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Teramo. Acqua e captazioni sotto il Gran Sasso: dai Sindaci una serie di proposte

Interventi strutturali, protocolli d’emergenza e di comunicazione di crisi; partecipazione degli enti locali e trasparenza sui dati: queste le principali proposte dei sindaci del teramano sull’acqua del Gran Sasso

Chiesto un rapporto sull’utilizzo dei 100 milioni stanziati per la messa in sicurezza: l’acqua è un patrimonio di tutti e anche il Governo viene chiamato in causa

Interventi strutturali finalizzati alla definitiva messa in sicurezza della captazione delle sorgenti del Gran Sasso con l’intervento, anche finanziario dei soggetti coinvolti ognuno per la sua parte: Istituto nazionale di Fisica Nucleare e quindi il Governo, Strada dei Parchi e Ruzzo reti; rapporto puntuale sull’utilizzo dei 100 milioni prima stanziati per la realizzazione della “terza canna” del traforo del Gran Sasso e poi, dopo il definitivo abbandono del progetto, destinati dal Parlamento (con un emendamento che fu presentato proprio da Giovanni Lolli) alla definitiva messa in sicurezza delle sorgenti; adozione di un protocollo dell’emergenza e di un protocollo di comunicazione di crisi con il coinvolgimento di tutta la filiera che garantisca informazioni tempestive, chiare, documentate e trasparenti ai cittadini.

Queste le tre grandi questioni sulle quali poggia un ordine del giorno elaborato dalla Provincia, sulla base delle proposte dei Sindaci e di quanto emerso questa mattina nel corso dell’assemblea alla quale hanno partecipato, fra gli altri, il vicepresidente della Giunta regionale, Giovanni Lolli; il direttore della Asl Roberto Fagnano; il presidente della Ruzzo reti Antonio Forlini.

L’ordine del giorno sarà sottoposto ad approvazione nella prossima seduta prevista per venerdì 26 maggio alle ore 16. L’ordine del giorno mette anche altri punti fermi: ribadisce che la risorsa idrica ha priorità assoluta per cui l’approvvigionamento idrico alle sorgenti del Gran Sasso è bene indisponibile e irrinunciabile per la comunità provinciale; chiede di superare i limiti della legge regionale 9 del 2011 (costitutiva dell’Ente regionale risorse idriche) che non garantisce la reale partecipazione dei territori al governo della risorsa idrica e che: “nei fatti – ha dichiarato Renzo Di Sabatino – non ha mai funzionato come non funziona l’ente unico sui rifiuti”. Infine si chiede l’istituzione di un Comitato tecnico-scientifico con la partecipazione di una rappresentanza di Sindaci.

“Ho voluto trasferire il dibattito su quanto è successo la scorsa settimana nel luogo istituzionalmente più corretto, l’Assemblea dei Sindaci, perché i primi cittadini sono le massime autorità in fatto di protezione civile, ordine pubblico e sicurezza della popolazione” ha dichiarato in apertura dei lavori Renzo Di Sabatino che ha aggiunto: “nella scala dei valori l’acqua ha il posto più alto. Bisogna salvaguardare il diritto dei cittadini ad avere un’informazione seria e corretta; il diritto a poter contare su procedure tracciabili e trasparenti. Anche se non è accaduto nulla di drammatico e l’acqua è sempre stata potabile quello che è successo è un segnale che non può essere dimenticato e che oggi ci chiama a fare delle scelte”.

E sulle cose da fare è stato molto netto il vicepresidente Lolli. “La commissione regionale istituita a dicembre ha già prodotto dei risultati e, insieme al lavoro che faremo, sarà reso disponibile. Non possiamo rinunciare all’INFS, tanto meno all’autostrada, quindi, vanno fatti sostanziosi interventi per mettere in sicurezza le captazioni. Le tecnologie che abbiamo a disposizione oggi, e che ieri non c’erano, lo permettono. Intanto cercheremo di capire quanti dei 100 milioni stanziati allora sono stati realmente spesi. E questa è una partita che vedremo con il Governo. Poi con l’Istituto di Fisica nucleare si sta già valutando un sistema per captare le acque a servizio del laboratorio non alla sorgente, come accade ora, ma attraverso una sonda e in profondità. Questo eviterebbe rischi di contaminazioni. Anche la Strada dei Parchi deve fare la sua parte: entro il 2019 dovranno essere realizzati dei lavori piuttosto importanti per migliorare la sicurezza e la percorribilità. I lavori devono essere eseguiti con un protocollo di sicurezza che noi dobbiamo poter valutare e utilizzando materiali meno impattanti e pericolosi. Da oggi al raggiungimento di questi obiettivi di medio e lungo periodo vanno rafforzati i sistemi di controllo individuando, perché ci sono, strumenti e sistemi che consentono, in caso di incidente, di valutare immediatamente la potabilità delle acque”.

Naturalmente sono intervenuti anche Roberto Fagnano e Antonio Forlini, rispettivamente direttore Asl e presidente della Ruzzo reti.

“Va ribadito che l’acqua è ed è sempre stata potabile, il monitoraggio viene fatto costantemente. In tutti i prelievi, le sostanze sono state sempre conformi e nei limiti stabiliti dalla legge.Ricordo che dal punto di vista formale solo l’Arta ha la titolarità per effettuare le analisi. E’ per questo che presto sarà riaperta la sede di Teramo con cui la ASL stipulerà una convenzione per avere i risultati in tempi più rapidi” ha sottolineato Fagnano.

Forlini ha parlato di: “Allarmi infondati, il provvedimento è stato affrettato e poco concertato, testimonianza ne sia che nessuna segnalazione è arrivata al nostro call center rispetto all’odore e al sapore dell’acqua”. Ha aggiunto, però, che: “Bisogna eliminare in fretta il conflitto di attività fra captazioni, autostrada e laboratorio e che bisogna adottare al più presto un protocollo di crisi perché il deficit di credibilità che ha coinvolti le istituzioni è molto grave”.

Molti gli interventi dei Sindaci e le loro proposte sono state sintetizzate nel documento che sarà ufficialmente approvato venerdì prossimo; un documento che verrà inviato a tutti gli organi di Governo sovraterritoriali. I lavori dell’Assemblea sono stati seguiti anche dai consiglieri regionali Giorgio D’Ignazio e Paolo Gatti e dalla presidente e dal direttore dell’Istituto Zooprofilattico Abruzzo e Molise, Manola di Pasquale e Mauro Mattioli.

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