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Remo Gaspari: “L’Abruzzo riprenderà la via dell’emigrazione e le aree interne diventeranno deserte .Torneremo nella povertà


Da un po’ di tempo, quando dico qualunque cosa sui giornali, ho sempre torto. Non so perché. Eppure, qualcuno provi a dire se non è vero che i tagli sulla sanità – chiusura degli ospedali e cancellazione dei servizi – riporteranno l’Abruzzo indietro di cent’anni. Non è difficile capire il motivo: le aree interne, che già scontano le conseguenze gravi di uno spopolamento che si dice di voler fermare (addirittura invertirne la tendenza…) diventeranno deserte: senza più gli ospedali non ci sarà neppure il personale che lì lavora e lì vive o si reca quotidianamente, e scompariranno anche tutte le attività connesse (negozi, bar, tabaccai, trasporti, professionisti…). Chiuderà tutto il poco che ancora c’è e che tiene in vita questi centri abitati. La gente, senza più servizi, se ne andrà, non potrà restare ad abitare in un posto nel quale era già difficile vivere prima, e dove non c’è più nulla. E’ questa la politica per le aree svantaggiate? Torneremo alla via dell’emigrazione, indietro di cent’anni.

Se non sappiamo come far funzionare la sanità in Abruzzo e non capiamo se è vero o no che manca il personale, come lamentano i manager, basterebbe prendere l’organico di una regione vicina, simile, e confrontarne il funzionamento: se nelle Marche, per esempio, hanno la metà del personale ma i servizi funzionano, si parli con i funzionari di lì e poi con i nostri e si imiti il modello che funziona. Non ci vuole un genio per capire chi dice la verità e chi la mistifica per non lavorare o per avere potere. Un posto letto in Abruzzo costa quasi il doppio che altrove: quanto ci vuole a capire perché,  rimettere la gente a posto e fare ordine? Il fatto è che non c’è interesse a toccare gli assunti, perché quella in atto da qualche anno è solo politica del consenso: ASSUMERE A SPESE DELLO STATO PORTA VOTI FACILISSIMI. Una volta i voti li prendevamo portando i soldi sul territorio, non rubandoglieli: prendevamo i soldi da Roma, CON I PROGETTI, e li portavamo in Abruzzo dove aprivamo fabbriche e costruivamo strade. Certo che cercavamo il consenso della gente, ma non a spese del territorio, anzi, spalmando sul territorio. Ai miei tempi parlavo con tutti, giravo per le strade e avevo cognizione di quello di cui aveva bisogno la gente, di come stava e di cosa mancava. Per questo la gente partecipava alla politica, e io ero noto come uomo potente, perché i progetti che portavo a Roma erano i progetti di TUTTI. Ecco perché trovavo i capannelli di persone che mi aspettavano all’uscita dell’autostrada: volevano sapere gli esiti dell’apertura di una fabbrica, dell’apertura di un cantiere, eccetera: era lavoro per tutti e investimento per il territorio. L’Abruzzo è cresciuto ed ha vissuto per 60 anni così, oggi invece vive alle spalle del pubblico denaro, come se i soldi della regione non uscissero dalle tasche degli abruzzesi stessi. Per questo motivo abbiamo il debito tra i cinque più grandi d’Italia.Se è vero che si vuole diminuire il debito di questa regione bisogna intervenire sugli organici, non sui servizi alla gente: negli enti abbiamo una pletora di personale inutile che ci costa milioni di euro, tutti dipendenti da pagare a vita a prescindere da quello che fanno o non fanno. Le imbarcate di assunzioni in Regione e “zone limitrofe” le abbiamo viste tutti: è lì che dobbiamo tagliare, non sui servizi che sono la ricchezza di una società ed il suo livello di civiltà.

Oggi, per calcolare il livello di sviluppo non si guarda più solo il reddito, il Pil, ma anche il numero e la qualità dei servizi. Eppure, in Abruzzo stiamo ragionando al contrario. E pensare che nel Nord Europa pur di conservare i servizi nelle aree deserte fanno le leggi speciali, come quelle per il Polo Nord… chissà perché non mandano alla malora il Polo Nord… E invece, sapete cosa è stato fatto con le sopratasse imposte dal Governo Regionale per il deficit sanitario? I capitolati per le assunzioni, ecco perché Roma ha bocciato il piano sanitario: questo gli abruzzesi devono saperlo.

Concludo: nelle opere pubbliche previste per tutta Italia dal Governo non c’è niente solo per due regioni: l’Abruzzo e il Molise. Perché a Roma non c’è nessuno che ci rappresenta. Ora la politica la vediamo dalla Tv, ci entra nelle case lo stesso, ma da Roma, non dalla piazza del paese, e così votiamo chi sta a Roma e si cura gli affari suoi invece che persone di casa nostra pronte a fare per il nostro territorio.

Così Remo Gasperi all’incontro “La storia che insegna il futuro, a dibattito con Remo Gaspari” organizzato dai Giovani Imprenditori di Confindustria Chieti lo scorso 23 luglio presso la sala eden di Ortona.

 

 

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