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STATO DI AGITAZIONE PERMANENTE

proclamato dalla Città il 24 giugno

con seduta straordinaria del Consiglio Comunale a P.za Navona, Roma, condividendone le motivazioni.

Gli imprenditori del COMITATO PICCOLA INDUSTRIA DI CONFINDUSTRIA L’AQUILA HANNO ADERITO IL 7 LUGLIO alla mobilitazione delle forze locali che si sono recate a Roma a manifestare

per dare sostegno alla causa della Rinascita dell’Aquila

 

“Ad oggi non si sa quale sarà la situazione delle Partite Iva esistenti alla data del 6 aprile: tanto si è detto, ma nei fatti si è pensato solo ai “prenditori” e non agli “Imprenditori”, perché le misure emanate fino ad oggi sono rivolte solo a chi verrà all’Aquila a fare business e approfitterà di tutte le agevolazioni e non a chi era già qui e vorrebbe restarci”  ha detto Modesto Lolli, Presidente del Comitato Piccola Industria dell’Aquila. “Ci vuole un provvedimento ad hoc – ha concluso – per le attività preesistenti nell’area del dissesto, si pensi solo che non sappiamo che fine abbiano fatto migliaia di Partite Iva, sparite nel nulla.

Fino ad ora abbiamo visto solo una riproduzione del provvedimento redatto per la zona franca di Pescara già prima del terremoto, ma nulla di specificatamente pensato e cucito per il nostro territorio.

Al pastrocchio generale si è poi aggiunta anche la modifica per cui le ZFU sarebbero diventate “zone a burocrazia zero”, secondo le quali i fondi sarebbero stati rimessi direttamente ai Comuni e i Sindaci avrebbero deciso con assoluta discrezionalità a chi concedere i benefici.

Ora siamo tornati ZFU, hanno raddoppiato i fondi, ma le agevolazioni sono solo per chi viene da fuori: è assurdo che le imprese aquilane esistenti prima del sisma, in sofferenza debbano pagare pagare di più rispetto  a  quelle che arriveranno e che avendo maggiori agevolazioni possono essere nella migliore delle ipotesi una concorrenza sleale; molti dovranno chiudere la società e riaprirne una nuova, è vergognoso che nel 2010 dobbiamo vedere ancora queste cose e ringraziare i nostri amministratori e pubblici burocrati che a distanza di un anno e mezzo continuano a perdere tempo e a giocare sulla pelle delle imprese e dei cittadini con le loro ordinanze scritte con i piedi senza dialogare tra di loro e senza coinvolgere le imprese locali.

La ricostruzione dipenderà dalle risorse disponibili e dalla qualità della governante.

Occorre dunque maggiore responsabilità, soprattutto da parte di chi opera nelle istituzioni.

Ognuno deve fare il proprio mestiere e deve farlo bene, non possiamo continuare ad assistere ai “superman” che hanno molteplici incarichi e come al solito non ne fanno bene nemmeno uno.

Ogni politico dovrebbe pensare a svolgere bene il proprio ruolo e non a fare incetta di incarichi e a gettare il terremoto in rissa politica è un grave errore che rischia di nuocere gravemente alla ricostruzione.  Occorre invece recuperare una forte unità di intenti delle migliori energie della città, di destra e di sinistra, fare squadra con le imprese verso l’obiettivo comune: la rifondazione materiale ed immateriale dell’Aquila.

 

 

Le richieste delle micro, piccole e medie  imprese  al Governo Centrale e Locale erano e restano:

  1. 1.       salvaguardia delle attività produttive dei comuni del cratere con azioni di coinvolgimento nelle attivita’ di ricostruzione generale delle aree colpite;
  2. 2.       no tasse  ma tempi certi per la restituzione in linea con gli esempi dei terremoti passati;
  3. 3.       vera zona franca e no alle forme discriminanti che vedono escludere dai benefici le imprese attive al 6 aprile 2009;
  4. 4.       favorire gli insediamenti delle nuove imprese inserendo la premialita’ per accordi di partnership con le imprese locali;
  5. 5.        un netto miglioramento del funzionamento della burocrazia che, ormai, pervade la gestione di tutti gli enti locali che sono completamente scollegati tra di loro e non riescono a dare risposte certe in tempi certi alle imprese ed ai cittadini.

Di tutto quanto sopra nulla è stato ottenuto. “Cornuti e mazziati” ha concluso Modesto Lolli prima di chiudersi in un rabbioso silenzio.

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