualità (2000).

Le considerazioni che spingono noi imprenditori a intervenire costantemente nei temi della formazione, sono sempre più stringenti.

All’inizio del XXI secolo ci troviamo in una situazione profondamente mutata rispetto ad una decina di anni fa. Spinti dalle continue innovazioni tecnologiche, dobbiamo misurarci con modelli organizzativi e professioni in rapida evoluzione e con la globalizzazione di  mercati sempre più aperti e flessibili. Le nostre organizzazioni sono divenute meno gerarchiche e più flessibili, organizzazioni “che apprendono”. Di fronte a cambiamenti sociali di tale portata, anche la scuola deve rinnovare le proprie missioni. Deve certamente continuare a fornire solide competenze di base e conoscenze di alta qualità, ma anche dotare i giovani di competenze “sociali” e “personali”, trasmettere i valori di cittadinanza e la capacità di apprendere lungo il corso della vita; tutto ciò per garantire loro un lavoro, maggiore mobilità sociale e una buona qualità della vita nel XXI secolo. Il rinnovamento delle missioni dovrebbe andare di pari passo con nuovi modelli organizzativi e nuove metodologie didattiche, favorite anche dalla tecnologie informatiche e multimediali. Ma mentre cresce il ruolo dell’istruzione, come un paradosso, la professione dell’insegnante perde prestigio. Questo fenomeno rappresenta un pericolo per lo sviluppo economico e per la società intera, al quale va posto subito riparo. Guai al paese che non si preoccupa degli educatori delle nuove generazioni. C’è bisogno di valorizzare la professione dell’insegnante per attrarre e poi trattenere insegnanti di buona qualità e motivati.

Ma c’è anche un  secondo paradosso rappresentato dal fatto che non sempre la scuola è una organizzazione “orientata ad apprendere”: troppo spesso la sua organizzazione è praticamente la stessa di decine di anni fa. Per rendere le scuole più flessibili e dinamiche e per offrire agli insegnanti carriere più stimolanti e motivanti, è necessario modernizzare l’organizzazione e la gestione scolastica. C’è bisogno di più flessibilità e differenziazione dei profili professionali, nuovi mix tra attività di insegnamento e non, al fine di soddisfare i bisogni e le competenze degli insegnanti nelle diverse fasi della loro carriera (junior, senior, etc.), di una gestione professionale delle risorse umane fatta di un piano di sviluppo per tutto il personale della scuola e di accordi a livello individuale per la definizione di piani di sviluppo personalizzati.

Esistono molti modi per implementare le nuove missioni della scuola e rispondere così a una crescente varietà di domande e preferenze della comunità e delle famiglie. Per motivare e responsabilizzare maggiormente gli insegnanti occorre garantire loro la libertà di soddisfare queste richieste in modo più flessibile e dinamico, invece di costringerli a lavorare in modo statico, ripetitivo e in un ambiente eccessivamente regolamentato. Tale rinnovamento richiede più autonomia di organizzazione e gestione per le scuole, per metterle nella condizione di rispondere prontamente alla diversificazione della domanda. Allo stesso tempo, peraltro, le scuole devono accettare di rendere conto dei loro risultati.

Nel nuovo profilo degli insegnanti dovrebbero rientrare altre discipline e competenze che vengono affrontate puntualmente nel rapporto dagli imprenditori, insieme ad altri importanti indicazioni gestionali.

Le riforme dovrebbero consentire alle scuole di rafforzare il dialogo e la collaborazione con tutti i portatori di interessi esterni, rispondere con competenza e professionalità alle specifiche domande e ai bisogni della comunità, e diventare così ambienti stimolanti e creativi per studenti e docenti.     

Viene inoltre delineato il ruolo che il governo deve assumere per la valorizzazione del sistema scolastico e come gli imprenditori possano contribuire a questo fine.

Il Rapporto è già stato presentato al Commissario della UE, Viviane Reading, in una conferenza stampa a livello europeo, e sarà oggetto di incontri con i Ministri dell’istruzione dei paesi, che hanno collaborato, per favorire un dibattito nazionale.

Questo rapporto è il nostro primo contributo per promuovere un dibattito sul futuro dell’insegnamento con tutti gli stakeholders.

 

 

 

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