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Un fisico dell’Università dell’Aquila, Gianni Profeta di Citta’ S. Angelo, Pescara, ha scoperto una nuova proprietà del grafene: la superconduttività. Lo dimostra in una ricerca (svolta in collaborazione con l’Università di Parigi) pubblicata su “Nature Physics”.

Ma cos’è il grafene estratto dalla grafite? Ognuno di noi può produrre grafite, semplicemente tracciando un segno con la matita su un foglio. A sintetizzare per primi il grafene furono però, nel 2004, Andre Geim e Konstantin Novoselov, che per questa scoperta sarebbero stati premiati col Nobel per la Fisica 2010. Fu subito chiaro che il “bidimensionale” grafene, aveva vantaggiose caratteristiche fisiche, tali da renderlo l’erede del silicio. Tra queste ne è stata a lungo ricercata una, straordinaria (per le innumerevoli applicazioni tecnologiche): la superconduttività, cioè la proprietà per la quale alcuni materiali trasportano corrente elettrica senza alcuna resistenza al di sotto di una determinata temperatura. Gianni Profeta e i suoi colleghi, mediante calcoli teorici, hanno scoperto una possibile strada per rendere il grafene un superconduttore. Insomma, l’ultima frontiera della ricerca dei superconduttori e quella che si annuncia come una nuova era della rivoluzione industriale partono un po’ anche dall’Aquila.

Se il grafene è il “nuovo silicio”, L’Aquila potrebbe essere la nuova “Silicon valley”? Che cosa le manca per diventarlo? C’è una qualche speranza che tra l’Università e l’ex Polo Elettronico dell’Aquila si stabilisca un rapporto virtuoso come è esistito tra Stanford University e Santa Clara Valley?

L’università dell’Aquila ha un’importante tradizione nella fisica dello stato solido, sia sperimentale che teorica, e rappresenta un centro riconosciuto a livello nazionale e internazionale. In effetti la prima presentazione dei miei risultati è stata fatta a maggio scorso, proprio qui all’Aquila, in un congresso intitolato “Graphita”, al quale erano presenti i più grandi esponenti della fisica del grafene, compreso il premio Nobel Novoselov. Questo per dire che la fisica del grafene e i suoi sviluppi passano sicuramente anche per L’Aquila. Allo stesso tempo, la città e il suo territorio hanno una tradizione altrettanto importante nell’ambito dell’elettronica e della tecnologia industriale. I presupposti dunque ci sono. Sarebbe auspicabile che le recenti scoperte sul grafene e le sue potenzialità stimolassero nuovi rapporti tra università e realtà industriali di nano e micro-tecnologia presenti nel territorio, definendo nuovi paradigmi di collaborazione. Più che alla “Silicon Valley” il modello a cui penso è quello dei “Bell Labs” nel New Jersey, in cui si lasciavano “germinare” idee ed innovazioni. Non a caso, da quel modello sono scaturite la maggior parte delle invenzioni che hanno rivoluzionato la storia dell’umanità.

Che cosa possono fare le associazioni di categoria degli imprenditori per aiutare i ricercatori e “trarre benefici” dai loro studi?

Le competenze scientifiche ed il patrimonio culturale delle università, con le sue capacità formative, devono essere messe a disposizione per la soluzione di problemi industriali e per il miglioramento dei processi produttivi, mediante collaborazioni e progetti comuni. Le aziende e i gruppi industriali devono ricambiare con investimenti in ricerca di base a lungo termine e sviluppo nelle università stesse. Bisogna infatti aver chiaro che il lavoro di ricerca genera “profitti” in direzioni molteplici, spesso al di là del raggiungimento di un obiettivo concreto in tempi certi e brevi. Voglio dire che i “profitti” degli investimenti sulla formazione di cultura non sono facilmente quantificabili e spesso nemmeno prevedibili, giacché in questo campo è di prassi che si compiano nuove e continue scoperte proprio durante il lavoro (basti pensare che il grafene e’ stato scoperto quasi per gioco). Nuove competenze, competitività, acquisizione di brevetti, innovazione dei prodotti, tecniche alternative di produzione: questo è l’indotto che deriverebbe da una maggiore e più proficua collaborazione.


Che ricadute ha il territorio che ospita la Facoltà di Fisica dal vostro lavoro? Potrebbero esserci altri modi per valorizzare la presenza di una simile eccellenza all’Aquila?

Nei giorni scorsi, sulla versione on-line della prestigiosa rivista scientifica Nature Physics sono stati pubblicati i risultati di un lavoro svolto di recente da Gianni Profeta, ricercatore del Dipartimento di Fisica dell’Università dell’Aquila e dal Cnr,