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Teramo, bancarotta da 3 mln: 3 imprenditori arrestati

Si allarga ai professionisti l’inchiesta della procura e della Guardia di finanza teramani sulla bancarotta da 3 milioni di euro sull’asse Lugano-Cipro: assieme alla concessione degli arresti domiciliari a Nicolino Di Pietro, uno dei tre imprenditori arrestati, sono le novità che emergono all’indomani dell’interrogatorio di oltre cinque ore tenutosi dinanzi al gip di Maurizio Di Pietro e Guido Curti, ritenuti gli aministratori di fatto delle società fallite e coinvolte nell’indagine.

UNA VILLA AI PRATI DI TIVO. I soci hanno scagionato il terzo arrestato e confermato quello che avevano già dichiarato al pubblico ministero Irene Scordamaglia e al gip Marina Tommolini nell’interrogatorio di garanzia all’indomani degli arresti: a gestire le operazioni finanziarie aveva provveduto il loro consulente commercialista, Carmine Tancredi, e l’emissario della società svizzera, la Colombo, che trattava la sistemazione dei conti all’estero egli investimenti in partecipazioni in società con sede legale a Cipro. Ma stavolta hanno detto anche di più, rispondendo in questo senso alle sollecitazioni del pubblico ministero, chiarendo e portando esempi. In particolare, per spiegare di essere poco al corrente di che fine faceva il denaro delle società e che operazioni contabili venivano messe in essere per dare un destino al denaro. Due su tutti: un versamento di 350mila euro su un conto svizzero intestato a Di Pietro e Curti ma non di loro proprietà e una villa ai Prati di Tivo, del valore di quasi mezzo milione di euro, intestato allo stesso Maurizio Di Pietro ma di fatto “pagata” da qualcun altro.

PM E FINANZA DI NUOVO IN CAMPO. Il gip avrebbe dato indicazioni e indirizzi, il pubblico ministero e la Finanza metteranno in campo le proprie forze per la verifica di quanto asserito dai due imprenditori nel confronto con lo stesso gip nel carcere di Castrogno. Insomma, il campo di indagine è destinato ad allargarsi, così come probabilmente anche la lista degli indagati.

AI DOMICILIARI UNO DEI FRATELLI. Intanto ha lasciato il carcere, dopo 20 giorni di detenzione, Nicolino Di Pietro, uno dei due fratelli imprenditori nel settore delle costruzioni e del’attività estrattiva, arrestato. A convincere il gip ad alleggerire lo status di detenzione sono state le dichiarazioni degli altri due indagati che hanno scagionato Nicolino Di Pietro, definendolo estraneo alle attività e alle operazioni delle società fallite.  Lunedì la posizione giudiziaria di Mauriziko Di Pietro e Guido Curti sarà all’esame dei giudici del tribunale del Riesame dell’Aquila. A loro ha infatti ricorso l’avvocato Cataldo Mariano, difensore delle persone indagate nella vicenda.

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