Ultime Notizie
HomeTutte le agenzieL'industrialeSarà necessario dimostrare con altri e più probanti mezzi che il costo è stato sostenuto per fini di lavoro

Sarà necessario dimostrare con altri e più probanti mezzi che il costo è stato sostenuto per fini di lavoro

Il reddito di impresa, da sottoporre a tassazione secondo le aliquote tempo per tempo determinate dall’erario, scaturisce dalla contrapposizione tra ricavi dell’attività imprenditoriale e costi ad essa inerenti. Non tutti i costi sostenuti dall’azienda potranno essere portati in detrazione dal risultato di esercizio, ma solamente quelli che risulteranno necessari alla produzione di detto reddito. Per alcune tipologie di spese sarà facile dimostrarne l’inerenza all’attività aziendale (la sabbia per una impresa edilizia). Per altre, invece, al fine della loro deduzione fiscale, sarà necessaria una più meditata analisi ed una più attenta documentazione (per esempio le spese di viaggio e di alloggio che potrebbero essere state sostenute per fini privati dall’imprenditore).

Il legislatore fiscale ha definito il concetto di inerenza del costo attraverso l’art.75 comma 5 del D.P.R. 22 dicembre 1986 n. 917. “Le spese e gli altri componenti negativi diversi dagli interessi passivi, tranne gli oneri fiscali, contributivi e di utilità sociale, sono deducibili se e nella misura in cui si riferiscono ad attività o beni da cui derivano ricavi o altri proventi che concorrono a formare il reddito”. L’esibizione di una fattura di un albergo non assicurerà, nei confronti del fisco, la deducibilità della spesa effettuata, sarà invece necessario dimostrare con altri e più probanti mezzi che il costo è stato sostenuto per fini di lavoro (per esempio per la partecipazione ad una gara di appalto presso un ente pubblico ubicato nella stessa città dell’albergo di cui si esibisce la fattura) e non di utilità personale (una vacanza in una città d’arte). La Corte di Cassazione, con sentenza n. 12330 del 24 maggio 2001, ha sostenuto che “l’onere della prova circa l’esistenza dei fatti che hanno dato luogo ad oneri e costi deducibili, ivi compresi i requisiti dell’inerenza e dell’imputazione ad attività produttive dei ricavi, non incombe all’Amministrazione finanziaria ma al contribuente che invoca la deducibilità”. L’esibizione delle fatture ed degli altri documenti di costo e la loro corretta annotazione nelle scritture contabili, non ne garantiscono la deducibilità ma impediscono soltanto che l’Amministrazione finanziaria possa ricorrere all’accertamento sintetico. La medesima Corte di Cassazione, in una successiva sentenza (10802 del 23 aprile 2002), ribadisce che “in base alle norme ed ai criteri della prova (art.2697 del codice civile) ricade infatti sul contribuente l’onere di dimostrare le componenti negative di reddito, e perciò tra esse anche i costi, sia per quel che concerne la loro esistenza, sia per ciò che concerne la loro inerenza”. Ma può l’Amministrazione finanziaria sindacare, oltre che l’inerenza del costo all’attività di impresa, anche la sua entità economica? Può essere posta in dubbio l’economicità della spesa? È possibile stabilire che un determinato costo sia astrattamente riconducibile al reddito di impresa ma concretamente estraneo? Una azienda con un fatturato minimo può acquistare un elicottero per le sue necessità di viaggio? Può una società pagare un amministratore la metà del proprio fatturato? Secondo l’Amministrazione finanziaria (nota 9/121 dell’8 aprile 1980) “la confermata deducibilità degli oneri di cui trattasi per l’erogante, oltre ad essere condizionata alla prova certa delle spese sostenute ed alla inerenza dell’attività svolta, deve anche, relativamente all’ammontare, risultare congrua in riferimento ai ricavi dell’impresa cui l’ammontare stesso va rapportato”. La Corte di Cassazione, concordando con l’Amministrazione finanziaria, con due successive sentenze (12813/2000 e 13478/2001), ha afferma che è possibile negare “la deducibilità di parte di un costo ove questo superi il limite al di la del quale non possa essere ritenuta la sua inerenza ai ricavi o, quanto meno, all’oggetto dell’impresa”. Eppure l’articolo 75 del TUIR, ai fini dell’inerenza dei costi, non parla mai di quantità ma solo di qualità dei costi. Afferma che un costo deve essere relativo all’attività dell’impresa, ma non dice mai che deve essere proporzionale ai ricavi. Se metto troppo ferro nel cemento armato, rischio il mancato riconoscimento del costo? Può insomma l’amministrazione finanziaria sindacare le mie scelte aziendali (acquisto di un’auto a benzina invece della più economica Diesel, assunzione di un dipendente per l’ufficio paghe invece di una consulenza esterna più economica)?

No.

L’Amministrazione finanziaria non può mai entrare nel merito delle scelte dell’imprenditore, ma può utilizzare la mancanza di proporzione di alcuni costi rispetto alla realtà economica della sua impresa (aspetto quantitativo) per dedurre la non inerenza del costo all’attività aziendale (aspetto qualitativo).

Spetterà in ogni caso al fisco dimostrare il nesso causale tra mancanza di proporzione della spesa e sostenimento della stessa per fini esterni all’impresa.

Sarà infine compito del giudice verificare la fondatezza del ragionamento dell’amministrazione finanziaria valutandolo principalmente in base alla gravità, alla precisione ed alla concordanza delle ipotesi in esso contenute.

Print Friendly, PDF & Email

Condividi