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STAGE E APPRENDISTATO: Strumenti per lo sviluppo dell’occupazione

DI CARLO IMPERATORE

Responsabile Relazioni Industriali

Unione Industriali di L’Aquila

 

Tra gli strumenti più importanti previsti dalla legislazione vigente per favorire lo sviluppo dell’occupazione o meglio per combattere il fenomeno della disoccupazione giovanile figurano i Tirocini Formativi e di Orientamento (Stage) e l’Apprendistato. Gli istituti in questione pur avendo la finalità analoga di promuovere l’inserimento dei giovani in azienda, sono giuridicamente e strutturalmente differenti. Infatti, se il Tirocinio Formativo e di Orientamento (TFO) non è un rapporto di lavoro, con la conseguenza che nei confronti del tirocinante e dell’impresa che se ne avvale non trovano applicazione gli effetti tipici del rapporto di lavoro subordinato, l’apprendistato è un vero e proprio rapporto di lavoro che si qualifica “speciale” poiché la sua struttura, sensibilmente diversa dallo schema generale del rapporto di lavoro, trova la sua disciplina in una legge (L. n. 25 del 1955).

I TFO sono regolati dal D.M. n. 142 del 25 marzo 1998 di attuazione dell’art. 18 della L. n. 196 del 1997 (Pacchetto Treu). Questa regolamentazione appare eccessivamente rigida, perché dà una scarsa attenzione all’autonomia gestionale delle strutture formative, con conseguente mancanza di flessibilità nell’attuazione degli Stages e scarsa valorizzazione del ruolo delle imprese. Non mancano, comunque, e per fortuna, gli aspetti positivi, anzitutto il riconoscimento della dignità formativa del lavoro, l’attribuzione della legittimazione a promuovere gli stages anche a “soggetti privati”, la possibilità di prolungare e rinnovare la durata dei tirocini ed infine di modulare le esperienze in funzione del tipo di percorso formativo dell’utente.

L’esigenza prioritaria di un percorso educativo e formativo moderno, finalizzato a coniugare domanda e offerta di lavoro, è creare un’alternanza continua tra formazione e lavoro. Dunque, sarebbe auspicabile, che anche gli studenti italiani, come quelli Europei, seguano percorsi che integrino la formazione teorica a quella pratica, la prima di competenza del sistema scolastico la seconda prerogativa del mondo aziendale. In quest’ottica il tirocinio, da un lato, contribuirebbe a ridurre il gap esistente tra la scuola ed il mondo del lavoro, dall’altro, esalterebbe il valore della formazione a tutti i livelli. Infatti, una delle cause principali della disoccupazione giovanile è l’inadeguatezza e lo scarso valore che la formazione assume nel nostro paese, se si considera che il suo ruolo è ormai quasi del tutto marginale rispetto all’obiettivo dell’inserimento dei giovani nelle realtà aziendali. E’ quindi, necessario ed urgente, intervenire sulla qualità del sistema formativo al fine di creare un’alternanza tra formazione e lavoro. Questo sistema dell’alternanza, a mio avviso, crea un circolo “vizioso” di effetti benefici: aumenta il livello culturale dei giovani, favorendo la loro crescita professionale, contribuisce alla modernizzazione delle strutture educative e formative, esalta il ruolo sociale e favorisce la competitività delle imprese, rende inevitabile per le imprese sane e competitive il ricorso a giovani tirocinanti futuri dirigenti. Ciò detto è evidente l’importanza dei TFO e l’opportunità di collocarli all’interno dei programmi di studio di scuola e università. Peraltro, è altrettanto evidente l’esigenza di regolamentare “al minimo” questo istituto, di “sburocratizzare” la procedura di stipula delle convenzioni Stage e più in generale di incentivare anche economicamente il ricorso al tirocinio.

Tutti noi dobbiamo operare affinché la pratica degli stage si diffonda, favorendo in tutto il territorio la stipula di convenzioni quadro tra le aziende e le strutture formative. Al riguardo rileva lo sforzo compiuto dall’Unione degli Industriali della Provincia di L’Aquila che ha raggiunto un’intesa con le locali Facoltà di Economia e di Ingegneria al fine di creare per gli studenti in questione un’opportunità di tirocinio presso le aziende del territorio, opportunità che nella maggioranza dei casi si trasforma in un’assunzione definitiva (Per informazioni contattore il Responsabile del Progetto per l’Unione degli Industriali Dott. Carlo Imperatore).

Per raggiungere gli obiettivi suddetti è necessario riconoscere il ruolo formativo delle imprese o meglio riconoscere l’impresa come soggetto formatore, conseguentemente promuovere corsi di formazione per tutor aziendali e tutor formativi, che hanno un ruolo fondamentale ma spesso mancano di esperienza e preparazione.

Il TFO, quindi, deve essere incentivato ed inserito stabilmente nei programmi di studio, riconoscendo l’esperienza maturata come vero e proprio credito formativo, nel senso di dare ai giovani tirocinanti una priorità nelle assunzioni presso le aziende nelle quali hanno svolto con successo il tirocinio, e riconoscere a queste ultime agevolazioni anche economiche per queste assunzioni. Questa è l’unica via per giungere ad una reale istituzionalizzazione degli stage.

Un altro strumento diretto a favorire l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro è l’apprendistato. Nell’attuale periodo di transizione che vede, lo smantellamento del contratto di formazione e lavoro (imposto dall’Unione Europea al fine di riequilibrare “le pari condizioni tra gli stati” nelle assunzioni dei lavoratori) e, l’attesa per l’introduzione in sua vece, nella nostra legislazione giuslavoristica, del contratto di inserimento destinato ai giovani ed alle categorie svantaggiate (per esempio i disoccupati 50enni), il contratto di apprendistato, regolato da una legge degli anni 50, è diventato lo strumento migliore per esaltare la valenza di un percorso di apprendimento fondato sull’alternanza tra formazione e lavoro.

Per le imprese, l’apprendistato è un’occasione preziosa per entrare in contatto con i giovani e formare un personale che da un lato, abbia una conoscenza generale dei processi produttivi del settore e delle c.d. competenze relazionali, oggi fondamentali in qualsiasi organizzazione produttiva, e dall’altro sia in grado di integrare questa formazione con le caratteristiche del contesto produttivo in cui si trova ad operare. L’apprendistato è molto diffuso sia perché prevede consistenti agevolazioni di carattere fiscale e contributivo sia perché da un’ampia possibilità di utilizzo nei diversi settori e per una durata elevata (da 18 a 48 mesi). I benefici derivanti dalla stipula di un contratto di apprendistato sono importanti per entrambe le parti: i datori di lavoro avranno a disposizione un ottimo strumento di flessibilità a basso costo, i giovani potranno realmente fare un’esperienza lavorativa e imparare un “mestiere”.

L’apprendistato è dunque una grande occasione per il rilancio dell’occupazione giovanile.

Il nuovo contratto di apprendistato è articolato su una componente esterna all’azienda (la formazione) e su una componente interna affidata alla supervisione di un tutor. Questo è sostanzialmente il successo dell’apprendistato: coniugare la formazione “on the job” alla formazione “off the job”, entrambe indispensabili per un giovane che si appresta a vivere in una moderna organizzazione aziendale.

Il contratto e le varie leggi che hanno disciplinato l’istituto in questione (dalla L. 25 del 1995 alla L. 196 del 1997 art. 16 e da ultime le L. 21 e 144 del 1999) prevedono l’obbligatorietà della formazione per l’apprendista e la sanzione della revoca dei benefici contributivi per le aziende che non abbiano consentito agli apprendisti di partecipare alle attività formative.

Una novità molto importante è l’esternalizzazione della formazione la cui organizzazione è affidata alle Regioni. Al riguardo la nostra Regione è in forte ritardo nella predisposizione delle strutture formative, ed è stata carente anche nelle informazioni relative all’obbligo di comunicazione degli apprendisti previsto da DM 7 ottobre 99, ingenerando una confusione nelle aziende che hanno assunto apprendisti. Eppure la formazione per questo istituto ha un peso molto forte, se si considera che le ore di formazione obbligatoria sono 120 e molti C.c.n.l. come per esempio il metalmeccanico ne prevedono un monte maggiore (200). E’ dunque necessario, ancora una volta, uno snellimento delle procedure e la deregolamentazione di un istituto che come l’apprendistato è destinato, esclusivamente, a promuovere l’occupazione giovanile.

Pertanto, è auspicabile un provvedimento legislativo con cui il governo elimini definitivamente tutti i vincoli esistenti sul fronte dell’avviamento al lavoro e della flessibilità di utilizzo degli apprendisti da parte delle aziende di qualsiasi dimensione e tipologia. D’altro canto attendiamo che la Regione chiarisca tutti i dubbi sulla formazione esterna e ci auguriamo che non si finisca con l’intasare e bloccare un istituto contrattuale, finalizzato a combattere la piaga della disoccupazione giovanile, che tutto sommato funziona.

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