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Una Città Regione: questa è la logica all’interno della quale bisogna ragionare Intanto, grazie Governatore per il regalo Irap

Mi pare che a pagare i danni, propri o degli altri, siano sempre gli imprenditori. Veri sudditi di una politica dissennata, concentrata su se stessa e sulla propria riproduzione (leggi consenso elettorale): programmazione, sviluppo e impresa restano fuori dalla porta.

L’Abruzzo non ha presentato un piano di risanamento credibile e ha preso la prima batosta: l’aliquota dell’Irap ha avuto un incremento percentuale del 23% (tanto è l’aumento di un punto), portando lo Stato ad una percentuale di tasse che supera il 56%  dell’utile lordo delle imprese (l’Irap, infatti, viene calcolata sia sull’utile che sul costo dei dipendenti, come pure su interessi ed altri oneri…).  E’ evidente che sono state scelte le imprese per pagare lo sforamento della sanità pubblica, proprio loro che, diciamolo senza vis polemica, non sono certo le principali utenti del Servizio Sanitario.

Intanto, a fine mese, se il nostro piano di rientro e di organizzazione sanitaria sarà credibile, stop alle addizionali e rimborso a novembre, altrimenti, giù ancora botte. E mi pare che la seconda ipotesi sia la più attendibile.

Non voglio soffermarmi sugli sprechi, le duplicazioni, le inappropriatezze, il tentativo di aumentare le disponibilità dei Consiglieri (di ben 2.400 euro: ci vuole sfacciataggine e qualcosa di più!), gli onerosi quanto numerosi  incarichi di consulenti contabili (revisori, commercialisti, esperti di controllo di gestione, Commissari verificatori delle Asl…), l’aumento vertiginoso dei parti cesarei, le prestazioni ospedaliere ed extra, l’aumento dei posti letto alle cliniche private (che certo li metteranno a regime, e di sicuro non provvederanno alla riduzione dei ricoveri, come in evidente contraddizione è invece prescritto nel piano di risanamento…): in un anno di gestione il deficit sanitario è diminuito di uno zero spaccato.

Ma voglio, invece, affrontare il problema alla radice: le Asl vanno unificate con una coraggiosa azione di  reductio ad unum. Una sola Asl, anziché sei, quattro o che so io, è più che sufficiente per una popolazione di poco più di un milione e duecentomila abitanti! Lei Governatore, lo sa, e ci ha provato, ma tentare non basta, ci vuole coraggio, perché le ragioni della politica, ormai è una certezza provata, non sono quelle dello sviluppo. E non vorrei che un atteggiamento di rispetto della volontà della maggioranza sia solo falsamente democratico, in odore di  strumentalizzazione. Perché è chiaro che così come è stato pensato, il piano di risanamento dell’Abruzzo non sarà in grado di evitare la stangata finale: tagliare i ricoveri del 13% e conservare il resto allo stato dei fatti non metterà neanche una pezza.

Ma non penso solo alle Asl, penso anche ai 305 Comuni, alle tre Università con relative sedi distaccate (in continua crescita), all’aumento del numero delle Province, ai tre porti, ai due aeroporti, ai 40 parlamentari in Consiglio Regionale… e così via. Penso, insomma, alla Città Regione, ad un’unica entità che abbia unici obiettivi ed uniche strutture: esattamente il contrario della realtà e della direzione attuali. Diversamente, ci troveremo a continuare nel pagare le duplicazioni imposte dalla logica del consenso: più enti costituisco, più posti di lavoro creo, più consenso acquisisce il partito.

Fino a quando le imprese, nelle quali è riposto il futuro di questa e delle altre regioni, potranno sopportare e supportare le esigenze della politica?

Per il momento Governatore, grazie per quello che ha fatto fino ad ora, assicurando proprio alle imprese qualche tassa in più.

 

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