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Teramo, imprenditore fa condannare Equitalia: ipoteca illegale

E’ quanto stabilito da una sentenza del tribunale del lavoro: impossibile pignorare per cause legate all’attività imprenditoriale i beni legati all’attività familiare. Di “sentenza illuminante” parlano gli avvocati. Equitalia ti ha tolto un bene necessario al sostentamento della famiglia? Da oggi non sarà più possibile. E’ quanto stabilito da una sentenza del tribunale del Lavoro di Teramo di Luigi Santini che recita come «i beni costitituiti nel fondo, non potendo essere distolti dal loro vincolo di destinazione ai bisogni familiari, non possono costituire oggetto di iscrizione di ipoteca ad opera di terzi». Niente ipoteca sui beni necessari alla vita della famiglia quindi. Gli avvocati Sigmar Frattarelli e Gabriele Rapali, i legali dell’imprenditore, parlano «di sentenza illuminante». E già. Perché l’escalation di rabbia verso le sedi dell’ente di riscossione di tributi, causati dalla scarsa transigenza verso le imprese, strozzate dai debiti e dall’impossibilità di finanziamento hanno imbrattato le pagine dei quotidiani nazionali e locali di tutto lo stivale. E in un certo senso, la sentenza-scudo di Santini, restituisce un po’ di dignità agli imprenditori colpiti dalle sciagure economiche.
NEL 2007 L’INCIPIT – Tutto parte da un mancato riconoscimento di sgravi contributivi dell’Inps: circa 450 mila euro. Non noccioline per un imprenditore socio di un’azienda tessile. Un macigno debitorio di natura contributiva su cui piomba l’egida di Equitalia, che dispone un ipoteca sui beni dell’imprenditore: addio alla casa dove abita, e ad alcuni terreni che sono di sua proprietà personale. Ma a salvare il paniere dei beni accorre laGiustizia: qualche anno prima infatti su quei beni l’imprenditore aveva costituito un fondo patrimoniale. Grazie a questo tecnicismo i beni sono stati etichettati come necessari alsoddisfacimento dei bisogni della sua famiglia. Ma nonostante questa funzionabilità, su cui più volte i legali hanno puntato il dito, «Equitalia», spiega l’avvocato Frattarelli, «iscrive ugualmente l’ipoteca in quanto i beni sono legati allo svolgimento dell’attività di impresa e al soddisfacimento dei bisogni familiari». Insomma: le attività dell’impresa e quelle della famiglia per Equitalia sono inscindibili. Ragion per cui era possibile fare razzia anche dei beni “privati”. Ma l’imprenditore non demorde e presenta ricorso al tribunale del lavoro. Equitalia solleva eccezioni sulla giurisdizione che vengono respinte: il procedimento resta a Teramo. «Il giudice ha stabilito un principio assolutamente sacrosanto», conclude Frattarelli, «che ha posto fine ad un evidente abuso di Equitalia la quale ha iscritto ipoteca, in vista di un pignoramento dei beni del debitore, senza tener conto che è del tutto illegittimo ipotecare o pignorare beni destinati al soddisfacimento dei bisogni della famiglia quando il debito non è riconducibile a bisogni familiari come accade nel caso di un debito per contributi previdenziali o assicurativi». Equitalia, come nei migliori happy ending, dovrà pagare anche le spese processuali.

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