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Terziario Avanzato O.K. Le aspettative degli imprenditori tra presente e futuro. Intervista a Sergio Scalabrini e Franco Gatti

Un settore in crescita, sul quale l’Abruzzo può e deve puntare, è quello del Terziario Avanzato anche in considerazione del fatto che esso risulta essere quello maggiormente connesso al sistema industriale regionale.

La corrispondenza tra questo segmento e quello industriale è legata infatti alla erogazione dei servizi forniti all’industria con riferimento, soprattutto, a quei fabbisogni che in maniera evidente si manifestano nel segmento della piccola impresa, come per esempio quelli riferiti al marketing, alle certificazioni e ai servizi informatici. Per la sua specificità – dice Sergio Scalabrini, Presidente della sezione del Terziario Avanzato dell’Unione Provinciale di Pescara – ormai il T. A. rappresenta l’inteligentia del mondo industriale perché più di ogni altro settore sta al passo con ogni tipo di innovazione. Come potremmo fornire, per esempio, un servizio nel campo della new economy senza prima averla conosciuta fin da quando è nata? E’ evidente che dobbiamo sempre arrivare per primi e, per questo, ci vogliono fiuto e preparazione.

Allora tutto a gonfie vele?

Bè, c’è da essere ottimisti. A Pescara le aziende del T. A. sono circa una sessantina ed hanno avuto un incremento del 20% negli ultimi tre anni con una ricaduta occupazionale di circa 2000 posti di lavoro. Non mi pare poca cosa! Chieti e Teramo non hanno lo stesso andamento ma si stanno muovendo bene. L’Aquila non brilla per iniziativa imprenditoriale, ma basti pensare che il progetto di una Consulta Regionale del T. A. è partito proprio da questa città per rendersi conto che, comunque, non intende segnare il passo.

Certo manca l’informazione, potremmo fare di più se ci fosse una cultura sull’argomento – interviene Franco Gatti consigliere del Gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione Industriali di L’Aquila. Pensi che in molti non sanno neppure cosa sia il terziario avanzato e che i nostri imprenditori partecipano, e le vincono, alle gare delle regioni del Nord! Sarebbe necessario far conoscere agli operatori del sistema industriale le potenzialità del proprio territorio e mettere in bella mostra tutte le aziende che si occupano di innovazione. A spingerci al Nord non è la qualità o il costo del lavoro, che sono uguali, ma una mancata conoscenza del patrimonio locale.

Quale è l’attività che fa la parte del leone nel T. A.?

Sicuramente quella di consulenza. Comunque, la specificità del settore la fanno la domanda e il mercato che, in questo momento, chiedono attività per l’informatica e per le certificazioni che, infatti, hanno raddoppiato la propria incidenza.

Sul piano degli investimenti il settore si attesta negativamente come avviene negli altri comparti?

Si. Questo è un po’ un male italiano diffuso a tutti livelli. Anche noi non abbiamo flussi di investimenti significativi e, nonostante una crescita a due punti percentuali dell’occupazione, in un anno gli investimenti sono stati appena del 3/5 %.

Idem sulla ricerca?

Posso dire che è altrettanto irrisoria l’incidenza degli investimenti riservata alla ricerca e allo sviluppo. Ma anche qui rientriamo in un andamento generale: appiattimento delle attività su forme più consuete e contenuti meno innovativi.

Con una valutazione generale quale è stato l’anno migliore?

Il 2001 senza dubbio. Anche sul piano degli ordinativi la tendenza è stata decisamente buona e particolarmente concentrata nel primo scorcio del 2001, anche in considerazione del fatto che sul finire del 2000 c’era stata una certa flessione.

Il terziario avanzato per la sua specificità presenta caratteristiche particolari nella composizione occupazionale?

Direi di si perché proprio nella composizione occupazionale c’è stato un cambiamento strutturale. Infatti nell’ultimo anno in particolare si è evidenziata una occupazione indipendente, chiaro sintomo di radicali cambiamenti connessi ad una sempre più ampia partecipazione nel campo del personale specializzato.

Che previsioni fa per il futuro?

Personalmente credo che le cose possano cambiare solo al meglio e auspico che il settore possa diventare, e i numeri ci sono, parte sostanziale di un sistema di servizi di cui l’industria abruzzese avverte un serrato bisogno.(M.P.I.)

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