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Teramo, il lavoro che non c’è: CGIL scrive al Vescovo

Riceviamo e pubblichiamo la lettera inviata da Giampaolo Di Odoardo (segretario generale della CGIL) al Vescovo della diocesi di Teramo e Atri Mons. Seccia riguardo alla crisi del lavoro sul territorio:

Egregio Signor Vescovo,

ho ragione di ritenere che Le sia limpidamente presente, nei Suoi pensieri e nelle Sue riflessioni, il dramma che, in conseguenza diuna terribile crisi economica, colpisce, con durezza inusitata, migliaia di famiglie di questa nostra martoriata Provincia. Una Provincia che, come Lei sa, vive, essenzialmente, di manifatturiero, con le sue oltre tredicimila aziende. Tantissimi hanno spento le luci e chiusi gli ingressi.

Gli ammortizzatori sociali, laddove intervengono, portano, nelle famiglie colpite, e per un breve periodo, un salario mensile pari a circa 750 euro. Nel solo periodo Gennaio-Agosto 2012 abbiamo dovuto registrare ben 7.784.188 ore di cassa integrazione. Il numero più alto dell’intera Regione Abruzzo, pur essendo, la nostra, la provincia più piccola.

Soffrono le famiglie e ancor più i giovani, i precari, gli immigrati, le donne, i bambini. E soffrono quelle giovani coppie precarie che un bambino lo desiderano ma non possono permetterselo.Oltre cinquantamila disoccupati e inoccupati, circa novemila i posti di lavoro persi negli ultimi tre anni, il 27% delle famiglie sotto la soglia di povertà: un massacro sociale senza precedenti, a cui si aggiungono le tante sofferenze degli anziani con il 77,3% con pensioni sotto i settecento euro mensili.

La crisi ha radici profonde e lontane: ma essa non è eguale in Italia, non lo è con regioni vicino alla nostra e non è uguale nella stessa Regione, come dimostrano tutti gli indicatori economici. La disperazione ha sbocchi imprevedibili e mille e mille ancora sono le storie che potrei raccontarLe: non lo faccio in quanto convinto che Ella ne conosce ancor di più. Eppurtuttavia alcune soluzioni vi sarebbero. Atti, documenti, impegni e risorse sono lì a testimoniarlo.

Egregio Signor Vescovo, Le scrivo, in verità, per chiederLe un intervento, forte, autorevole, finalizzato a scuotere le coscienze di chi gestisce, ai vari livelli, la cosa pubblica, e agli uomini ed a quelle donne che, ricoprendo ruoli istituzionali, hanno assunto pubblici, solenni ed, ancor più, formali atti di governo e che all’oggi non trovano concretizzazione. Tali incomprensibili ritardi e/o omissioni sono la concausa della sofferenza già citata ed, a volte, la causa delle stesse.

Egregio Signor Vescovo, come vede, non si denuncia soltanto una situazione, non si rappresentano unicamente bisogni, si chiede il rispetto di delibere e di atti sostanzialmente e, ribadisco, formalmente assunti nelle sedi proprie istituzionali. Non auspici quindi ma decisioni. Essendo noto a tutti che la stragrande maggioranza dei soggetti citati, per la loro stessa convinta volontà espressa, sono cattolici praticanti, non rappresenta una non comunione di intenti il venir meno a quanto professato? E, ancor più, a quanto praticato?

Le ho parlato unicamente di questioni che attengono a decisioni di politica economica e sociale, non di quelle questioni di etica, in quanto, i giudizi, non appartengono alla mia cultura laica, al massimo potrei esprimere valutazioni, ma mi astengo anche da queste ultime, interessandomi, unicamente, un Suo deciso intervento ed una Sua chiara presa di posizione pubblica. Se lo vorrà. Ed io mi auguro che Ella lo voglia.

Resto a Sua disposizione per ogni ulteriore documentazione di merito e/o per un incontro, sottolineando che le urgenze sono dettate dai fatti e dalla quotidianità e materialità del vivere quotidiano di vite frammentate e di speranze continuamente interrotte.

La ringrazio comunque e Le porgo i più cordiali saluti

Il Segretario Generale
Giampaolo Di Odoardo

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