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Terremoto, mafia: gioco a incastro nel progetto C.A.S.E.

‘Ndrangheta, Sacra Corona Unita e mandamento di San Lorenzo di Cosa Nostra.
“Un dato inquietante”, secondo quanto si legge nella relazione della Dna riguardo alla infiltrazione mafiosa negli appalti post sisma in Abruzzo

 

 “è emerso dall’esame approfondito delle società collegate alla criminalità organizzata che hanno vinto gli appalti o ottenuto subappalti, autorizzati o meno”.
“Dai vari intrecci societari e raggruppamenti costituitisi per aggiudicarsi i lavori in Abruzzo (progetto C.A.S.E.) – scrive il magistrato Olga Capasso – si è potuto constatare che le diverse organizzazioni criminali non sembra si siano spartiti i singoli affari, ma compaiono, attraverso un gioco ad incastro, cointeressate allo stesso lavoro. A titolo di esempio – prosegue la Dna – una di queste società risulta consociata con altra società attraverso la quale, risalendo la catena di imprese partecipate, si arriva alla ‘Ndrangheta, alla Sacra Corona Unita e al mandamento di San Lorenzo di Cosa Nostra. Se la societa’ in questione non fosse stata estromessa dai lavori in Abruzzo, i relativi guadagni sarebbero stati suddivisi tra criminalità di diverse origini, ma unite nel momento di raccogliere i frutti dei loro affari”.
Il lavoro di contrasto, però, sta pagando – prosegue la relazione – “gli sforzi comuni hanno tuttavia sortito un qualche effetto, perché alcune imprese sono state dichiarate decadute. E’ il caso di un’ATI per contiguità a Cosa Nostra. E’ stata eliminata anche una società il cui titolare risulta socio insieme a due esponenti del clan dei Casalesi in un’altra società”, chiude la Capasso.
Parimenti è stata revocata la certificazione antimafia dalla Prefettura di Roma ad una società i cui amministratori, formalmente e di fatto, sono stati arrestati per associazione mafiosa insieme ad altri componenti del clan Emanuello del nisseno. “Oggi che la fase emergenziale è finita” conclude il magistrato Olga Capasso che ha stilato la relazione 2010 per la Direzione Nazionale Antimafia “e gli appalti vengono gestiti dalla Regione – che finora ne ha aggiudicato solo uno, quello per la ricostruzione del palazzo di giustizia i cui lavori non sono ancora iniziati – è auspicabile da parte dello Stato un controllo idoneo ad arginare il flusso di imprese colluse con organizzazioni criminali che si faranno avanti. Anche perché i lavori più lucrosi devono ancora iniziare e L’Aquila non sarà più sotto la luce dei riflettori come è stato fino ad oggi”.
“Per questo ci sarà ancora da lavorare per anni, sempre che la cronica mancanza di denaro pubblico non impedisca la ricostruzione stessa”, puntualizza.

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