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Rinnovabili: incentivazione da idroelettrica

Una rete di 252 dighe e 518 centrali idroelettriche nei territori montani italiani. E’ il censimento effettuato dalla Federazione nazionale dei consorzi di bacino imbrifero montano (Federbim),

 

 che comprende 63 bacini imbriferi montani (Bim) per un totale di 2655 comuni, in collaborazione con l’Università degli Studi di Genova. La stima è stata presentata oggi a Roma durante l’incontro ‘Chiare, fresche, dolci acque’, in occasione della Giornata Mondiale dell’oro blu. Le 252 dighe, distribuite in 17 regioni e 41 province, interessano 52 Bim a livello nazionale. Di queste 185 si trovano all’internodo di uno o più consorzi per un totale di 41 consorzi interessati. Oltre la metà dei Bim coinvolti contiene da 1 a 3 dighe fino ad un massimo di 34 nel Bim Adige. Sono 17 invece le dighe che ricadono in più consorzi. Le 518 centrali idroelettriche, suddivise in 12 regioni e 29 province, interessano 33 Bim e 51 consorzi. Oltre la metà dei Bacini ospita in media 5 centrali fino ad un massimo di 123 nel Bim Adige. Sono 74 invece gli impianti che appartengono a più consorzi. “Lo studio riguarda le centrali idroelettriche di almeno 220 kw di potenza nominale media poiché quelle di capacità inferiore non sono soggette al sovracanone pagato dai concessionari per lo sfruttamento delle acque di bacino”, spiega Pietro Giacomelli, direttore di Federbim, che sul futuro dei consorzi afferma:”Potremmo diventare produttori ‘virtuali’ di energia chiedendo ai concessionari delle centrali idroelettriche di cedere ai consorzi parte dell’energia prodotta, al posto del pagamento del sovracanone, con l’ipotesi di venderla ai comuni ad un prezzo speciale”. Enrico Borghi, presidente dell’Uncem, punta invece sull’ingresso dell’energia idroelettrica nel sistema di incentivazione per le energie rinnovabili”, mentre Giorgio Petroni, rettore dell’Università di San Marino, sottolinea come “i fondi derivanti dai sovracanoni siano utilizzati per oltre l’80% per risanare i bilanci dei comuni dei Consorzi e in percentuale bassa per la preservazione del territorio come invece previsto dalla legge 959/1953”.

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