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Teramo, Teatro Romano: 500mila€ per spostare reperti

“Soprintendenza agli scavi o alle coperture?” “Le pietre non si toccano”. Sono alcuni degli slogan che si potevano leggere stamani durante la manifestazione di protesta congiunta a una conferenza stampa allestita dall’associazione Teramo Nostra e sostenuta dagli esponenti del Pd, Rifondazione comunista, Sel, Comunisti italiani, e dai Radicali. Insieme hanno voluto ribadire l’opposizione a scelte, definite “scellerate”, e perpetrate a danno del recupero del Teatro romano da “amministrazioni insensibili” al patrimonio culturale del capoluogo. La spaccatura si sta consumando sullo spostamento di alcune pietre archeologiche: per l’amministrazione comunale vanno spostate al nucleo industriale perchè sottraggono spazio all’area di cantiere e per consentire la catalogazione, per l’opposizione e per alcune associazioni culturali cittadini non vanno spostate perchè lo studio può avvenire in loco. Nello specifico il Pd contesta la somma di 500mila euro che l’amministrazione dovrà spendere nell’operazione di spostamento dei reperti: in tempi di crisi perchè non impiegare quella cifra per l’abbattimento di palazzo Adamoli?. Secondo Sandro Santacroce di Rifondazione Comunista il problema dello spazio necessario al cantiere è fittizio: “Nel progetto di riqualificazione dell’amministrazione, la piazza di via Paris dove ci sono attualmente i parcheggi, diventerà pedonale. Perchè non estendere fin da subito il cantiere allargando la recinzione in modo da non dover traferire i reperti altrove? Per di più presto ci saranno nuovi lavori di ristrutturazione di un’altro edificio che insiste al lato opposto della stessa piazza. Si potrebbe pensare così ad un’unica area di cantiere in modo da avere lo spazio necessario ai mezzi”. Non sembra dunque che la querelle riesca ad arrivare ad una mediazione tra le parti: il sindaco da parte sua si dichiara pronto ad andare avanti con lo spostamento dei reperti sostenuto anche dal parere dei tecnici e della Soprintendenza, Teramo Nostra e le associazioni che la sostengono puntano i piedi e promettono che la battaglia andrà avanti.

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