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Un nuovo modello di relazioni industriali Dobbiamo migliorare l’organizzazione del lavoro e favorire retribuzioni più elevate collegate a livelli maggiori di efficienza nelle prestazioni e nella redditività

di FRANCESCO MANCINI

 

 

In un sistema “bloccato” che stenta a creare sviluppo, dobbiamo tutti impegnarci affinché anche le relazioni industriali diventino un fattore di competitività: questa è la sfida.

Il recupero di competitività richiede la riattivazione del circolo “maggiore produttività – maggiore crescita”, per il quale gli sforzi più rilevanti devono essere concentrati sull’aumento dell’efficienza delle imprese e del sistema nel suo complesso.

Devono essere operate precise scelte a favore della ricerca, dell’innovazione, della formazione, della crescita dimensionale delle imprese, del loro inserimento nei mercati internazionali, della riduzione, come in parte sta avvenendo, del cuneo fiscale e contributivo.

In questo quadro, alle relazioni industriali compete il compito di:

–          fare in modo che le imprese possano rispondere con tempestività alle mutevoli esigenze dei mercati anche attraverso una migliore organizzazione del lavoro;

–          sviluppare le modalità per favorire il conseguimento di retribuzioni più elevate collegate a livelli maggiori di efficienza nelle prestazioni e alla redditività dell’azienda.

Uscire, quindi, dal dibattito di quali e quanti debbano essere i livelli di contrattazione e definire, invece, in che misura le relazioni industriali possano essere uno strumento per favorire la competitività delle imprese e, di conseguenza, la crescita del nostro territorio e accompagnare la profonda trasformazione che è richiesta al sistema produttivo per essere maggiormente competitivo. Deve essere una trasformazione che comprenda l’internazionalizzazione dei processi produttivi, come la specializzazione dei prodotti e che investa l’organizzazione del lavoro e, quindi, le competenze (anche imprenditoriali), la qualificazione e la formazione delle risorse umane. Tutto ciò, allo scopo di favorire il migliore impiego delle medesime risorse umane in termini di rapporto di lavoro, di coinvolgimento nel processo produttivo, di forme di compensazione economica della prestazione e di tempi di attività.

Può sembrare banale, ma dobbiamo lavorare per un sistema di relazioni fra le parti in cui vi siano regole per la distribuzione del reddito e regole per produrlo. Per puntare a questo occorrono relazioni industriali che risultino sempre più di tipo collaborativo e sempre meno conflittuali: solo così sarà possibile favorire la produzione di quel maggior valore aggiunto da distribuire tra i fattori che hanno contribuito a crearlo.

Dobbiamo, quindi, realizzare un modello di contrattazione collettiva in cui ci sia certezza ed affidabilità delle “regole del gioco”, individuando i soggetti legittimati a trattare, le materie oggetto di negoziazione, i tempi e le sedi del confronto, le sanzioni in caso di mancato rispetto delle regole concordate, i modi per prevenire, raffreddare e ridurre i conflitti.

E’ certo che, se il “nuovo” modello di relazioni industriali sarà contaminato da una conflittualità permanente, sarà difficile trovare punti d’intesa; se, invece, è vero che è possibile instaurare relazioni di tipo partecipativo (e in questo senso si muovono anche tutte le direttive europee cui la normativa dovrà ispirarsi,) sarà naturale che la fase conflittuale costituirà, eventualmente, l’extrema ratio.

E’ da parte di tutti che dovrà venire questa spinta, dalle forze sociali alle istituzionali e solo in questo modo si contribuirà alla crescita del nostro territorio. Ma, al di là di tutto, resta solo un modo per verificare se ci sono problemi: sedersi intorno ad un tavolo e cominciare a ragionare. Personalmente, auspico che ciò avvenga al più presto.

 

*Consigliere Delegato Relazioni Industriali

Confindustria Abruzzo

 

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