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Spinosa Pingue: lo straordinario patrimonio delle aree interne

L’annosa questione delle aree interne. Aree deboli, vittime di un modello di sviluppo che dagli anni Settanta ha privilegiato i comprensori costieri. E’ almeno un trentennio che ne sentiamo parlare. Ai limiti oggettivi – un’orografia che di fatto non agevola le comunicazioni, le infrastrutture, l’approvvigionamento di materie prime – si sono aggiunti lo spopolamento dei paesi, la senilizzazione delle popolazioni rimaste, l’abbandono dell’agricoltura, dell’allevamento, delle attività produttive “tradizionali”, la disoccupazione, la marginalizzazione sociale ed economica… L’elenco è lungo, ci aggiungerei le opportunità perdute. Ma poi voglio voltare pagina, perché è arrivato il momento di smontare lo stereotipo e sfatare il mito dell’arretratezza delle aree interne.
Oggi sono proprio loro la nostra ricchezza, il potenziale su cui investire per il rilancio economico dell’Abruzzo e del paese. Un tesoro di risorse: foreste, prodotti tipici dell’agroalimentare, turismo ambientale, d’arte, enogastronomico, eccezionale qualità della vita,  prestigiosi centri di ricerca e università. Le aree interne e montane dell’Abruzzo aquilano sono un repertorio di eccellenze di ogni genere: dalla carota IGT del Fucino allo zafferano di Navelli, dai formaggi ai vini, dal Laboratorio di Fisica Nucleare del Gran Sasso al Polo farmaceutico, dai Parchi naturali alle rinomate stazioni sciistiche, dall’agriturismo ai numerosi Borghi, autentici scrigni architettonici, per arrivare allo straordinario patrimonio artistico, troppo spesso sotto-utilizzato, chiuso, abbandonato a una fruizione casuale e privata. Per non parlare del patrimonio, in assoluto, più prezioso: la bontà, la laboriosità e la genuinità delle nostre genti. Intrise ancora di valori come la famiglia, l’amicizia, l’etica, l’abnegazione, il rispetto per la parola data tipici delle genti di montagna. Abbiamo riserve naturali, siti archelogici, patrimoni faunistici e floristici rari. Risorse eccelse di artigianato e tradizioni culturali radicate.
E’ arrivato il momento di invertire la tendenza, di svegliarci dal letargo e reagire. Apriamo, valorizziamo – rigorosamente con la qualità, con l’alta qualità – i nostri tesori! Con oculatezza,  preservandoli da uno sfruttamento dannoso, ma spalanchiamo i forzieri e mostriamo i gioielli.
Prima di tutto agli abruzzesi, a noi stessi. Perché nessuno può valorizzare quello che possiede se non sa di averlo o se non ne riconosce il pregio. Per compiere totalmente il passaggio dal mondo assistito a quello della competizione dobbiamo imparare ad eccellere. Ricerca, innovazione, qualità, tecnologie, fare sistema sono gli ingredienti che non possono mancare. Le aree interne non sono un peso per lo sviluppo, sono il motore da cui possiamo trarre nuova energia. Quello di cui abbiamo bisogno è una sferzata di orgoglio, la presa di coscienza di quello che valiamo. E insieme il riconoscimento dei limiti che dobbiamo superare, l’impegno deciso e corale di tutte le parti in causa (amministratori, tecnici, studiosi, comunità locali, associazioni di categoria, consorzi, aziende) a valorizzare il potenziale e abbattere il gap che ancora ci frena. Un gap che è mentale e psicologico, ma anche reale, concreto. Noi sì che possiamo innovare e imparare a saper vendere oltre duemila anni di storia, di tradizione, di cultura. Insomma di Territorio… Godiamo di una posizione geografica che ci avvantaggia, al centro della Penisola, a un centinaio di chilometri dalla capitale. Dalla capitale della spiritualità nel mondo. Altri farebbero carte false per avere la nostra posizione. Eppure basta una nevicata per isolarci dal mondo. La neve, che dovrebbe essere un toccasana per il nostro turismo, una risorsa per le nostre falde acquifere, si trasforma in una sciagura per l’intera provincia. Possiamo essere impreparati fino a questo punto? Scontiamo un gap tecnologico e organizzativo, che fa i conti con le poche risorse economiche disponibili e con un appesantimento burocratico che spesso rende drammatico fare impresa.
Come Confindustria constatiamo ogni giorno le potenzialità delle nostre aree interne e anche i grandi investimenti personali, le attese e la voglia di essere protagonisti di un nuovo sviluppo socio-economico da parte degli operatori. Dopo l’ubriacatura dell’economia virtuale e della finanza diamo nuovo slancio al settore turistico, all’agroalimentare, alle eccellenze di cui è gravida la nostra provincia. Puntiamo su noi stessi. Acquistiamo azioni de “ Il nostro Territorio spa”. Questo deve essere il nuovo mantra, se vogliamo dare un futuro all’Abruzzo e ai suoi figli.

Fabio Spinosa Pingue
Presidente Confindustria L’Aquila

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