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Risorgono dalle macerie dell’Aquila 4 secoli di storia: in ‘prima visione’

Una mostra da non perdere che ripercorre 4 secoli di storia dell’Aquila: i suoi dipinti più importanti per la prima volta vengono esposti al pubblico.

400 anni di storie narrate da opere d’arte che dicono una cosa sola: L’Aquila tante volte è scomparsa ed altrettante è rinata. E ogni volta meglio di prima. Questa è l’unica verità che forse si può intuire mettendo in sintesi le narrazioni: piaccia o no (ai detrattori…), L’Aquila ha la strada segnata da sempre, quella della RINASCITA ALLO SPLENDORE. Sembra quasi che il destino la condanni ogni tot anni alla fine, ma solo perché ha stabilito per “lei” che ogni volta abbia una rinascita splendente. Eh si, perché è un fatto che ogni rinascita ha reso L’Aquila più bella, più grande, più forte. Ed è innegabile che l’aria di “grandeure” che si respira tra quelle 400 gru in centro storico mette una specie di eccitazione addosso mista alla meraviglia di vedere sì imponenti palazzi. Insomma qualcosa che assomiglia a quello che si prova nel bel mezzo di una grande capitale.

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Il “regalo di natale” lo ha fatto la Fondazione Carispaq insieme alla Bper Banca per mano del critico d’arte Angela Ciano: aquilana doc, fatto che certo l’ha aiutata ad interpretare il senso attuale di quelle 14 opere d’arte della “SCUOLA AQUILANA”, uno dei momenti più alti del Rinascimento Abruzzese. Frutto anche delle opere continue che si sostenevano per le periodiche ricostruzioni post sismiche. E qui la riflessione è d’obbligo: NON È QUELLO CHE STA ACCADENDO ANCHE A NOI PROPRIO OGGI? Nuove competenze e nuovi saperi, un pullulare di nuovo ovunque: “sui diamanti non nasce niente, sul letame nascono i fior”, vale a dire che dalle macerie e dal dolore nostro (ri)nasceremo altro da prima, meglio di prima.

polittico-crivellescoTra gli artisti presenti in mostra ci sono nomi come Cola dell’Amatrice, il progettista della basilica di San Bernardino che, guarda il caso, veniva proprio da Amatrice, cittadina legata alla faglia sorella della nostra che ad ogni secolo con questa si scambia terremoti devastanti, Saturnino Gatti, Giovanni da Lucoli, Maestro dei Polittici Crivelleschi, Luca Giordano, Mattia Preti, Francesco Solimena, Francesco De Mura, Vincenzo Damini e Teofilo Patini. Nomi che con le loro opere hanno contribuito alla grande stagione di potere e splendore dell’Aquila.
Tutti ci raccontano una storia che è fatta di dominazione e di impoverimento, di terremoti e di rinascite, di famiglie gentilizie aquilane che hanno investito di tasca propria dando impulso a quel FENOMENO DEL COLLEZIONISMO che all’Aquila ha portato i nomi di risonanza internazionale, tracciando così un identikit che ha consegnato all’oggi questo capoluogo come CITTÀ D’ARTE E DI CULTURA.

MEMORIA E APPARTENENZA – Arte sacra all’Aquila tra il XV e il XIX secolo nella collezione Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila – BPER Banca resterà aperta fino al 5 febbraio 2017 nell’Auditorium E. Sericchi (sede BPER Banca) in via Pescara, 4 dell’Aquila.
Le opere troveranno casa nella sala espositiva permanente che sarà realizzata nella sede storica della Fondazione Carispaq, a Palazzo dei Combattenti in piazza della Fontana Luminosa.
Auditorim Sericchi, Palazzo Bper
Via dell’Aquila
dal 7 dicembre al 5 febbraio
orari feriali 15.00 – 18.00
festivi 10.30 – 12.30  15.30 – 18.00
ingresso libero

catalogo a cura della Fondazione Carispaq
testi di Angela Ciano, Michele Maccherini, Maddalena Piccari
fotografie Luciano D’Angelo
progetto grafico Andrea Padovani con la collaborazione di Monica Ferrauto

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