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Teramo, vince causa ma l’Agenzia delle Entrate gli chiede 62mila€

Intraprendono una causa milionaria con il Comune di Teramo che dura 15 anni, quando arriva a sentenza viene sospesa ma l’Agenzia delle entrate chiede comunque il pagamento di 62 mila euro di tasse di registro.
È l’odissea vissuta da una famiglia teramana proprietaria di una società specializzata nella commercializzazione di frutta.
A raccontarla ad AbruzzoWeb è Doriano Panichi, uno dei titolari di “Specialfrutta”.
“Nel 1991 il Comune aveva erroneamente acquisito un immobile di nostra proprietà dove c’era la nostra attività commerciale, ci sono voluti tre anni per farcelo riconsegnare, ma nel frattempo aveva disastrato gli affari, scesi da 10 miliardi di lire di fatturato annuo a poco più di 300 milioni”, spiega Panichi.
Una parte dell’edificio era stata realizzata abusivamente, per cui l’amministrazione lo aveva espropriato per demolirlo, però invece di acquisire solo la porzione interessata il fabbricato era stato preso per intero: “al momento della vicenda avevamo già avviato le procedure per il condono”, sottolinea.
Dopo dieci anni di traversie la prima sentenza: “nel 2007 i giudici ci hanno riconosciuto un indennizzo di circa 5 milioni di euro – riferisce Panichi – in secondo grado è stato stabilito che intanto il Comune avrebbe dovuto darcene subito circa 2, ma l’ente ha fatto ricorso in Corte d’appello e il pagamento si è arenato”.
“Nonostante ancora non vediamo un centesimo – aggiunge Panichi – l’Agenzia delle entrate ci ha fatto arrivare una ‘parcella’ da 62 mila euro per la registrazione della sentenza, intimandoci di pagare entro 60 giorni altrimenti avrebbe trasmesso la pratica a Equitalia”.
“La cosa incredibile è che, pure pagando in 48 rate – prosegue l’uomo – ci chiedono interessi di quasi il 30 per cento, quindi comunque dovremo restituire 80 mila euro”.
Una situazione insostenibile, per cui Panichi ha deciso di rivolgersi direttamente al presidente del Consiglio, Mario Monti, con una lettera spedita questa mattina: “Signor presidente – si legge – il mio non è solo lo sfogo di un imprenditore, padre e nonno di famiglia, ma è una denuncia sofferta e amara nel constatare che, ancora una volta, il cittadino si trova a dover combattere una lotta impari contro una amministrazione, spesso ottusa e sorda al richiamo della ovvietà e quindi al comportamento del ‘buon padre di famiglia’”.
“Non ce la faccio più – conclude Panichi – ho scritto alla stampa nazionale, chiamerò Striscia la notizia, certo non mi arrenderò di fronte alla burocrazia”.
Da Abruzzoweb

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