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Un Presidente “Nuovo”

Voglio credere che il 27 maggio significherà qualcosa nella storia dell’industria italiana. Il nostro nuovo Presidente, Luca Cordero Di Montezemolo, ha saputo cogliere nell’essenza le problematiche principali che affliggono la nostra categoria (e quindi il Paese), laddove ha puntato dritto alle “colpe” che sono la causa dell’arretramento attuale e, quel che è più grave, saranno la causa dell’arretramento futuro, a meno di un cambiamento di rotta immediato.

I presidenti non sono tutti uguali. Perché non è uguale il grado di rappresentatività che li accompagna, il livello di sensibilità e permeabilità al nuovo, il tipo di intelligenza – che ad oggi deve essere forse di tipo “emotivo” – per usare un termine caro ai tecnici – più che logico/deduttivo. E Luca Cordero Di Montezemolo non solo sembra deciso a superare i confini partitici o ideologici, ma si è dimostrato lungimirante nel pretendere che il Governo affronti una volta per tutte i grandi temi dell’innovazione, della ricerca e dell’educazione/istruzione degli uomini di domani, secondo un progetto che venga ereditato da tutti i Governi che si succedono, senza dover stare lì a riproporre, ricaldeggiare, riconvincere… il politico di turno.

Una trilogia (innovazione, ricerca, istruzione) che ha condizionato negativamente il presente, rendendone i confini limitati, anziché ultra moenia come si addice ad un Paese che voglia vivere (cioè competere) nell’epoca dell’apertura di tutti i mercati.

Puntare su questi 3 elementi significa avviare lo sviluppo e “difenderci dalle sempre latenti tentazioni autarchiche” e non dover temere oggi il muro cinese, domani quello indiano, poi tailandese e via dicendo: la nostra forza deve essere la tecnologia, non un gioco perverso a chi produce a costi più bassi. I Paesi in via di sviluppo hanno dalla loro il basso costo del lavoro, noi abbiamo l’innovazione: siamo pari, anzi siamo noi quelli avvantaggiati. Ma dobbiamo avere davvero l’innovazione, della quale per ora abbiamo solo un trascorso: “l’innovazione non è qualche cosa che si fa una volta nella vita e poi si vive di rendita. E’ invece una fatica quotidiana. E’ il prodotto di una forma mentis, è un’ansia continua” che ci deve portare a migliorare anche i nostri processi produttivi, le nostre tecniche di vendita, i servizi connessi ai nostri prodotti: in altre parole, la gestione delle nostre aziende. Ma v’è di più: innovazione anche nelle relazioni, nei rapporti con le altre istituzioni civili, in primis con i sindacati, con i quali dobbiamo vincere “la vera sfida per dimostrare che la collaborazione tra imprese e sindacato produce risultati concreti, utili allo sviluppo delle imprese e alla crescita delle persone”.

Da ultimo, ma non meno importante, un’autocritica dalla quale ripartire per costruire. Gli imprenditori devono guardare avanti, non disperdere le energie nella ricerca delle colpe e della loro paternità: dobbiamo assumerci le nostre responsabilità, perché siamo noi la classe dirigente, non abbiamo più padri che ci portano per mano ai quali delegare o attribuire cause ed effetti, e dobbiamo entriamo nella logica adulta che essere classe dirigente significa anche “ restituire al Paese parte di ciò che si è ricevuto”. Questa si, è una responsabilità vera, da grandi.

Buon lavoro Presidente, e Imprenditori.

 

Gaetano Clavenna

Presidente dell’Unione Provinciale degli  Industriali di L’Aquila

 

 

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