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Sulmona verso il gasdotto, nonostante le proteste

Infuriano le proteste dei Comitati cittadini per l’ambiente, contrari al passaggio del gasdotto Snam nel territorio di sulmona. In una lettera dai toni vibranti, si scagliano contro il tavolo al quale hanno partecipato il sottosegretario De Vincenti e i rappresentanti degli enti locali.
“Come mai, appena 12 giorni dopo il tavolo-farsa del Sottosegretario De Vincenti, è partita dal Ministero dello Sviluppo Economico la procedura per autorizzare la centrale di compressione a Sulmona?” si legge nella lettera dei comitati. “Che cosa hanno detto, nell’incontro di Roma del 10 maggio, i rappresentanti della Regione Abruzzo, della Provincia dell’Aquila e del Comune di Sulmona?
Se si fossero battuti, con fermezza, contro il devastante progetto della Snam, il Ministero ben difficilmente si sarebbe mosso, subito dopo, con tanta arroganza. Di argomentazioni molto forti i nostri rappresentanti istituzionali ne avevano in abbondanza:  la risoluzione della Camera dei Deputati che, a causa della elevata sismicità del territorio, impegna il Governo nazionale a “disporre la modifica del tracciato”; le due risoluzioni del Consiglio Regionale dell’Abruzzo, con le quali si impegna il Governatore Chiodi a negare l’intesa  con lo Stato; le due delibere di contrarietà della Provincia; le sei delibere di contrarietà del Comune di Sulmona; il totale contrasto della centrale con il Piano Regolatore del Comune di Sulmona e con il Piano Regionale per la Tutela  della Qualità dell’Aria; l’illegittima suddivisione della procedura in due parti, una per la centrale e l’altra per il metanodotto;  l’incredibile modifica della finalità della centrale, non più a supporto del metanodotto ma per i campi di stoccaggio del gas di San Salvo!
Con tutte queste ragioni i rappresentanti di Regione, Provincia e Comune avrebbero potuto chiudere la partita il 10 maggio. Invece, che cosa è successo?”
“Ce lo spiega chiaramente il verbale del “tavolo”, redatto dal Ministero, dal quale si evince che I “NOSTRI” NON SONO ANDATI A ROMA PER DIRE DI NO MA, AL CONTRARIO, SONO ANDATI PER DARE IL VIA LIBERA ALLA CENTRALE E AL METANODOTTO. 
Coloro che, ANZICHE’ DIFENDERE IL NOSTRO TERRITORIO, LO HANNO COLPITO ALLE SPALLE,  hanno un nome e cognome:  si chiamano Gianni Chiodi (Presidente della Regione Abruzzo), Mauro Di Dalmazio (Assessore Energia della Regione Abruzzo), Antonio Sorgi (Dirigente della Regione Abruzzo), Antonella Di Nino ( Vice Presidente della  Provincia dell’Aquila), Gianni Cirillo (Assessore del Comune di Sulmona).
Il Presidente Chiodi, si legge nel verbale, ” illustra” la risoluzione del Consiglio Regionale del 14 febbraio scorso, e “lascia la parola” ad Antonio Sorgi. Cosa fa Sorgi? Tira in ballo la legge regionale sulle “opere di urbanizzazione ed assimilate” per le quali non occorre la conformità urbanistica.
Il mega gasdotto, di 687 km, con un tubo di un metro e 20 cm, a cinque metri di profondità, è equiparato al tubo che porta il gas nelle nostre case! Ma non basta, siccome la legge regionale dice che opere “assimilate” sono sottostazioni e centraline, Sorgi aggiunge : “L’impianto di compressione, ancorché di dimensioni importanti, potrebbe rientrare nella dizione di opere assimilate”.
Traduzione : per la Regione non c’è alcun problema! E la Di Nino? Sempre dal verbale del “tavolo” :
“La Provincia non ha competenza sull’impianto di compressione”(!); “Sul metanodotto il Consiglio  provinciale ha emesso una delibera che ricalca quella del Comune di Sulmona”. Non è affatto vero, ma guarda caso nell’ ultima delibera del Comune di Sulmona si sposano in pieno le assurde tesi di Sorgi. Ma allora la Provincia è favorevole o contraria?
A sciogliere il mistero è sempre la Di Nino : “comunque gli uffici tecnici si sono espressi per la non contrarietà all’opera”(!).
Ed ecco finalmente l’assessore Cirillo, testuale: “A nessuno piace avere sul proprio territorio una infrastruttura simile, ma essendo l’opera di importanza nazionale, così come affermato dal Ministero e considerato l’interesse nazionale ci si è espressi con diverse delibere che riflettono il dibattito locale”. Cioè, le delibere sono state fatte solo per accontentare i cittadini e farli stare zitti? Per fugare i dubbi Cirillo chiarisce che la delibera “fondamentale è quella del 5/4/2012 in cui è stato espresso il parere sulla conformità urbanistica”.
Infatti, in sintonia con Sorgi, in questa delibera – votata dalla sola maggioranza consiliare  e fortemente voluta da Cirillo – si sostiene che il metanodotto non necessita di conformità urbanistica. E la centrale di compressione? Come si è visto, per questi signori, è semplicemente un’opera “assimilata”, cioè una “centralina”, un’appendice del metanodotto. Quindi non c’è problema !!!”
La lettera si chiude con un laconico “Lasciamo all’intelligenza dei cittadini ogni ulteriore commento: a noi sembra superfluo!!!!”
Al fianco dei comitati si è schierato anche il senatore IdV, Alfonso Mascitelli.  Ad una interrogazione parlamentare IdV (primo firmatario proprio Mascitelli), ”il sottosegretario – riferisce il Senatore – ha messo nero su bianco che la Snam Rete Gas non ha nessun obbligo normativo nel presentare una richiesta di autorizzazione da sottoporre a Vas, Valutazione ambientale strategica, e che il Ministero dell’Ambiente ha comunque concluso favorevolmente il giudizio di compatibilita’ ambientale anche per le parti di gasdotto ricadenti nel territorio della nostra regione”. ”La nostra preoccupazione, quindi – spiega Mascitelli – e’ che le modifiche legislative introdotte di recente alla legge regionale n.7 o possono essere impugnate dal Governo o sono tardive perche’ il Governo ha fatto capire chiaramente, nella risposta all’interrogazione, che la disponibilita’ ad attivare un tavolo tecnico e’ finalizzata soltanto a spiegare le motivazioni delle scelte adottate e delle incidenze dell’opera sul territorio abruzzese e non invece ad esaminare l’eventualita’ di tornare indietro su queste decisioni”. Per il Senatore IdV, tra l’altro, ”i problemi rischiano ulteriormente di aggravarsi perche’ non aiuta l’imminente decreto legge, cosiddetto sviluppo, che il Consiglio dei Ministri si appresta a varare e che va verso una ulteriore accelerazione del potere decisionale del Governo, soprattutto quando si e’ in presenza di un procedimento amministrativo gia’ nelle fasi finali”. Mascitelli si dice convinto che ”se andiamo avanti con tavoli tecnici o per addetti ai lavori, l’iter procedurale rischia di arrivare ad una conclusione, negativa per noi, facendo un passo dietro l’altro mentre, ora piu’ che mai, occorrerebbe una mobilitazione generale, pacifica ma ferma, che restituisca alle popolazioni il pieno diritto di partecipazione ai processi decisionali”.

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