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Teramo, Confesercenti su province: “criteri iniqui e assurdi”

Un nuovo intervento sulla recente seduta del Consiglio regionale durante il quale si è discusso sulla legge di riscrittura della geografia istituzionale delle Province. Stavolta è Antonio Topitti, presidente provinciale Confesercenti: “L’inserimento nella spending review dell’accorpamento delle Province con criteri iniqui e assurdi – si legge nella nota -, senza dare indicazioni di riferimento per tutti gli enti territoriali provinciali a servizio della comunità, da parte del governo Monti, ha distolto come a suo tempo previsto, la maggior parte degli italiani e in particolar modo gli abruzzesi, da quelli che sono i veri problemi sul tappeto scatenando feroci lotte di campanile. Cosa più grave, si è dimostrata la totale inadeguatezza dell’attuale dirigenza politica regionale sia di centro destra che di centro sinistra nel dare risposte concrete, in quanto è sotto gli occhi di tutti la frantumazione generale che c’è stata nei partiti di tutto il territorio abruzzese, come dimostrano le decisioni assunte dal CAL che ha avuto una maggioranza minoritaria di 8 voti su 21 per la proposta di due nuove Province abruzzesi: Pescara – Chieti, L’Aquila-Teramo”.

Ma per Topitti c’è margine per intervenire ancora: “Constatiamo che la decisione deliberata a maggioranza dal Consiglio Regionale – si legge ancora nel comunicato – , di proporre al governo nazionale nessuna Provincia è la meno peggio, in quanto oltre che lasciare le porte aperte per il ricorso di anticostituzionalità del provvedimento, dà indicazioni al pari di tante altre regioni per l’azzeramento di tutte le Province, con procedimento di riforma di legge costituzionale. Aggiungiamo noi, se veramente si vuole ridurre la spesa pubblica ad oggi ancora in aumento, con ulteriori incrementi del debito pubblico nazionale, di riformare interamente lo Stato con procedimento di legge costituzionale, sia a livello centrale che periferico, dimezzando il numero dei parlamentari e le rispettive guarentigie, abolendo tutte le Province e tutte le Regioni, in primis quelle a statuto speciale, costituendo un sistema di Macroregioni e Macroprovince con competenze ben definite e fare manovre per forte riduzione di tutti i costi della pubblica amministrazione, eùd eliminazione degli enti inutili, soprattutto a livello dirigenziale. Riformare sì, ma tenendo ben presente l’importanza economica e amministrativa dei centri urbani periferici, che fanno riferimento alle Province istituite fino al 1970, denominandoli Distretti, sui quali dovranno insistere le sedi periferiche di tutti gli enti pubblici e dello Stato al servizio del cittadino”.

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