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Teramo, riordino province: le proposte dell’Upi

Le province italiane presentano il Manifesto programmatico per la prossima legislatura.

“Nel pieno della campagna elettorale – afferma il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta – il Paese ascolta ogni giorno dichiarazioni dei leader che si candidano a guidare l’Italia per i prossimi 5 anni. Eppure, analizzando i dibattiti politici e le dichiarazioni dei diversi candidati premier e dei rappresentanti dei partiti politici, ci sembra che alcune tematiche rischino di rimanere troppo ai margini.

Come Province – sottolinea Saitta – abbiamo provato a definire alcune proposte programmatiche da sottoporre ai candidati al prossimo Governo e Parlamento.

L’obiettivo non è di produrre l’ennesimo manifesto di rivendicazioni, quanto piuttosto di riportare l’attenzione su questioni che riteniamo centrali per il Paese.

Crediamo che chi si candida a guidare l’Italia per i prossimi cinque anni dovrà considerare prioritario investire nella scuola, nella formazione e negli strumenti che possono sostenere le politiche attive per il lavoro; che per dare nuove opportunità alle imprese e alle economie locali serva intervenire sulle piccole reti di infrastrutture viarie, che sono ormai obsolete; che l’Italia abbia bisogno di attivare politiche che consentano alle istituzioni e alle imprese di cogliere la sfida della green economy e delle infrastrutture immateriali, coniugando la crescita e la diffusione di know how alla promozione dello sviluppo sostenibile; che occorre garantire la messa in sicurezza del Paese, con un’opera costante di contrasto al dissesto idrogeologico e di valorizzazione e tutela del nostro immenso patrimonio paesaggistico”.

La conferenza stampa si terrà giovedì 31 gennaio 2013, alle ore 12,00 presso la sede dell’Unione delle Province d’Italia, Piazza Cardelli 4 (Roma).

Il manifesto programmatico delle Province

Le Province italiane chiedono al nuovo Governo e al nuovo Parlamento di considerare le istituzioni locali come una risorsa del Paese e non come una voce di costo, una spesa inutile e da tagliare, poiché ritengono prioritario il mantenimento dei servizi essenziali erogati ai cittadini.

Occorre pertanto con serenità e determinazione aprire una nuova fase di collaborazione per condividere in modo equo e rispettoso delle diverse attribuzioni, l’onere e la responsabilità di contribuire alla ripresa dell’Italia, puntando sull’approccio territoriale integrato e sulla piena partecipazione degli enti locali, raccomandata anche dall’Unione Europea.

Per questo le Province chiedono:

  • Di adottare nei primi 100 giorni della nuova legislatura interventi normativi per ridurre il taglio imposto alle Province per il 2013 dalle manovre economiche.

  • Di intervenire a correggere ed alleggerire i vincoli imposti dal patto di stabilità interno, che bloccano gli investimenti su strade, scuole e contrasto al dissesto idrogeologico.

  • Di porre al centro delle politiche del Paese la scuola, programmando un piano di riqualificazione, messa in sicurezza e ammodernamento delle scuole pubbliche attraverso un fondo unico per l’edilizia scolastica che raccolga tutte le risorse ora bloccate o disperse.

  • Di rilanciare l’occupazione rafforzando la funzione dei centri per l’impiego delle Province, definendo standard qualitativi nazionali per garantire livelli essenziali delle prestazioni su tutto il territorio, attraverso piani di miglioramento definiti con le Regioni in una logica di maggiore integrazione tra servizi pubblici e privati.

  • Di promuovere la centralità della Provincia quale ente di area vasta in grado di coniugare le vocazioni imprenditoriali e le esigenze di professionalità espresse dai territori, attraverso l’integrazione delle politiche del lavoro con l’offerta di una formazione professionale effettivamente rispondente ai bisogni del tessuto produttivo locale.

  • Di rifinanziare il Fondo per il contrasto al Dissesto idrogeologico, azzerato dalle passate manovre finanziarie e di destinare tali risorse esclusivamente a investimenti diretti alla prevenzione del rischio.

  • Di definire contestualmente un Piano nazionale di tutela del paesaggio e di difesa del territorio che assegni a ciascuna istituzione responsabilità, obiettivi e interventi necessari sul medio e lungo periodo per uscire dalla logica dell’emergenza e progettare uno sviluppo urbanistico e territoriale che ponga la valorizzazione e la difesa del paesaggio come priorità.

  • Di considerare prioritari gli investimenti nelle medie e piccole opere infrastrutturali, rispetto a quelli destinati alle grandi opere la cui costruzione non sia ancora stata avviata, per rafforzare il grado di sicurezza stradale dell’ingente patrimonio viario delle Province, anche al fine di ridurre l’incidentalità.

  • Di riformare le istituzioni nel rispetto della Costituzione in modo complessivo e organico, garantendo ad ogni livello di governo organi autorevoli e risorse adeguate, per dare al Paese un sistema di governo efficace e funzionale che consenta una revisione strutturale della spesa pubblica salvaguardando l’erogazione dei servizi ai cittadini e ai territori.

  • Di procedere all’individuazione delle funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane, in modo da eliminare inutili duplicazioni e razionalizzare la spesa pubblica.

  • Di eliminare gli enti strumentali di non diretta derivazione democratica, oltre 7.000 enti strumentali territoriali (agenzie, società, consorzi) che svolgono senza mandato democratico le funzioni tipiche degli enti locali.

  • Di procedere alla revisione delle circoscrizioni territoriali di tutti i livelli di governo (Regioni, Province e Comuni) abbandonando la strada dei criteri rigidi e numerici, nel rispetto delle vocazioni economiche, delle condizioni socio culturali, delle stesse caratteristiche fisiche dei territori, per dare ad ogni istituzione le dimensioni adeguate allo svolgimento delle loro funzioni.

  • Di istituire le Città metropolitane, in attuazione dell’art. 114 della Costituzione, come enti di area vasta per il governo integrato delle aree metropolitane nel quale fondere la capacità e le competenze dei Comuni capoluogo e delle Province.

  • Di avviare il contestuale riordino dell’amministrazione periferica dello Stato, con la razionalizzazione e l’accorpamento degli uffici periferici, operando così un risparmio sia in termini di spesa pubblica che di snellimento delle procedure amministrative.

 

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