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Termina il Progetto 30 Ore Per l’anno prossimo più pratica

Termina il Progetto 30 ore di cultura d’impresa e del sistema economico dei Giovani Imprenditori di Confindustria Abruzzo. Il progetto, che mira alla sensibilizzazione degli studenti delle quarte classi superiori di quattro Istituti della regione su temi come il sistema economico, la cultura d’impresa e del lavoro, quest’anno ha coinvolto circa duecento ragazzi degli

Istituti: Tecnico Statale Commerciale e per Geometri di Lanciano, Tecnico Industriale “Leonardo Da Vinci” di Sulmona, Magistrale statale “G. Marconi” di Pescara e Tecnico Commerciale “B. Pascal” di Teramo.

Le trenta ore sono state ripartite in 22 ore teoriche – su  “le leggi a sostegno degli imprenditori”, “ l’Impresa e il Lavoro: come affrontarlo e come avere successo”. e in 8 ore di visite aziendali, tenutesi presso le industrie Coca Cola Bevande Srl e Sviluppo Italia Abruzzo.

Tra i responsabili, docenti e relatori, c’erano: Alessandra Rossi e Guido Arista, William Di Carlo, Emilio Chiodo, Fabio Spinosa Pingue, Ezio Rainaldi, Carlo Imperatore, Emilio Chiodo, Luigi Silvestri, Mauro Cianti, Paolo Gargano.

 

 

 

INTERVISTA A FABIO SPINOSA PINGUE

PRESIDENTE DEI GIOVANI IMPRENDITORI DELL’AQUILA

 

Il progetto 30 ore è finito: ci sono state novità rispetto agli anni passati?

Abbiamo trovato il dirigente ed il  corpo docente dell’Istituto professionale di Stato di Pratola Peligna L. Da Vinci, particolarmente disponibili ed entusiasti dell’iniziativa. Siamo stati accolti con grande calore. L’Istituto L. Da Vinci ha gia in cantiere sinergie e collaborazioni con azienda del territorio. Grazie al 30 ore ci siamo incontrati e sta nascendo una collaborazione che intendiamo portare avanti. Stiamo già lavorando su progetti che presto presenteremo. Stiamo ipotizzando ulteriori collaborazioni con le imprese del territorio. Questo mi sembra una grande novità rispetto al passato.

Colgo l’occasione per ringraziare tutti i giovani e la tecnostruttura che ha partecipato al progetto, coadiuati da Giovanni Saracino e dalla responsabile Alessandra Rossi.

 

Le sembra che facciano leva nello spirito dei ragazzi le ore di lezione che fate loro?

I ragazzi sono molto interessati anche perché a scuola sono rari i momenti che dall’esterno portano contributi, testimonianze, idee. Avere testimonianze direttamente dagli imprenditori è una grande occasione.  Loro assorbono come delle spugne. L’auspicio è che il corpo docente ritorni continuamente nel corso dell’anno sulle tematiche affrontate e sviluppate dal 30 ore.

Sono sufficienti trenta ore e due sole visite in azienda?

Decisamente no. Silvio Sarta, il giornalista che ha presentato il convegno finale al Teatro di L’Aquila, ha detto che dobbiamo sostituire il numero trenta con uno molto più grande. Magari aggiungendo solo uno zero. Abbiamo bisogno, soprattutto, di tutto il corpo docente che in ogni momento della didattica tiene presente che quel ragazzo prima o poi incontrerà il mondo del lavoro. Ed è per quell’obiettivo che devo formarlo; oltre che costruirgli un bagaglio di conoscenze per acculturarlo. Se è vero che raccoglieremo solo quello che stiamo seminando allora l’integrazione del mondo della scuola con quello dell’impresa è una grande occasione. Una grande opportunità che va colta immediatamente creando progetti nell’ambito dell’alternanza scuola/lavoro.

 

Alla fine del corso trovate che i ragazzi siano interessati ed incuriositi dalla professione imprenditore?

Sicuramente di più rispetto a prima che iniziasse il 30 ore. E questo emerge anche paragonando i test che all’inizio e alla fine del progetto i ragazzi hanno fatto. E’ necessario, però, prevedere nel corso dell’anno scolastico ulteriori momenti, occasioni ed incontri per stimolare ed incuriosire i ragazzi alle tematiche del mondo del lavoro; delle imprese e delle professioni. Penso anche a corsi di business game, a stage aziendali, a progetti di simulimpresa, insomma a  progetti che integrano la scuola alle imprese. 

 

Pensa che in una regione legata da sempre all’idea di impiego pubblico a tutti i costi, il vostro progetto abbia “effetti minori” sui giovani di quanto non avrebbe altrove?

Questo si. Anche se il clima sta cambiando. E in meglio. Abbiamo, però, dei grandi margini di miglioramento e di crescita dell’integrazione scuola/lavoro. E’ importante utilizzare tutte le potenzialità e le occasioni che la nuova riforma della scuola, l’autonomia scolastica degli istituti, per progettare insieme  l’alternanza scuola/lavoro e creare occasioni di incontro .   

 

Ha un progetto innovativo da proporre per migliorare l’integrazione scuola/impresa?

Un progetto sicuramente innovativo con la scuola e con l’università ,  per l’Italia,  è quello di prevedere con una cadenza semestrale un incontro tra gli imprenditori e possibili finanziatori con quei ragazzi studenti che hanno un idea, un progetto di business. Dare la possibilità di presentare davanti ad una platea di imprenditori il loro progetto. Da questi incontri  nascono dei progetti molto interessanti; delle idee stimolanti. Delle partnership tra imprenditori e ragazzi. E’ qualcosa di prezioso anche per noi imprenditori sempre a caccia di nuove idee, brevetti e nuovi prodotti. Come accade, per esempio, in Inghilterra.  Magari le c.c.i.a.a. della Regione Abruzzo  potrebbero  finanziarlo. 

 

 

 

William Di Carlo

“L’idea di fondo è interessante. Personalmente, però, ho notato che i ragazzi sono stati attenti in modo poco costante, il che è normale per dei giovani, ma mi fa pensare che, forse, ha giocato un ruolo importante il fatto che noi siamo imprenditori e non persone qualificate per l’insegnamento. Comunque, ripeterei senz’altro l’esperienza, ma migliorerei la prestazione: farei più pratica e meno teoria. Anche nella lezione orale ci vogliono più casi pratici che nozioni, in modo da tenere viva l’attenzione: è un conto parlare dell’innovazione e diverso è parlare del caso pratico del confetto firmato. Nella prima ipotesi l’attenzione mi sembrava lieve, nella seconda, invece, i ragazzi hanno ripreso spirito e facevano domande e commenti. Erano finalmente partecipi e coinvolti.

Insomma lascerei da parte la micro e macro economia e racconterei aneddoti di vita vissuta in azienda”.

 

Mauro Cianti

“In Italia, a qualsiasi livello di istruzione, c’è un totale distacco della scuola dal mondo del lavoro: esci dall’Università e con una laurea in tasca non sai dove mettere le mani. In America questo non accade, perché la scuola è molto più orientata al mondo del lavoro. E il nostro progetto ha voluto colmare un vuoto con modalità e risultati eccellenti. Ci credo molto e intendo continuare negli anni futuri. Anzi, auspico che vedano la luce molte altre esperienze simili al progetto 30 Ore. Personalmente ho fatto lezione anche sulle leggi sull’imprenditoria e i ragazzi sono andati a casa pensando che, se volevano, potevano iniziare da qualche cosa”.

 

Emilio Chiodo

“Vorrei che questo percorso – che abbiamo avviato con le nostre lezioni –avesse sistematicità. Cioè che venisse integrato con un valido orientamento scolastico, sia all’Università che in tutte le scuole di ogni ordine e grado. Personalmente ho lavorato molto con i ragazzi sugli aspetti economici della gestione di impresa: per esempio, parlando del mercato del lavoro, ho voluto che gli alunni guardassero con gli occhi di chi deve assumere.

Ho trovato i ragazzi ben disposti e mi è sembrato che il loro interesse dipendesse molto più da chi insegna che da loro medesimi: in generale preferiscono ascoltare storie di esperienze nell’impresa, più che la teoria”.

 

Alessandra Rossi

“Personalmente sono molto soddisfatta del progetto e dei risultati raggiunti. I ragazzi si sono mostrati molto interessati e, per questo, credo che possiamo ragionare sulla possibilità di coinvolgere più scuole già dal prossimo anno.

L’unica cosa che perfezionerei sono le ore delle visite presso le aziende: farei un po’ più di pratica, anche per mostrare realtà diverse e variegate. Devono vedere sia le grandi aziende che le piccole e le medie, perché sono tra loro molto diverse e rispecchiano situazioni e realtà organizzative differenti”.

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