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Terremoto: blocco progetti per case E

Bloccati i progetti esecutivi per la ricostruzione della case classificate E, più le gravemente danneggiate: si tratta di interventi su centinaia di appartamenti fuori dal centro storico,

 

per il cui via liberta da parte di Reluis-Fintecna-Cineas ci sono voluti diversi mesi.
A decretare lo stop sono alcuni provvedimenti emessi a posteriori dalla governance della ricostruzione, in testa la struttura tecnica di missione, chiamata a coadiuvare il lavoro tecnico del commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi: in sostanza ordinanze e circolari, in particolare sull’adeguamento sismico ed energetico, hanno cambiato le carte in tavola strada facendo e causato il cambiamento dei piani finanziari con costi non coperti dalla perizia approvata che dovranno addossarsi cittadini o imprese. La situazione è stata denunciata con forza da proprietari, imprenditori e tecnici, questi ultimi anche attraverso gli ordini professionali. Sottolineata l’assenza dell’associazione nazionale costruttori edili della provincia dell’Aquila.
E’ stata in particolare l’incertezza su chi deve pagare l’aggravio di costi per l’adeguamento progettuale e finanziario a bloccare i progetti e creare confusione: paradossale il fatto che, in alcuni casi, i proprietari hanno già ricevuto i finanziamenti sul conto corrente, in altri i lavori sono già iniziati.
“Si tratta di progetti – protestano alcuni cittadini, progettisti ed imprenditori – depositati nel corso del 2010 per diverse centinaia di appartamenti, il cui esame richiede, da parte di reluis-fintecna-cineas, mediamente 6 mesi”. La vicenda é esplosa in una infuocata riunione, andata in scena nei giorni scorsi presso la struttura tecnica di missione, nel corso della quale il coordinatore della Stm, Gaetano Fontana, ha sottolineato che la gente deve mettersi le mano in tasca.
Finora le istituzioni che costituiscono la governance della ricostruzione, in testa il commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi, e il coordinatore della struttura tecnica di missione, Fontana, avevano più volte accusato gli Enti locali per il mancato decollo della cosiddetta ricostruzione pesante, cioè quella delle case E; gli stessi a più riprese avevano sollecitato i professionisti a redigere i progetti delle stigmatizzando le richieste di proroga delle scadenze di deposito dei progetti assicurando che le regole e i soldi ci sono.
“Ora si scopre che sono proprio ordinanze e circolari di coloro che hanno denunciato ritardi ed omissioni a bloccare la ricostruzione di quanti hanno rispettato scadenze e leggi – continua il gruppo di cittadini, professionisti ed imprenditori – Con una serie di ordinanze e circolari, di cui alcune uscite retroattivamente, si obbliga a contenere il costo complessivo in un ambito ben definito con un calcolo delle superfici lorde penalizzante”.
“Si tratta di progetti – protestano alcuni cittadini, progettisti e imprenditori – depositati nel corso del 2010 per diverse centinaia di appartamenti, il cui esame richiede, da parte di Reluis-Fintecna-Cineas, mediamente sei mesi”.
La vicenda è esplosa in una infuocata riunione, andata in scena nei giorni scorsi presso la struttura tecnica di missione, nel corso della quale il coordinatore Fontana ha sottolineato che la gente deve mettersi le mano in tasca.
Finora le istituzioni che costituiscono la governance della ricostruzione, in testa il commissario, Gianni Chiodi, e il coordinatore Fontana, avevano più volte accusato gli Enti locali per il mancato decollo della cosiddetta ricostruzione pesante, cioè quella delle case “E”; gli stessi, a più riprese, avevano sollecitato i professionisti a redigere i progetti delle stigmatizzando le richieste di proroga delle scadenze di deposito dei progetti, assicurando che le regole e i soldi ci sono.
“Ora però – proseguono gli insorti – si scopre che sono proprio ordinanze e circolari di coloro che hanno denunciato ritardi e omissioni a bloccare la ricostruzione di quanti hanno rispettato scadenze e leggi. Con questi provvedimenti, di cui alcuni usciti retroattivamente, si obbliga a contenere il costo complessivo in un ambito ben definito con un calcolo delle superfici lorde penalizzante”.
Sempre secondo coloro che denunciano la grave situazione, “la goccia che fa traboccare il vaso è l’ultima ordinanza che impone l’adeguamento energetico delle ‘E’ sempre nel limite di costo stabilito all’origine! Gli effetti – spiegano – saranno la sostituzione di tutti gli infissi e l’adeguamento delle tamponature esterne con il conseguente aggravio di costi! Alla Stm dicono: la gente si metta le mani in tasca! Ma chi pagherà i maggiori costi fuori perizia?”.
“Il paradosso è ancora più grave – concludono imprenditori, tecnici e proprietari – quando parliamo della sicurezza sismica dei fabbricati: infatti se le ordinanze dicono ai tecnici di stare tra il 60 e l’80 per cento del nuovo decreto ministeriale 2008, che comporta pesanti interventi sui condomini ‘nuovi’ degli ultimi 20 anni, figuriamoci su quelli prima, che necessitano di lavori molto più invasivi. Bene, al genio civile, dove sono arrivati primi progetti evasi da Reluis, per il deposito di legge, chiedono, in conformità alla normativa vigente, che la sicurezza sismica sia del 100 per cento!”.

Gli altri interrogativi di cittadini, imprenditori e progettisti
“Chi si pone il problema di far dialogare le varie strutture? E che succede dei progetti delle ‘E’ che sono stati depositati e approvati che necessitano di adeguamento alle nuove ordinanze? In molti casi si dovranno rifare i progetti tagliando molte voci e ricominciare l’iter da capo. Chi pagherà il tecnico per il nuovo progetto? Come si spiega alla ‘signora Maria’ che il contributo definitivo per la sua casa dovrà essere rivisto al ribasso per rientrare nel budget complessivo di riparazione del fabbricato e chi pagherà le spese fuori perizia che a questo punto diventano enormi?”.
“È vergognoso che a due anni dal sisma non ci sia una disciplina chiara e definitiva di come redigere i progetti e che si penalizzi chi ha lavorato e ha consegnato le perizie già nel 2010, che oggi dovrà ricominciare da capo? E ai costi degli alberghi e del Cas nessuno pensa? Il 2010 si è perso, il 2011 si perderà e stiamo parlando della ricostruzione pesante delle periferie, figuriamoci dei centri storici. Le associazioni di categoria dove sono?”.

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