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Rendersi conto per rendere conto: una cattiva comunicazione rallenta la ricostruzione

L'intervento della dott.ssa Rogate

L’intervento della dott.ssa Rogate

Rendersi conto per rendere conto, ovvero avere una visione corretta e completa della strategia e degli obiettivi da raggiungere per poi comunicare in maniera trasparente: ma la comunicazione post sisma e della ricostruzione aquilana ha spesso peccato di troppo “burocratese”, allontanando gli eventuali stakeholder e minando la fiducia dei cittadini. Questa l’analisi di Cristiana Rogate, AD di Refe, azienda di consulenza che si occupa di strategie di sviluppo responsabile e chiamata a dire la sua sul processo di comunicazione e rendicontazione sociale del post sisma aquilano. Il suo intervento è avvenuto in apertura della terza giornata del Salone della ricostruzione dell’Aquila, all’interno del convegno “Verso la rendicontazione sociale, trasparenza, legalità, comunicazione e Fondo Etico”, svoltosi presso la Sala Le Corbusier.

La ricostruzione ha vissuto e vive elementi di complessità enormi. A fronte di danni incredibili (10 miliardi e 309 morti) c’è una pluralità di dimensioni da gestire (sociale, culturale, economica) e una molteplicità di interlocutori da coordinare, con una governance debole. L’impressione dunque che si ha, analizzando attentamente dall’esterno la situazione, è che manchi una visione e un piano condiviso: è quanto viene rispecchiato, sottolinea Rogate, da alcuni dei siti istituzioniali nati dopo il 2009, quelli dell’USRA e dell’USRC su tutti.
Quello dell’USRA ha “risultati incomprensibili”, parla non direttamente ma per termini strettamente burocratici, da codice interno; quello dell’USRC è un po’ più comprensibile ma, ad esempio, manca il totale delle macerie da rimuovere, un dato fondamentale per far capire a che punto è realmente il processo di ricostruzione del territorio. Il confronto con analoghi strumenti di rendicontazione sociale di altri territori colpiti da sisma – l’Emilia Romagna – come open ricostruzione è spiazzante: schemi più chiari, dati certi, comunicazioni comprensibili da tutti.

Il fatto poi, continua Rogate, che questi enti siano quelli che hanno più contatti con gli stakeholder e con gli eventuali investitori fa capire che è solo con una buona comunicazione che si instaura un rapporto di fiducia e trasparenza ideale per gli investimenti e l’economia.

Insomma, una maggiore trasparenza nella comunicazione fa capire ai cittadini e ai potenziali investitori il reale stato della situazione. Questo crea fiducia e dunque porta ad investimenti: solo così la ricostruzione può essere occasione di buon governo. Ma bisogna sfruttarla.

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