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RIFORMA TRIBUTARIA: AZIENDE LIBERE NEL CALCOLO DEGLI AMMORTAMENI FISCALI

Con la risoluzione n. 51/E del 22 aprile 2005 l’Agenzia delle Entrate ha risposto ad un interpello di una società per azioni in merito alla corretta interpretazione dell’articolo 102 (ammortamento dei beni materiali) del testo unico delle Imposte sui Redditi così come modificato ad opera del decreto legislativo 12 dicembre 2003 n. 344 (legge di riforma del sistema tributario).

In estrema sintesi, la società istante era interessata a conoscere il parere dell’Agenzia delle Entrate in merito alla possibilità di calcolare aliquote di ammortamento pari alla metà dei coefficienti ministeriali (D.M. 31 dicembre 1988) non solo per i beni di nuova acquisizione ma anche per quelli entrati in funzione precedentemente e già parzialmente ammortizzati.

Il nuovo articolo 102 del Testo Unico si differenzia dalla sua precedente versione (articolo 67 del vecchio testo) per l’abrogazione del quarto comma che esplicitamente prevedeva che “se l’ammortamento fatto in un esercizio è inferiore alla metà della misura massima il minore ammontare non concorre a formare la differenza ammortizzabile, a meno che non dipenda dalla effettiva minore utilizzazione del bene rispetto a quella normale del settore”.

La mancata riproposizione della norma viene interpretata dall’Agenzia delle Entrate come una volontà di lasciare libere le aziende di calcolare le aliquote di ammortamento nel coefficiente ritenuto più opportuno ai fini della propria pianificazione fiscale purché entro i limiti del tetto stabilito dal decreto ministeriale sopra richiamato.

In buona sostanza l’Agenzia delle Entrate ritiene che il legislatore non abbia voluto negare la possibilità di calcolare coefficienti inferiori a quelli ministeriali ma al contrario abbia voluto eliminare il limite minimo vigente con la precedente versione dell’articolo.

Riportando letteralmente le parole della risoluzione, “a partire dal primo gennaio 2004, la deducibilità fiscale delle quote di ammortamento continua ad essere consentita al massimo entro il limite stabilito per ciascuna categoria di beni dal predetto decreto, mentre non è più previsto alcun ammontare minimo di iscrizione delle quote medesime”.

L’Agenzia esplicita altresì che, sempre a partire dal primo gennaio 2004, la nuova possibilità di calcolo delle quote di ammortamento è consentita relativamente “tanto ai beni di nuova acquisizione, quanto a quelli per i quali in passato erano già state imputate quote di ammortamento”.

Ma l’Agenzia va anche oltre ed ammette che al contribuente è  consentito di calcolare aliquote di ammortamento inferiori non solo a quelle ministeriali ma anche a quelle civilistiche utilizzate in sede di redazione del bilancio di esercizio.

L’Agenzia delle Entrate in ogni caso (in cauda venenum), in chiusura della risoluzione, ricorda esplicitamente che, ove al 31 dicembre del 2003 sia in corso l’ammortamento di un bene e risultino importi non dedotti perché calcolati con aliquote inferiori al 50% di quelle ministeriali, detta quota “non concorrerà alla formazione del residuo ammortizzabile, mentre costituirà parte della componente straordinaria di reddito al momento della cessione del bene”.

Insomma, non ci saranno più vincoli nel calcolo delle aliquote di ammortamento e le aziende non saranno più costrette a giustificare con il minore utilizzo del bene le aliquote di ammortamento inferiori alla metà di quelle previste dal D.M. 31 dicembre 1988.

Come corollario di questa presa di posizione dell’Agenzia delle Entrate, le aziende avranno maggiore spazio di manovra sia in sede di studi di settore che di concordato preventivo biennale.

Le imprese che non risultano congrue con gli studi e che intendono adeguarsi avranno la possibilità di ridurre l’importo degli ammortamenti fiscali fino a raggiungere il punto di congruità dei ricavi.

Analoga considerazione per i contribuenti che hanno optato per il concordato preventivo biennale. Potranno utilizzare la nuova possibilità sia per raggiungere il reddito minimo pattuito che per sfruttare nella misura massima possibile l’aliquota agevolata del 23 per cento.

 

 

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