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SAPER CRESCERE POTER CRESCERE ASSISE GENERALI – PARMA

Saper crescere poter crescere. Questo il titolo del convegno tenuto a Parma e che ha posto un punto fermo: Confindustria si impegna per migliorare l’Italia ed è neutrale rispetto ai partiti. Antonio D’Amato, Presidente della confederazione degli imprenditori, ha presentato un programma basato sulla ricerca di competitività, sia economica che sociale, ed ha affermato con forza che Confindustria non può esimersi dal contribuire alla soluzione dei problemi che da sempre attanagliano l’Italia. Primo tra tutti, il problema che più da vicino riguarda le imprese: il fisco. Le tasse in Italia sono troppe, soprattutto per le imprese, le quali scontano un forte svantaggio competitivo causato dall’elevato prelievo fiscale, dalla complessità del sistema e dalla presenza di una normativa troppo rigida. Tale svantaggio determina una disincentivazione delle attività produttive e non attira investimenti dall’estero, incoraggiando pure l’evasione fiscale e contributiva. Anche la Pubblica Amministrazione è “oggettivamente ostile alle ragioni delle imprese stesse”, determinando così un indice “basso del volume degli investimenti esteri in Italia”. Le Assise Generali guardano anche al sistema formativo, in particolare ne analizzano le metodologie, con lo scopo di far accrescere nel tempo la competitività del sistema Paese: solo innalzando la qualità media degli studi, attivando punti di eccellenza, attuando una politica di investimenti si possono innovare le strutture formative presenti e crearne di nuove, raccordando l’offerta formativa ai fabbisogni di professionalità del territorio. Quello che Confindustria chiede è di incrementare gli investimenti anche nell’ambito della ricerca scientifica perché anche la debolezza di tale sistema si traduce in una scarsa competitività sui mercati dei prodotti ad alta tecnologia. Soprattutto va rafforzato il legame tra ricerca pubblica e privata e le parole d’ordine sono: miglioramento dei rapporti tra Università ed imprese, diminuzione dei costi dei brevetti ed introduzione di nuove figure operative. Un grave problema, infatti, è proprio quello della scarsa presenza di figure professionali specializzate, soprattutto nelle attività della new economy. Le imprese chiedono flessibilità e la rimozione dei vincoli a cui è sottoposta la prestazione lavorativa, in particolare sulla scelta e gestione del tipo di contratto di lavoro e sull’eventuale risoluzione del rapporto. Bisogna eliminare gli oneri che ancor gravano sul costo del lavoro (come quelli destinati al finanziamento degli assegni familiari), ma va anche facilitata la concessione delle autorizzazioni, perché i requisiti richiesti sono troppo restrittivi. Una grande riforma, per Confindustria, deve attuarsi anche nel campo pensionistico con una diminuzione del carico contributivo e della spesa a carico della collettività. Modernizzazione a tutto campo anche per il sistema sanitario nazionale nel quale bisogna dare spazio al privato. Punto nodale resta il Mezzogiorno, da decenni terreno di scontro e tema scottante; per far sì che vi siano congrui investimenti sono necessari sia gli sgravi fiscali per chi investe, sia il ridimensionamento di forme para-statali di lavoro – come, ad esempio, i lavori socialmente utili -, ma è anche necessaria un’efficace azione da parte dello Stato per ridurre il degrado sociale e ambientale. Il quadro che emerge è ricco di ombre, il lavoro da fare è duro, ma Confindustria certamente non si tirerà indietro.

 

Valentina Bianchi

Presidente Giovani Imprenditori dell’Abruzzo

 

Per Valentina Bianchi il “divario competitivo tra l’Italia e gli altri Paesi dell’Unione Europea è particolarmente grave nel campo della formazione e questo rappresenta un handicap per i giovani e per lo sviluppo economico del Paese. Se solo pensiamo che la spesa pubblica per l’istruzione non ancora è orientata ad una logica di efficienza, che il tasso universitario di abbandono è elevatissimo, che i processi di reclutamento e carriera del personale docente non sono in grado di valorizzare le capacità scientifiche e didattiche, possiamo già spiegarci come mai non migliora il sistema scolastico di base. Se poi guardiamo alla formazione professionale ed alla formazione continua i problemi aumentano. Solo 5 giovani su 100, dopo il diploma, a fronte di un crescente “skill shortage”, scelgono la formazione professionale, la cui qualità passa da livelli d’eccellenza e di elevata rispondenza alle esigenze delle imprese a livelli di qualità assai bassi. Dal punto di vista del finanziamento, poi, siamo ancora largamente dipendenti dai finanziamenti del Fondo Sociale Europeo e questa situazione rappresenta un problema, in vista del decremento delle risorse comunitarie, che a partire dal 2006 saranno indirizzate verso altri obiettivi prioritari legati all’allargamento dell’Unione. Non credo che per quella data, il nostro sistema di formazione professionale sarà in grado di autofinanziarsi, di modernizzare le proprie infrastrutture e di soddisfare una domanda che si prevede in crescita. Tutto questo penalizzerà soprattutto la competitività delle piccole imprese che non hanno sufficienti risorse per finanziare la formazione e la ricerca. Resta una forte carenza di profili professionali e l’Italia non è in grado di soddisfare la domanda di skilled people oltre ad avere un consistente flusso immigratorio di manodopera non qualificata, a differenza di altri paesi europei. Per questo è urgente e necessario potenziare la formazione di base, innalzare la qualità media con una politica d’investimenti per la creazione di nuove strutture formative e per l’innovazione di quelle esistenti. È indeferibile completare il processo di decentramento per avvicinare l’offerta formativa ai bisogni del territorio e raccordarla in modo stabile a livello territoriale ai fabbisogni di professionalità espressi dal mondo produttivo; come è opportuno valorizzare le possibilità di formazione applicativa con orientamento, stage, docenze aziendali, apprendistato, formazione aziendale, in modo da integrare la scuola, l’Università e la formazione professionale incoraggiando il legame con le imprese. Per rispondere direttamente ai fabbisogni di professionalità espressi dalla domanda del sistema produttivo ed allinearci alla capacità degli altri partners europei, potremmo indirizzare le risorse pubbliche e private già disponibili verso una nuova offerta formativa di qualità, con azioni mirate a creare le condizioni per un efficace cambiamento. Ad esempio semplificando le modalità di accesso agli interventi formativi in modo da accrescere la qualità e quantità dell’ offerta. Come? Favorendo lo sviluppo di un’offerta formativa privata di qualità, con il riconoscimento di un beneficio fiscale a favore delle persone fisiche e giuridiche che effettuano investimenti di qualità riconosciuta. Introducendo il voucher formativo per le persone che ne fanno richiesta alle autorità locali, per esplicite domande di professionalità verificate e coerenti con i fabbisogni delle imprese. Un finanziamento spendibile presso strutture formative pubbliche e private. Indirizzando le risorse comunitarie già disponibili fino al 2006 verso la creazione e ristrutturazione di Centri formativi di eccellenza. Introducendo agevolazioni fiscali, come un credito d’imposta, per le imprese, soprattutto le piccole, che investono in formazione. Inoltre il sistema di formazione deve essere in grado di preparare gli studenti ad avere capacità, competenza e padronanza nell’utilizzo degli strumenti e delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Come sono importanti interventi di formazione permanente indirizzati a chi ha superato l’età scolare, ai disoccupati di lunga durata, al personale in mobilità, che prevedano un programma di utilizzo di strumenti ICT per renderli capaci di sfruttare al meglio le nuove tecnologie”.

 

Ezio Rainaldi

Presidente uscente dei Giovani Imprenditori dell’Aquila

 

L’Assise di Parma é stata per Ezio Rainaldi “una vetrina politica per le prossime elezioni. Gli industriali, indipendentemente da chi vince le elezioni, ritengono prioritario la difesa dei propri interessi di categoria, l’incentivazione della flessibilità ed un nuovo statuto dei lavoratori; Rutelli parla di statuto dei lavoratori, ma non entra nel dettaglio, mentre di una revisione Berlusconi afferma con forza la necessità. L’occasione dei referendum non è andata a buon esito ed al conflitto tra imprenditori e sindacato si è andato ad aggiungere quello interno tra CGIL e gli altri sindacati. Certamente un dato preoccupante, perché in questo modo non si fanno gli interessi né degli imprenditori, né dei lavoratori. La CGIL non si riesce a liberare del vecchio modo di fare, delle vecchie ideologie e protezionismi. Certamente ci sono stati dei risultati positivi, ma sarebbero maggiori, soprattutto per le PMI che a differenza delle grandi industrie trovano difficoltà a contrattare con i sindacati”.

 

 

Donato Lombardi

Presidente dell’Unione Provinciale degli Industriali dell’Aquila

 

“L’Italia è al 34esimo posto nel mondo per quel che riguarda la competitività”, afferma Donato Lombardi, “Il Paese è come un piede che ancora non si può muovere perchè è ingessato. I rimedi per poterlo liberare sono: un’estrema flessibilità, il potenziamento ed il miglioramento dell’istruzione e dell’informatizzazione. Quest’ultima, in particolare, sarà certamente l’asso nella manica su cui deve puntare il centro sud. Per quanto riguarda l’impresa, lo Stato non deve fare l’imprenditore, ma deve limitarsi a fare il regolatore: deve fare le regole e farle rispettare”. Per quanto riguarda la questione Mezzogiorno è necessaria “un’azione forte e drastica, per le imprese che vogliono investire perchè c’è bisogno di sicurezza, di sconti e di incentivi fiscali. Fino ad oggi si è parlato di solidarietà per il Sud, la svolta che Confindustria ed il Governo devono fare è parlare invece di competitività per creare ricchezza, per poi tornare nuovamente alla solidarietà”.

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