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Torre del Cerrano. Presentato il progetto “L’Orto di Nemo”: possibile coltivare sott’acqua vegetali terrestri

Area Marina Protetta Torre del Cerrano risponde alla sfida di Nutrire il mondo con un incontro storico-scientifico dal medesimo tema che si è svolto in occasione del quinto compleanno del Parco, ieri, giovedì 20 agosto.
Autorità locali, cittadini e turisti si sono ritrovati nella terrazza del fortilizio per questa ricorrenza, che non è stata solo una celebrazione di una giovane Area Marina Protetta affermatasi in campo nazionale e internazionale per la maturata capacità di valorizzare beni e risorse, proteggere la natura e per efficienza gestionale.
E’ stato soprattutto un evento che ha aperto grandi prospettive per il futuro dell’umanità, con l’illustrazione da parte di Christian Pellegrini della Fondazione Dan Europe di un progetto battezzato L’Orto di Nemo. Iniziativa originale questa, nata nel 2012 da un’idea di Sergio Gamberini, presidente del gruppo Ocean Reef a Noli (Liguria), che ha realizzato ed installato delle strutture subacquee in cui coltivare vegetali terrestri destinati all’alimentazione umana. Si tratta di biosfere galleggianti, in vinile semitrasparente, ancorate al fondo ad una profondità di circa 10 metri, all’interno delle quali esperti “agrinauti” coltivano erbe aromatiche e ortaggi. In collegamento audio-video da una biosfera, il pubblico della Torre ha potuto osservare come funziona e porre domande all’esperto Gamberini. Il progetto si annuncia rivoluzionario, soprattutto se applicato in zone dove le condizioni climatiche e ambientali non sono ideali per consentire i consueti metodi di coltivazione. Questo particolare metodo di coltivazione, infatti, non prevede l’uso di pesticidi e antiparassitari, consente un notevole risparmio d’acqua e risorse, usa energie rinnovabili ed è quindi assolutamente ecologico.
Anche la ricerca storico-archeologica può offrire un contributo prezioso alla sfida di nutrire l’umanità preservando la terra che ci ospita. L’argomento è stato spiegato dall’archeologa e docente universitaria Rita Auriemma, spesso ospite del Parco per la presenza di testimonianze archeologiche importanti nella zona B, il porto sommerso di Hatria, di epoca romana. ‘La globalizzazione e lo sfruttamento intensivo delle risorse del pianeta non sono un portato dell’era moderna – ha detto Auriemma: – l’Impero romano conosceva forme di produzione e commercio su larga scala, garantite da un sistema mercantile capitalistico a base schiavile’.
Il tema dell’incontro è stato affrontato anche sotto l’aspetto enogastronomico con la referente dell’Associazione Pandolea Abruzzo, Loriana Abruzzetti. Un’associazione delle donne dell’olio che promuove e diffonde la cultura dell’olio extra vergine di oliva e di prodotti che potrebbero essere collegati al progetto delle serre subacquee.
Infine, un’interessante e partecipata visita gratuita a Torre Cerrano e all’annesso Museo del Mare è stata compiuta da Guide del Cerrano molto speciali: il Presidente e il Direttore dell’AMP, Benigno D’Orazio e Fabio Vallarola.

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