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Spagna: servono 100 mld per salvare le banche

Sarebbero almeno 100 i miliardi necessari per mettere al riparo il sistema bancario spagnolo e non40 come inizialmente ipotizzato dal Fondo Monetario internazionale. Questo il contenuto della bozza dei ministri delle Finanze, che dalle 16 di questo pomeriggio sono riuniti in teleconferenza per intervenire sulla sempre più difficile situazione di Madrid.
L’Eurogruppo chiederà alla Spagna una riforma del settore finanziario in cambio degli aiuti necessari a ricapitalizzare le banche. E’ quanto riferiscono fonti comunitarie mentre è in corso la teleconferenza dei ministri delle Finanze dell’Eurozona: il risanamento del settorebancario e finanziario spagnolo è l’unica condizione chiesta dall’Eurogruppo per la concessione degli aiuti alla Spagna.
La condizionalità degli aiuti è da giorni al centro di intensi negoziati tra Madrid e i partner europei, in quanto la Spagna vuole assolutamente evitare di essere trattata come Grecia, Irlanda e Portogallo. Questi tre paesi hanno ricevuto prestiti da parte della troika Ue-Fmi-Bce, in cambio di austerity, riforme e messa sotto tutela. Gli aiuti a Madrid dovrebbero invece essere concessi dal fondo salva-Stati Efsf con un meccanismo inedito, mai usato prima, e “mirati” esclusivamente al risanamento delle banche.
Fmi: “Ancora banche vulnerabili in Spagna”. Nonostante, ancora questa mattina, la Spagna abbia sempre detto di non avere bisogno di un aiuto di autorità sovranazionali, secondo il Fmi, se gli istituti più grandi mostrano di essere sufficientemente capitalizzati, molte altre banche restano “vulnerabili”, nonostante gli sforzi compiuti dalle autorità e dalla Bce. Questo, almeno, il giudizio delFondo monetario internazionale (Fmi) che tira le conclusioni dei propri stress test.
Stress test i cui risultati confermano le preoccupazioni per lo stato di salute di un sistema bancario – sottolinea il Fondo – che negli ultimi quattro anni è stato colpito da una crisi “senza precedenti nella storia moderna”, con una ristrutturazione che “inizialmente è andata avanti lentamente”. Questo non ha fatto altro che aggravare le cose, col risultato che “la qualità degli asset bancari ha continuato a deteriorarsi” provocando una grave stretta creditizia e accentuando la dipendenza dai fondi della Bce per poter continuare ad avere accesso sui mercati.
“Ma il Paese ha fatto progressi”. Il Fondo riconosce quindi come “le autorità spagnole di recente hanno accelerato le riforme del sistema finanziario”, compiendo “significativi progressi”. Nonostante ciò l’invito alle autorità di Madrid è chiaro: “Bisogna agire rapidamente e non risparmiare sforzi per recuperare la fiducia nel sistema finanziario e preservare la sua stabilità”. Ecco quindi la necessità di una iniezione di capitali per almeno 40 miliardi di euro, per rafforzare le molte banche che non reggerebbero l’urto di nuovi schock economici e finanziari. E per adempiere a quelli che sono gli obblighi e i requisiti patrimoniali previsti da Basilea III. Ma – sottolinea il Fondo – sono molti di più i soldi che serviranno, se si prendendo in considerazione anche i costi di ristrutturazione e la riclassificazione dei prestiti.
La buona notizia è che dagli stress test targati Fmi non sono emerse particolari criticità sugli istituti bancari più importanti. Ma questo di certo non elimina i rischi di un tracollo del sistema finanziario spagnolo e di un contagio ad altri Paesi. 
La situazione degli altri tre “Pigs”. Grecia, Irlanda e Portogallo sono i tre paesi dell’Eurozona che hanno già ricevuto gli aiuti della Ue e del Fondo Monetario Internazionale. La Spagna potrebbe diventare il quarto paese europeo a chiedere il salvataggio.
Grecia. Atene ha ricevuto una prima tranche di aiuti di 30 miliardi di euro ad aprile 2010 a un interesse del 5%. Un mese dopo è stato deliberato un pacchetto di salvataggio da 110 miliardi di euro per il triennio 2010-2012, di cui 30 miliardi dal Fmi e 80 dall’Eurozona. Il 21 luglio del 2011 i leader della zona euro hanno approvato un nuovo pacchetto di aiuti da 109 miliardi di euro poi salito a ottobre a 130 miliardi. Contemporaneamente i creditori privati della Grecia hanno accettato una ristrutturazione del debito che ha comportato una svalutazione del 50% dei loro investimenti.
Irlanda. Il pacchetto di aiuti è stato approvato il 7 dicembre 2010 per un totale di 85 miliardi di euro, di cui 22,5 dall’Fmi e il resto dalla Ue.
Portogallo. Il 16 maggio del 2011 è arrivato il via libera al salvataggio per tre anni da 78 miliardi di euro (di cui 52 miliardi dalla Ue e 26 dall’Fmi). Il pacchetto includeva 12 miliardi di euro destinati a far fronte ai bisogni di capitalizzazione delle banche.

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