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Teramo, su riordino province ricorso a Corte Costituzionale?

Il consiglio provinciale di Teramo ha approvato ieri sera, all’unanimità, un ordine del giorno sul riordino delle Province. Proposto dal Pd, dopo una breve sospensione dell’assise, l’ordine del giorno è stato adattato su un testo comune dopo la riunione dei capigruppo consiliari. In esso si sostiene che la «pasticciata riforma a metà non possa produrre alcuna soluzione utile e positiva per i nostri territori, per cui o la proposta viene rivista e si assegnano alle Province funzioni adeguate di area vasta, oppure è meglio abolirle totalmente attraverso una riforma costituzionale». Il documento entra anche nel merito legislativo del riordino, soprattutto per l’aspetto di presunta incostituzionalità perchè in contrasto con l’articolo 133 della Costituzione. Per questo si invita «il presidente della Provincia a valutare l’opportunità di presentare ricorsi giurisdizionali e/o d’invitare la Regione a promuovere ricorso dinanzi la Corte Costituzionale». Secondo il consiglio, la proposta formulata dal Comitato per le autonomie locali «è minoritaria, divide la comunità regionale e produce tensioni istituzionali e sociali. La mera aggregazione con l’Aquila presenta rischi per la tenuta dell’integrità territoriale dell’attuale Provincia di Teramo». Le altre ipotesi, dalla provincia unica o a due o a tre, vengono ritenute accettabili dalla comunità teramana «solo se tutela la dignità storica di Teramo capoluogo, l’integrità del territorio provinciale e la presenza in esso delle principali funzioni pubbliche statali e regionali (sicurezza, servizi alle imprese, sanità, welfare, giustizia, sistema formativo).

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