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Rinnovabili, Tremonti: finanziamole con gli Eurobond

Tornano gli eurobond, ma per favorire le banche o il credito? Gli ultimi, introdotti come  misure anticrisi, in diversi casi sono serviti per  investire all’estero, anziché sull’economia reale nazionale: infatti, alcune  banche hanno privilegiato la strada più breve e vantaggiosa anziché quella più tortuosa e a lungo termine dell’investimento sulle imprese italiane.“Dopo quello che è successo in Giappone è impossibile che tutto proceda come prima”,

 

 

ha detto al Forum della Confcommercio il responsabile dell’Economia. E sul nucleare ha aggiunto: “Ci vuole una fase di riflessione e di calcolo, perché c’è anche il costo delle dismissioni delle centrali”.
“C’è il debito pubblico, c’è il debito privato, ma c’è anche il debito atomico da calcolare”. Secondo il ministro dell’Economia, sulla questione nucleare “bisogna riflettere, discutere e vedere chi ci ha guadagnato e chi ci ha perso”. Riferendosi ai Paesi dotati dell’energia atomica ha detto, parlando al Forum della Confcommercio a Cernobbio: “Se gli altri Paesi non avessero il nucleare bisognerebbe ricalcolare il Pil”. “Pensate – ha proseguito – che nel calcolo di chi ha il nucleare non è considerato il costo del decommissioning (lo smantellamento delle centrali atomiche, ndr)”. Un costo che, secondo il ministro, “sicuramente va calcolato e se lo si facesse, molti dei Paesi che hanno il Pil maggiore del nostro sarebbero indietro”.
La situazione attuale, con “la Storia che è tornata a camminare tra noi” con i moti nel Nordafrica e nel Medio Oriente e la crisi nucleare in Giappone, “secondo me – ha aggiunto Tremonti – sarebbe una ragione in più per fare delle scelte, come finanziare con gli Eurobond forme di energie alternative”.
Tremonti ha parlato anche degli effetti economici generali del sisma in Giappone. “Potrebbe avere conseguenze sulla stabilità finanziaria dei mercati globali. “E’ probabile – ha spiegato Tremonti parlando della situazione in Giappone – che questo processo generi ulteriori effetti di instabilità finanziaria, anche a causa del ritiro dei capitali per la ricostruzione del Paese”. Per Tremonti, infatti, dopo il terremoto che ha colpito il paese,  “è abbastanza difficile che tutto proceda come prima”.
Inoltre, la calamità naturale che ha colpito il Giappone rende più facile che si avvii una fase di riflessione sul tema energetico piuttosto che tutto continui come prima, ha aggiunto Tremonti. “Quello che è successo in Giappone – ha spiegato il ministro – pone una questione fondamentale che è quella energetica. È più difficile che tutto continui come prima, è più facile una fase di riflessione e di calcolo”.
E sul tema delle energie rinnovabili interviene la Cgil, criticando la riduzione degli incentivi: rischia di mettere in ginocchio un settore che conta oltre 100mila addetti e il futuro di centinaia di aziende. Nel corso di questi anni, infatti, le energie rinnovabili hanno offerto concrete opportunità di crescita industriale, creando un segmento di occupazione ‘verde’ che nel tempo ha superato per dimensioni settori tradizionali come quello della ceramica e del legno. L’impatto del decreto approvato dal governo, in attesa di ridefinire il meccanismo degli incentivi come annunciato ieri, si prospetta infatti ‘catastrofico’ nei confronti di un settore fatto di 85mila imprese e che, soprattutto, è l’unico in crescita, e non in recessione, nel Mezzogiorno. Sono soprattutto le prospettive del settore, antecedenti alle decisioni di una stretta ai bonus varata dal governo, a fornire l’importanza strategica del settore sul piano economico e occupazionale. “Dall’analisi effettuata sui diversi studi realizzati – spiega il dossier realizzato dalla Cgil – sia da osservatori nazionali che internazionali sono infatti emerse interessanti possibilità di sviluppo delle rinnovabili secondo le quali, nella ipotesi di massima potenzialità delle opportunità, l’occupazione lorda nel settore può raggiungere le 250 mila unità con una predominanza delle biomasse, del fotovoltaico e dell’eolico”.
Sul decreto Romani, la Cgil non si pone in maniera pregiudiziale contro la riduzione degli incentivi per le rinnovabili, “ritenendo infatti che un naturale abbassamento sia nella natura stessa dell’incentivo”, ma sostiene sia “inammissibile la revisione retroattiva del periodo di vigenza i”. Secondo il decreto Romani, infatti, il fotovoltaico potrà godere degli incentivi previsti dal terzo conto energia (2011-2013), fissati nell’agosto dello scorso anno ed entrati in vigore il primo gennaio 2011, solo fino al 31 maggio sempre di quest’anno, e non più fino al 2013.
Successivamente a tale data verranno stabilite nuove tariffe e nuove modalità di incentivazione, ridotte rispetto a quelle previste dal terzo conto energia solo 6 mesi prima, che dovranno essere rese note a breve. A preoccupare infatti è il cambio delle regole mentre si sta giocando: “Bisogna salvaguardare gli investimenti che sono stati avviati con il quadro precedente di incentivazione e, allo stesso tempo, bisogna dare certezza alle imprese che scommettono e alle banche che investono per non esporre l’Italia al rischio di screditarsi con l’intera comunità finanziaria internazionale”.
Dal canto suo, il ministro Romani, parlando anche lui a Cernobbio, ha spiegato che “è arrivato il momento per questo paese di fare un bilancio, di fronte alla grande possibilità di espansione delle rinnovabili va però valutata la questione che questa espansione non venga caricata sulla bolletta degli italiani. Gli italiani non
possono pagare un costo eccessivo delle energie rinnovabili nella loro bolletta”. Romani ha invocato l’adozione di un “meccanismo di sistema che sia compatibile con gli investimenti fatti finora e con il fatto che cittadini e imprese non possono pagare l’energia più cara del 30% rispetto agli altri paesi”. (oggi su La Repubblica)

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