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Teramo: record per evasione fiscale

Risultare “non congrui” è diverso da essere “evasore”, ma la sottile differenza, fatti i dovuti controlli, potrebbe sparire in un attimo e sciogliere il dubbio per cui, il 20% dei contribuenti titolari di Srl, Spa e persone fisiche, risulterebbero non in regola con il Fisco.
In gergo tecnico la congruenza tra l’obiettivo di ricavo fissato dal Fisco e ciò che le aziende riescono a incassare è detta ‘Compliance’ e sta a significare in sostanza la fedeltà fiscale del contribuente e rappresenta il livello di adesione sponanea agli obblighi e gli adempimenti tributari. Un obiettivo che il Fisco tenta di raggiungere attraverso due strumenti: la lotta all’evasione e l’assistenza al contribuente. Quando si crea discrasia si è dunque “non congrui” e a rischio controlli. A livello nazionale il dato, fornito dal Sole24Ore, ci racconta un Paese in cui Spa e Srl sono più ‘lontane’ dai valori giusti rispetto alle persone fisiche, registrando un 29,1% di soggetti non congrui (uno su tre), a dispetto del 19,5% dei secondi (uno su cinque).
Teramo e Chieti le peggiori tra le quattro province abruzzesi sia in termini di ‘incongruenza’ aziendale che di persone fisiche. Per quanto riguarda le Società di Capitali nfatti si classificano, tra le 110 Province italiane esaminate, rispettivamente al 34esimo e il 35esimo posto (L’Aquila è 74esima e Pescara 78esima). Nella provincia teramana i contribuenti (Spa e Srl) sono 2 mila 962 con un reddito medio dell’attività di 18 mila 500 euro e una percentuale di ‘non congrui’ pari al 33%. Poco al di sotto il dato registrato nel chietino dove a non essere in linea con il Fisco è il 31,7% (Spa e Srl) dei 2 mila 915 contribuenti che dichiarano un reddito medio di 19 mila 700 euro. Sebbene ben più in basse in classifica, però, anche i numeri de L’Aquila e Pescara non sono confortanti. Siamo sempre nella categoria ‘aziende’ e se nella città costiera l’incongruità riguarda il 28,3% dei 2 mila 641 contribuenti con un reddito medio di 22 mila 400 euro dichiarato, nel Capolouogo la percentuale sale a 29 con 1.468 contribuenti che al Fisco risultano avere un incasso medio annuale di 29 mila 500 euro.
Stessa storia per il ‘totale dei contribuenti’, dove Teramo va anche peggio rispetto alla 34esima posizione tra le inconguità delle Spa e delle Srl aggiudicandosi una salda 24esima posizione. Ben 18 mila 454 i contribuenti in questo caso che dichiarano 21 mila 900 euro registrando un dato di ‘non congruità’ che interessa il 23,6% dei titolari. Chieti ‘scende’ al 44esimo posto con il 21,5% di ‘incongruità’ registrata tra i 20 mila 644 contribuenti che dichiarano un reddito medio di 20 mila 400 euro. In bassa classifica si invertono Pescara e L’Aquila rispettivamente al 68esimo e l’83esimo posto. Nella città adriatica i possibili evasori sono il 19,9% dei 10 mila 090 contribuenti (reddito registrato 23 mila 200 euro), mentre nel Capoluogo tra i 10 mila 794 contribuenti a rischio è il 18,3% con una dichiarazione dei redditi pari a 23 mila 800 euro.
Anche tra le ‘Persone fisiche’ Teramo in Abruzzo la fa da padrona con il numero più alto di possibili evasori. E’ infatti al 25esimo posto con il 22% di ‘incongrui’ ta gli 11 mila 636 contribuenti che al Fisco dichiarano 21 mila euro l’anno. Chieti è al 51esimo posto con i suoi 14 mila 195 contribuenti che sulla dichiarazione segnano 19 mila 900 euro e hanno una percentuale di ‘non congruità’ del 19,3%. Segue Pescara dove la discrasia con il Fisco la registra il 18,3% dei 12 mila 624 contribuenti con un reddito pari a 22 mila 100 euro. Infine L’Aquila, la più virtuosa d’Abruzzo, con 7 mila 207 contribuenti che registrano 21 mila 100 euro l’anno d’incasso e una compliance del 16,8%.
Soltanto nella categoria ‘Società di Persone’ ad affiancare Teramo c’è Chieti. In entrambe le Province, infatti, si registra il 21,1% di incongruità con rispettivamente 3 mila 534 e 3 mila 856 contribuenti che dichiarano nel teramanto un reddito medio di 23 mila euro e nel chetino di 27mila 200 euro. Pescara è 58esima con i suoi le sue 3 mila 825 società di persone che dichiarano al Fisco un reddito medio di 27 mila 200 euro e un dato di compliance pari al 19,2%. L’Aquila, infine, è 88esima: il 15,8% di ‘non congruità’ col Fisco per i 2 mila 119 contribuenti che hanno un reddito medio di 28 mila 500 euro.
«Di fatto – si legge nell’articolo del Sole24Ore – i risultati variano a seconda dell’area geografica e del tipo di attività economica e non si può affermare che tutto sia in regola neanche laddove tutti (o quasi) sono in linea con gli studi di settore», visto che «bisognerebbe verificare se ciò non dipende anche da fattori almeno in parte legati a una maggiore capacità dei contribuenti di padroneggiare i vincoli imposti dallo strumenti (Fisco), senza che ciò si traduca in effettiva compliance».
Ai professionisti quasi un 10 e lode
Scendendo nel dettaglio, a differenza di quanto si potrebbe pensare, sono i professionisti a risultare i più congrui: oltre nove su dieci raggiungono il risultato fissato dal Fisco. I peggiori sono i commercianti con il 24% di incongruità rispetto al dato nazionale che conta 708 mila 235 contribuenti che dichiarano un reddito medio di 19 mila 500 euro. Seguono a ruolta i Servizi (informatica, costruzioni, alberghi, assicurazioni ecc…) dove i contribuenti sono un milione 763 mila 746 e la dichiarazione media è di 25 mila 700 euro. Subito dopo c’è il settore Manufatturiero (abbigliamento, calzaturifici, moblifici, orefici ecc…) che registrano il 20,1% di incongrui tra i 364 mila 054 contribuenti che dichiarano ogni anno circa 22 mila euro. La differenza è netta: i professionisti ‘non congrui’ sono soltanto il 7,5% dei 661 mila 576 contribuenti con un reddito medio di 48 mila 900 euro.
Insomma essere ‘inconguri’ non è necessariamente essere ‘evasori’, ma è un monito per chi davvero lo è a mettersi in regola prima che salti fuori la magagna.
Fonte: quotidiano d’abruzzo

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