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Teramo, lavoro: asse politico con Pescara

Nasce un asse politico tra Teramo e Pescara. Il patto in cantiere è tra Paolo Gatti e Luciano D’Alfonso. Sarà un convegno d’alto livello ed interesse, che punta sui temi più caldi del momento, cioè la crisi, il lavoro e l’occupazione giovanile, a chiarire meglio questo nuovo accordo che si sta affacciando sul palcoscenico politico regionale.Il patto tra i due potrebbe diventare un laboratorio-Abruzzo che va chiaramente oltre le coalizioni. Quindi al di là dei partiti e della loro crisi di consenso.
Il patto in cantiere viene visto dalla politica come un’alternativa anche a governi esclusivamente tecnici. In parole semplici: Gatti e D’Alfonso insieme potrebbero rappresentare per l’Abruzzo, attraverso una sorta di tandem, una nuova figura sia “transpartitica” sia non composta da tecnici, stile Mario Monti, ma da due personaggi definiti manager del consenso elettorale.
Il primo passo concreto sarà il convegno in cui sono previste, tra le altre, le partecipazioni del presidente del Cnel, l’ex ministro Antonio Marzano e del segretario nazionale della Cisl, Raffaele Bonanni.

Gli argomenti di cui tratterà l’incontro – la cui data sarà resa nota nei prossimi giorni – saranno quelli in cima alla lista delle priorità di Gatti, assessore regionale alle politiche attive del lavoro. I due politici stanno lavorando insieme per organizzare il convegno, ma sembra che sia D’Alfonso a giocare nel ruolo di promotore dell’iniziativa. Torniamo quindi al patto tra l’assessore regionale più votato alle elezioni del 2008 vinte da Gianni Chiodi (sul dipietrista Carlo Costantini) e l’ex sindaco di Pescara che, in pochissimi anni, ha rivoluzionato la geografia politica dell’area metropolitana Chieti-Pescara.
Fino a che non è incappato in una serie di incidenti giudiziari, che si stanno definendo negli ultimi tempi anche in suo favore.
Negli ambienti politici nessuno per ora si azzarda a dare il crisma dell’ufficialità. Nessuno parla di patto già sottoscritto. Ma D’Alfonso, raggiunto per telefono a Spalato, dove ha trascorso la Pasqua, conferma l’imminente convegno sul lavoro e l’occupazione in Abruzzo. E non smentisce le voci, che si rincorrono, su incontri – quasi tutti di sera e lontani da occhi curiosi – avvenuti a Teramo tra lui e Gatti.
I due politici hanno molto in comune. Innazitutto l’imprinting democristiano. Paolo Gatti è figlio di Antonio Gatti, storico sindaco della Dc teramana, considerato un campione di preferenze.
Il giovane assessore regionale deve sicuramente a lui la sua capacità di attrarre consensi.
Anche Luciano D’Alfonso è un figlio della “Balena bianca”, nel suo caso teatina. E deve a Sergio Fortunato Antico, gaspariano doc che in Abruzzo mise in pratica la capacità democristiana di capillarizzare il controllo degli enti, anche nel più piccolo dei cda, la sua preparazione politica. Che lo ha portato, come sindaco di Pescara, a dominare per otto anni la scena partendo da una classica “anatra zoppa”, cioè da una maggioranza nata senza numeri per governare.
Fu scaltro D’Alfonso a portare dalla sua parte, con tutti i mezzi, leciti e non, pezzi da Novanta del centrodestra fino a conquistare numeri granitici per governare.
Anche e soprattutto il consenso elettorale rende i due personaggi politici molto simili e in sintonia. Si è detto degli oltre 10mila voti conquistati da Gatti nel 2008 che gli permisero di superare al fotofinish l’ex An Mauro Febbo e di piazzarsi in cima alla lista dei più votati.
La stessa posizione che, alle precedenti elezioni vinte da Ottaviano Del Turco, era occupata da Marino Roselli, il politico voluto da D’Alfonso e sul quale quest’ultimo fece confluire i sui voti, dopo che l’ex presidente del Senato, Franco Marini, stringendo il patto di ferro con Del Turco, chiuse a D’Alfonso la strada per la presidenza della Regione.
Questo tassello di storia recente d’Abruzzo ci permette di tracciare un’ultima affinità tra i due: Gatti e D’Alfonso hanno sempre agito in posizione dialettica con i propri partiti. D’Alfonso fu persino costretto a mettere su una fondazione (Europa Prossima) con a capo un fedelissimo (Marco Presutti) per finanziare la sua politica del consenso. In altre parole per promuovere convegni di valenza nazionale o inondare l’Abruzzo di manifesti 6 per 3, che il partito (leggi Marini) non gli avrebbe mai sponsorizzato.
Nel caso di Gatti, invece, basta un numero recentissimo per creare il paralello. Quel numero è 43, cioè la percentuale raggiunta, attraverso Emiliano Di Matteo, il suo candidato al coordinamento provinciale, all’ultimo congresso del Pdl dove Gatti, da solo, ha sfidato il ghota teramano del partito di Berlusconi. E i vari Paolo Tancredi, Gianni Chiodi, Lanfranco Venturoni, Mauro Di Dalmazio, Maurizio Brucchi, Valter Catarra, Enrico Mazzarelli e il “valore aggiunto”, Giandonato Morra (l’ex An che con le sue 1800 tessere ha evitato una debacle) hanno toccato con mano la capacità di Gatti di attrarre consensi, impiegando i tre anni trascorsi dalle ultime regionali a piazzare uomini nei cda che contano. Come sapeva fare solo la Dc.
Fonte: il centro

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