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Teramo, consorzio di imprenditori per salvare il basket?

Ormai il binomio fra deadline e Teramo Basket è diventato indissolubile. Scadenze e speranza di restare in Serie A si fondono nuovamente in queste ore che separano la società biancorossa dal 30 giugno, giorno in cui scatteranno i termini d’iscrizione per la prossima Serie A. Se entro sabato non si otterranno le liberatorie dei giocatori (sia gli atleti che hanno dato il via all’iter per la presentazione dei decreti ingiuntivi e sia chi non lo ha fatto), se non verrà coperta la fideiussione di 300.000 euro e se non verranno versate altre 300.000 euro per l’iscrizione, sarà impossibile per i tifosi biancorossi assistere al prossimo campionato di Serie A da protagonisti. Senza contare che un’altra eventuale stagione sarebbe da programmare e coprire economicamente (con i debiti pregressi, seppur “spalmabili” su più anni, da portare sul groppone). Ci vuole liquidità, insomma. Subito, e tanta. Ma allora è veramente finita qui la storia del Teramo Basket in Serie A? Veramente non esistono più possibilità di vedere ancora la pallacanestro di vertice in città?

Una via d’uscita, impervia da percorrere, alla quale appigliare una speranza, porterebbe verso la soluzione più gettonata d’Italia. E si tratterebbe di un consorzio di imprenditori, da formare sulla falsa riga di quanto fatto dal management della Cimberio Varese nell’estate del 2010 (che conta attualmente più di 60 soci). Un modus operandi poi divenuto vero e proprio modello di riferimento per tante altre società (ad esempio Treviso, Caserta, Pesaro, Casale Monferrato) che si trovano a fronteggiare la crisi strutturale di un intero movimento sportivo. Ma i tempi sono strettissimi, e una tale ipotesi sarebbe percorribile ed efficace solo se la spinta da parte dell’imprenditoria locale fosse forte. Inoltre, la riuscita di un’eventuale “partership” sportiva presuppone non solo un gran numero di partecipanti ma anche l’intenzione dell’attuale proprietà di andare avanti e di contribuire nell’immediato. Intenzione che la famiglia Pellecchia non ha dimostrato ultimamente. Senza contare che resterebbe la pesante penalizzazione (gli 8 punti commissionati dalla ComTec per non aver ottemperato nei tempi previsti ai versamenti dei contributi) da gestire. Ma almeno resterebbe da gestire anche il futuro del Teramo Basket nella massima serie.

Paolo Marini per Teramo news

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