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Teramo. Festa dell’Agricoltura, il settore agricolo uno dei più penalizzati nei territori colpiti dal sisma

La Festa Nazionale dell’Agricoltura, l’apertura, il rapporto Censis-Cia sui territori colpiti dal terremoto, gli appuntamenti a Teramo fino al 15 settembre.  Ha partecipato anche il ministro allo Sviluppo del Territorio Flavio Zanonato al convegno di apertura della settima Festa Nazionale dell’Agricoltura in corso in Abruzzo fino a domenica 15 settembre. Due le location della manifestazione di punta della Confederazione Italiana Agricoltori, che ha carattere biennale, iniziata oggi a L’Aquila con la presentazione del rapporto Censis-Cia sull’economia dei territori colpiti dal terremoto (in allegato) e proseguita nel pomeriggio a Teramo, con l’apertura degli stand in cui per quattro giorni saranno in mostra circa 10mila tipicità da tutta italia. La Festa proseguirà domani a Teramo con un doppio appuntamento: il convegno organizzato dall’associazione Cia Donne in campo “Obiettivo: sovranità alimentare nel Pianeta”, alle 10 presso la Sala San Carlo del Museo Archeologico; nel pomeriggio, dalle ore 16 presso la Provincia di Teramo, il convegno promosso dall’Associazione pensionati Cia e Associazione Giovani Agricoltori “Il valore della terra nel passaggio generazionale”.

L’apertura della Festa a L’Aquila

“Apriamo a L’Aquila perché abbiamo a cuore il futuro della città colpita dal sisma e dell’agrocoltura dei territori aquilani che necessita di sostegno e futuro – ha affermato il presidente nazionale della Cia Giuseppe Politi all’apertura del convegno – Un settore, quello agricolo, che sta attraversando un periodo di grande appeal a livello nazionale, ma che ha bisogno di sostegno e di politiche di sviluppo e crescita per poter rappresentare un’opportunità concreta per le generazioni future”.“Abbiamo voluto che la Festa Nazionale dell’Agricoltura avesse il cuore a L’Aquila e il corpo a Teramo, perché era impossibile fare altrimenti – ha affermato il presidente regionale della Cia Domenico Falcone – quattro anni fa abbiamo proposto al presidente Politi di fare la Festa in Abruzzo per fare la nostra parte nella ricostruzione dal terremoto. Oggi questa proposta è diventata realtà e speriamo che questi quattro giorni siano l’occasione di parlare, conoscere, pensare l’agricoltura italiana e abruzzese in modo costruttivo, come un’opportunità da fare crescere per il bene di tutto il Paese”.

Colpito dal rapporto sull’economia dei territori colpiti dal terremoto il ministro Zanonato, che nel suo intervento ha tenuto a sottolinare l’impegno del Governo per risolvere le impasse che bloccano crescita e progetti legati anche all’agricoltura: “Questo convegno mi ha insegnato parecchio torno a casa con un’idea completa di cosa succede quando avviene un sisma, finora non avevo mai colto la drammaticità, anche se avevo avuto modo di imbattermi nei vari terremoti italiani, da quello in Irpinia a quello umbro, ma non in modo diretto – ha detto il ministro – Ora, ascoltando e conoscendo i dati economici riferiti agli effetti di un terremoto sul territorio, credo che vada pensato un supporto non solo alla popolazione colpita, ma anche un sostegno economico ai settori colpiti. L’agricoltura in questi anni è riuscita a crescere, a rendere l’innovazione qualcosa di straordinario è un elemento che va in direzione inversa rispetto ad attività industriali che hanno sofferto. Qui, invece, con il sisma è successo  l’inverso, è accaduto che si è fermata. Dobbiamo mettere meglio a fuoco un elemento così drammatico che forse non è stato colto con la sua drammaticità. E’ questa una cosa che porto al Governo con la mia partecipazione. La maggiore difficoltà sta nei finanziamenti, la burocrazia, è indispensabile dare ai settori sofferenti occasione di crescere e ripartire. Il lavoro che dobbiamo fare è andare nei singoli punti dove ci sono le difficoltà, smontare dei pezzi e sanare il problema”.

Il rapporto Censis-Cia: l’agricoltura è il settore più penalizzato nei territori colpiti dai terremoti

20 milioni di euro di danni dopo il sisma dell’Aquila, 2,4 miliardi nel terremoto dell’Emilia. E la burocrazia può essere un ostacolo alla ripresa. Negli ultimi trent’anni, tra il 1982 e il 2010, in Italia si è perso il 18,8% della superficie agricola. Ma nelle aree colpite da terremoti il fenomeno è stato più accentuato. Tra i comuni disastrati del Friuli (terremoto nel 1976) si è perso nello stesso periodo il 42,9% e in Irpinia (terremoto nel 1980) la superficie agricola è diminuita di un quarto (-24,9%). Quello che sembrerebbe il settore per sua natura più al riparo dagli effetti di un sisma -i danni arrecati a terreni, piante, colture, appaiono meno rilevanti di quelli ai fabbricati ad uso imprenditoriale o civile- risulta, nel lungo periodo, il settore più penalizzato, con l’abbandono delle attività agricole nei territori interessati. Le attività imprenditoriali nel settore agricolo sono diminuite del 78,8% nei comuni colpiti dal terremoto del Friuli (la riduzione a livello nazionale è stata del 48,3%) e del 45,3% in quelli irpini. È quanto emerge da una ricerca realizzata dal Censis per la Cia (Confederazione italiana agricoltori) sullo stato delle economie e delle agricolture nelle aree del Paese colpite dai terremoti dagli anni ’80 a oggi, presentata questa mattina a L’Aquila. Anche nel terremoto dell’Umbria e delle Marche (1997) è l’agricoltura il settore più penalizzato. Tra il 2000 e il 2010 la superficie agricola utilizzata si è ridotta di un terzo, in linea con la tendenza nazionale (-32% a fronte di una riduzione media del 32,4%), ma le imprese sono diminuite nel decennio dell’8,5% nei comuni più danneggiati dal terremoto: un dato molto superiore a quello medio italiano (-2,5%). Diversi sono i fattori che possono spiegare questo fenomeno. Da un lato l’impulso economico generato dalle attività di ricostruzione accelera i processi di sostituzione tra attività primarie e secondarie-terziarie, spostando forza lavoro verso settori, come l’edilizia, fortemente incentivati dall’economia post-terremoto. Dall’altro lato pesa anche la maggiore longevità dei conduttori delle imprese agricole rispetto alle aziende dell’industria e dei servizi, che può spingere più facilmente all’abbandono dell’attività a seguito di un evento così traumatico come un sisma.

Non va poi trascurato che nella scala delle emergenze, che determinano le priorità di intervento nella fase successiva all’evento, solo in rarissimi casi l’agricoltura si trova ai primi posti. Ciò determina un ritardo nel ripristino delle condizioni di impresa che in alcuni settori -soprattutto quello zootecnico e agroalimentare- possono risultare determinanti per la sopravvivenza di molte aziende.

Anche nel terremoto dell’Aquila (2009) il sisma ha impattato su un territorio ad agricoltura diffusa e poco strutturata: con poco più di 2mila imprese e 3.500 occupati, i danni prodotti al settore sono stati quantificati in circa 20 milioni di euro.

Diversa è invece la situazione nel territorio sconvolto dal terremoto della Pianura padano emiliana del maggio 2012, dove i settori agricolo e agroalimentare sono quelli di punta dell’economia locale. Con una superficie agricola di quasi 220mila ettari (il 72,7% di quella agricola totale), quasi 13mila imprese e 58mila occupati, per un valore aggiunto prodotto dalle province coinvolte dal sisma di 2 miliardi e 372 milioni di euro (l’8,4% di quello totale italiano), il terremoto ha prodotto danni diretti e indiretti per un valore di circa 2,4 miliardi di euro.

A distanza di pochi anni, in entrambi i casi l’agricoltura risulta fortemente penalizzata. Se la ricostruzione nei 57 comuni aquilani terremotati è ormai avviata e si intravedono i segnali di ritorno alla vita, con un incremento significativo del numero di imprese (350 nuove imprese, con un incremento del 3,1% tra il 2009 e il 2012) e dell’occupazione (il numero degli occupati è passato da poco più di 111mila nel 2009 a 123mila nel 2012, con un incremento complessivo della forza lavoro dell’11%), l’agricoltura stenta a trovare la via della rinascita. La riduzione del numero degli occupati (-29,4% di occupazione persa nel settore a livello provinciale tra il 2009 e il 2012) dimostra che il comparto oggi incontra forti difficoltà a intercettare i segnali di vitalità che stanno invece interessando le altre economie cittadine. Particolarmente colpita è la zootecnia, che ha visto ridursi del 10,7% il numero delle imprese, anche se nell’ultimo anno si registra una tendenza di segno opposto (+6,1% tra il secondo trimestre 2012 e il secondo trimestre 2013).

La burocrazia può essere un ostacolo alla ripresa, perché non è indifferente il ritardo con cui si è provveduto a sostenere l’impresa agricola. Il principale strumento di sostegno all’agricoltura (la misura 126 del Piano di sviluppo rurale), che prevedeva uno stanziamento di 4,3 milioni di euro, estremamente contenuto rispetto all’ammontare dei danni (20 milioni di euro), è diventato operativo solo nel novembre 2010, con la pubblicazione dei primi bandi, quindi un anno e mezzo dopo l’evento sismico. Peraltro, delle 57 domande presentate dagli agricoltori dell’area, solo 16 sono state approvate e finanziate; per altre 18, pur dichiarate ammissibili, non sono stati reperiti i finanziamenti necessari, mentre 23 domande sono state dichiarate inammissibili per carenze formali. Solo a distanza di quasi due anni, e a ormai tre anni e due mesi dall’evento sismico, è stato aperto un nuovo bando pubblico che, a valere sulla stessa misura, ha messo a disposizione per gli agricoltori e gli allevatori ulteriori 8,6 milioni di euro. A luglio 2013 sono state approvate le graduatorie, secondo le quali sono state ammesse al finanziamento 51 domande, tra cui le 18 già giudicate ammissibili dal precedente bando, ma non finanziabili. Complessivamente i fondi erogati per il ripristino delle attività agricole sono stati circa 12 milioni di euro. Questi sono i principali risultati della ricerca «L’agricoltura, l’economia, la società nelle aree colpite dai terremoti in Italia», realizzata dal Censis per la Cia (Confederazione italiana agricoltori), che è stata presentata oggi a L’Aquila nell’ambito della Festa nazionale dell’agricoltura da Ester Dini, responsabile del Settore lavoro e rappresentanze del Censis, e commentata tra gli altri da Domenico Falcone, presidente Cia Abruzzo, Massimo Cialente, sindaco dell’Aquila, Filippo Rubei, presidente Cia L’Aquila, Giuseppe Politi, presidente nazionale Cia, Flavio Zanonato, ministro dello Sviluppo economico.

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