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Teramo: “le imprese muoiono per la p.a.”

Interessante è stata, nelle settimane passate, la discussione sorta attorno all’intervento del giudice teramano del giudice delegato alle procedure fallimentari del tribunale di Teramo, Flavio Conciatori, sul concetto di fallimento di una impresa, da non interpretare come una patente di incapacità o di disonestà. E si affrontava il problema del fallimento di moltissime aziende, ieri sane e oggi messe in ginocchio dalla ‘crisi’, dalla ‘congiuntura economica’, parole diventate il nostro lessico abituale, oggi. Una specie di alibi, in molti casi, per spiegare un crack o, in molti altri casi, la carenza di sostegni, aiuti, il rispetto dei patti contrattuali delle controparti. Sì perchè c’è da guardare un altro lato che molti preferiscono non vedere, quello della pubblica amministrazione. Quale crisi, quale congiuntura economica può essere invocata quando a tardare è la pubblica amministrazione nei confronti di privati creditori? Quando un’azienda muore perchè l’unico ‘cliente’, ovvero l’Ente pubblico, non paga o paga dopo mesi se non anni, i servizi forniti, chi se ne accorge, chi valuta e prende provvedmenti. E nell’immobilismo generato dall’indifferenza, chi e quanti altri imprenditori privati viaggeranno verso il fallimento? Lo spunto a una riflessione più ampia arriva dalla lettera di un imprenditore teramano, la cui azienda florida e innovativa fino a qualche mese fa ha avuto la disgrazia di imbattersi nella cosiddetta PA, un mostro gonfio di ‘travet’ spesso superficiali, se non poco responsabili, sicuramente ‘distratti’ e di dirigenti incuranti, tronfi laddove impotenti nel gestire un sottobosco di impiegati, loro sì veri dirigenti della struttura pubblica. E l’azienda muore perchè loro ‘imboscano’ le pratiche. E non pagano. Con i soldi pubblici, non i loro. Quelli, sono in cassaforte, in una busta paga assicurata a fine mese… Ecco la lettera dell’imprenditore.
«Quando un’azienda del teramano muore un colpevole c’è sempre. L’assassino in genere è un burocrate, un funzionario corrotto, un dirigente arrogante, un impiegato assenteista. Provate ad avere l’acqua alla gola e a vantare crediti con la pubblica amministrazione. La pubblica amministrazione vi lascerà morire, ma non lo farà per proprio vizio strutturale, no. Vi farà morire per colpa di chi immeritatamente lavora in quella pubblica amministrazione stessa per cui voi pagate le tasse che vi strozzano e vi stanno costringendo alla chiusura. Un circolo vizioso pazzesco, causato da mille persone inutili, dannose alla società. L’assessore che vi telefona e chiede piccoli, costanti, ricattatori movimenti che “solo il privato può fare”, il dirigente prezzolato e pieno di sè, in posizione sempre di vantaggio, il funzionario frustrato, cattivo, che imbosca la pratica, che distrugge il documento…. E alla fine c’è l’impiegato che “va in ferie” e che per una pratica aspetta mesi e poi fa arrivare ferragosto e “adesso non si può fare niente” e se ne frega dei pianti, della disperazione di chi a ferragosto dovrà uccidere la propria azienda. Ecco, a Teramo le aziende (e anche le persone), muoiono così. Senza un motivo, per la protervia di alcuni e l’insipienza di tutti. Buon ferragosto ai dipendenti pubblici: l’augurio è che non capiscano mai di che cosa sono responsabili».
Da Emmelle

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