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Silvi, Legambiente: tutelare edifici storici

Il presidente del circolo Legambiente di Silvi ”Terre del Cerrano”, Michele Cassone, ha inviato alla Direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici dell’Abruzzo una formale richiesta di intervento urgente presso il Comune di Silvi (Pescara), affinche’ venga bloccato il progetto di demolizione di Villa Pretaroli e della chiesetta annessa. Legambiente ha chiesto inoltre che sugli edifici venga subito posto un vincolo per poter salvaguardare l’importate patrimonio storico, architettonico e culturale che queste costruzioni rappresentano per la citta’ di Silvi e per l’Abruzzo. ”E’ inconcepibile pensare che la bellissima Villa Pretaroli, costruita agli inizi dell’Ottocento, seppure in evidente stato di abbandono, possa essere demolita con tanta facilita’ per costruire ancora nuove palazzine – lamenta Cassone – Si andrebbe cosi’ a distruggere per sempre un patrimonio di inestimabile valore, rappresentato proprio dalle ville storiche di Silvi che costituiscono l’espressione migliore dell’architettura e dell’edilizia prodotta negli ultimi due secoli dalle famiglie nobiliari e della ricca borghesia locale per la costruzione delle cosiddette ‘residenze estive’ lungo la costa adriatica abruzzese”. La piccola chiesa annessa fu consacrata agli inizi del Novecento quale primo ed unico edificio di culto della marina di Silvi. Sia la chiesa che la villa, ad oggi, non risultano in alcuno modo vincolate ne’ da parte del Comune ne’ da parte della Soprintendenza, e quindi soggette a qualunque tipo di intervento compresa la totale demolizione. ”Ci auguriamo – auspica infine il rappresentante di Legambiente – che la Direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici dell’Abruzzo e l’amministrazione comunale di Silvi possano intervenire subito per salvare dal degrado e dalla distruzione totale non solo Villa Pretaroli, ma anche moltissimi altri edifici storici di Silvi che oggi non sono in alcun modo vincolati e quindi tutelati, salvaguardati e valorizzati come invece meriterebbero”.

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