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Salone della Ricostruzione 2015: l’anima ed i colori dell’Aquila nell’area CFE. Alla scoperta della socialità perduta.

Panoramica dell'ingresso del Salone della Ricostruzione 2015, area CFE

Panoramica dell’ingresso del Salone della Ricostruzione 2015, area CFE

Ritrovarsi lungo i portici, con il bianco ed il rosa – colori delle pietre aquilane – predominanti. Uno skyline nel quale si possono identificare la fontana Luminosa, il Duomo, San Bernardino. Tre cannelle in marmo che sgorgano acqua ed il rosone di Collemaggio a dominare tutto. Nei metri quadri destinati all’ingresso di questo Salone della Ricostruzione edizione 2015, non c’erano mura grigie e tubi a vista tipici di un fabbricato industriale Ma un vero e proprio omaggio alla città, una piazza non più virtuale ma concreta, in cui ritrovare la socialità perduta dopo il terremoto del 2009.

La vera novità di questa edizione era visibile agli occhi di tutti fin dai primi passi: cambiare faccia al Salone, renderlo non solo utile ed interessante, ma anche bello, con una funzione sociale e che premiasse il lavoro dei più giovani. Il Comitato Filiera dell’Edilizia, CFE, ci è riuscito: di comune accordo con gli organizzatori di questo Salone sono andati a cercare l’anima di una fiera che, parlando di macchinari e tecnologie, non metteva in risalto il lato emotivo della ricostruzione.

D’altro canto, come ha sottolineato Roberto Di Vincenzo, presidente di Carsa e coordinatore della manifestazione, il tema di fondo di questa edizione è stato quello del consolidamento e del radicamento del progetto per una ricostruzione di qualità del territorio nel tessuto economico, imprenditoriale e professionale aquilano e abruzzese.

Il plastico ideato dai ragazzi dell'Accademia di Belle Arti

Il plastico ideato dai ragazzi dell’Accademia di Belle Arti

E allora, ci rivelano i ragazzi dell’Accademia di Belle Arti dell’Aquila, “gli organizzatori sono venuti da noi, chiedendoci di collaborare all’allestimento dell’area CFE per ricreare una vera e propria piazza”. Alla ricerca della socialità perduta, aggiungiamo noi.

Un esperimento riuscitissimo: dalla trasfigurazione dei colori tipici dell’Aquila, il rosa ed il bianco, attraverso una prima ricerca fotografica in centro, i 12 ragazzi del biennio di Scenografia hanno prima identificato gli elementi principali da proporre, ideandone la progettazione. Poi è arrivato il momento della realizzazione, prima in falegnameria e poi al montaggio. Un mese in tutto, per questo lavoro fatto col cuore e con una grande mano femminile, visto che a lavorarci sono state nove ragazze e tre ragazzi. Il risultato è sotto agli occhi di tutti. Un Salone rivisitato, totalmente nuovo, ricco di suggestioni, impreziosito dagli stand di chi, a questa area, ha lavorato tanto e ci ha messo il cuore e la qualità.

La dedica del sindaco Massimo Cialente

La dedica del sindaco Massimo Cialente

Come quello dei ragazzi dell’Accademia, o le fotografie della mostra “RicostruiamoCI. Non solo muri”. In quell’area si è vista l’anima di questo Salone, di chi all’Aquila lavora e lavorerà in nome dell’etica, della rendicontazione sociale, dello sguardo al futuro – come ha sottolineato Aldo Mancurti, presidente del Fondo Etico.

Ma anche in nome di quello che, come ha sottolineato il sindaco Cialente nella sua dedica sul libro delle firme, sono stati questi sei anni.

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